Europa

Ue, cresce il consumo di alcolici tra i giovani

Aprile è il mese di prevenzione alcologica. In campo istituzioni e associazioni per affrontare il fenomeno e prevenire comportamenti scorretti e deleteri per la salute

di Davide Madeddu (Il Sole 24 Ore) e Julie Šafová (Deník Referendum, Repubblica Ceca)

6' di lettura

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Dalle birre agli aperitivi alcolici per arrivare al vino passando per i liquori. Cresce tra i giovani il consumo di alcolici sia nel quadro europeo sia in quello italiano. Non è certo un caso, infatti, che da diverso tempo ci sia una forte attenzione verso il fenomeno. A tracciare il quadro in Italia sono i dati dell’Iss, l’istituto superiore di sanità che ogni anno promuove l’Alcohol Prevention Day.

Un’iniziativa che si propone di agire da catalizzatore del dibattito «sulle esperienze salienti che hanno trovato espressione nell’intero corso dell’anno e in particolare di aprile, mese di prevenzione alcologica, da quelle promosse dal Ministero della Salute a quelle svolte in stretta collaborazione con la Società Italiana di Alcologia , l’Associazione Italiana dei Club Alcologici Territoriali ed Eurocare».

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Il quadro internazionale

Secondo l’Oms, come ricostruiscono all’Iss, nel mondo, «2,6 milioni di decessi sono annualmente attribuibili al consumo di alcol, di cui 2 milioni tra gli uomini e 0,6 milioni tra le donne». Non solo: «Le persone di età più giovane e compresa tra i 20 e i 39 anni, sono colpite in modo sproporzionato dal consumo di alcol - si legge nel documento che accompagna l’Alcohol Prevention Day 2025 -: la percentuale più alta (13%) di decessi attribuibili all’alcol è verificata da anni, costantemente in questa fascia d’età. I più recenti dati disponibili sul consumo globale di alcol mostrano che circa 400 milioni di persone di età pari o superiore a 15 anni soffrono di disturbi legati all’abuso di alcol e circa 209 milioni soffrono di dipendenza da alcol».

Minori, giovani e anziani a rischio

A destare maggiore preoccupazione, come sottolineato dal direttore dell’Ona - Iss Emanuele Scafato, sono «i minori, i giovani, le donne e gli anziani».

Ci sono poi gli altri dati, elaborati dall’Iss. «Nel 2023, circa 8 milioni di italiani di età superiore a 11 anni hanno bevuto quantità di alcol tali da esporre la propria salute a rischio - si legge nei documenti -. Quattro milioni e 130 mila persone hanno bevuto per ubriacarsi e 780 mila sono stati i consumatori dannosi (hanno consumato alcol provocando un danno alla propria salute) con disturbo da uso di alcol in necessità di trattamento di cui solo 64.856 intercettati e curati dal Servizio sanitario nazionale». Inoltre, secondo quanto sostiene l’Osservatorio nazionale Alcol dell’Iss «per l’Italia rimane molto distante il raggiungimento degli Obiettivi di Salute Sostenibile dell’Agenda 2030 dell’Onu di riduzione dell’impatto dell’uso di alcol nella popolazione».

Tra birra, vino e aperitivi alcolici

C’è la classificazione dei consumi. Secondo i dati diffusi dall’Iss (nel documento dell’aprile 2024), tra i maschi 18-24enni, la birra è la bevanda più consumata (63,3%), insieme agli apertivi alcolici (62,3%). Fra le ragazze sono preferiti gli aperitivi alcolici (57,9%), seguiti dalla birra (42,8%). «La prevalenza dei consumatori di aperitivi alcolici è aumentata nel corso degli ultimi dieci anni sia per i maschi (+9,5%), sia per le femmine (+27,5%) rispetto al 2012. «Per le giovani si registra inoltre un incremento rispetto al 2012 della prevalenza delle consumatrici di tutte le bevande considerate (vino +48,9%; birra +15,2%; amari +39,1%; super alcolici +23,4%)».

Secondo quanto indicato nel documento è necessaria una strategia nazionale dedicata ai giovani.

«Nel corso del 2022, il 47,6% dei ragazzi e il 42,1% delle ragazze di età compresa tra 11 e 24 anni ha consumato almeno una bevanda alcolica nel corso dell’anno - si legge ancora -. Inoltre i consumi più elevati si riscontrano fra i ragazzi per la birra (39,5%) e gli aperitivi alcolici (38,0%) seguiti dal vino (28,9%). Per le ragazze, la prevalenza di consumatrici di aperitivi (34,5%) è la più elevata rispetto alle altre bevande, seguita dalla prevalenza di consumatrici di birra (27,4%) e vino (24,8%). Gli amari si confermano le bevande alcoliche meno apprezzate fra i giovani, consumati dal 23,3% dei ragazzi e dal 13,3% delle ragazze. «Il consumo di aperitivi alcolici è aumentato significativamente se si considera l’insieme di maschi e femmine».

Le misure

In Italia, qualche misura, comunque, c’è già: dal 1 gennaio 2013 è vietata la vendita di alcolici a minori. Le sanzioni possono arrivare sino a 25 mila euro e possono prevedere, a seconda dei casi e della gravità anche la sospensione e chiusura delle attività. Oltre ai controlli ci sono poi le campagne di sensibilizzazione che mettono assieme sia le istituzioni scolastiche sia le associazioni di volontariato che si adoperano per informare i giovani sui rischi e pericoli.

La Repubblica Ceca e l’alcol: tra tradizione culturale e sfide sanitarie

L’alcol rappresenta un elemento profondamente radicato nella cultura ceca. Non solo per il consumo pro capite – tra i più alti in Europa – ma anche per la densità di birrifici locali, la produzione nazionale e la centralità del bere nella vita sociale del Paese. Non sorprende, quindi, che il Ministero della Cultura abbia recentemente inserito la “cultura della birra ceca” tra i beni immateriali del patrimonio nazionale.

Secondo i dati 2024 del Centro nazionale di monitoraggio per droghe e dipendenze, ogni cittadino ceco consuma in media 160 litri di bevande alcoliche all’anno, pari a 9,4 litri di etanolo puro. Di questo totale, il 47% proviene dalla birra, il 29% da superalcolici e il 26% dal vino.

Nonostante un calo nel lungo periodo, l’uso eccessivo tra giovani e adolescenti resta elevato. Nel 2022, il 24% degli 11enni, il 44% dei 13enni e ben il 73% dei 15enni avevano già avuto esperienze con l’alcol; circa la metà di loro dichiarava di aver bevuto nel mese precedente.

Anche tra gli adulti, il consumo è significativo. Il 6-11% beve alcolici quotidianamente, con una netta prevalenza maschile (11-19% degli uomini contro il 4-5% delle donne). Il 10-13% degli adulti riferisce di abbuffate alcoliche almeno una volta a settimana. In totale, si stima che il 15-18% della popolazione (1,3-1,6 milioni di persone) consumi alcol a rischio, con 600-900 mila individui classificati nella fascia del consumo dannoso.

Tra le cause di questo fenomeno, vi è una cultura sociale particolarmente tollerante. Il 31% dei cittadini considera accettabile il consumo regolare di alcol, mentre solo il 26% si dice favorevole al divieto di pubblicità degli alcolici (il dato scende al 13% per vino e birra).

L’impatto sanitario è notevole: ogni anno l’alcol è responsabile di 6-7 mila decessi, pari al 6% della mortalità totale (10% tra gli uomini, 2% tra le donne).

Tra il 2014 e il 2020, il consumo quotidiano ha mostrato un incremento, seguito da un calo nel 2021. Negli ultimi due anni, però, la tendenza è tornata leggermente a salire. Se il consumo maschile è in lieve flessione, quello femminile è in aumento, anche nelle fasce a rischio (definite come 20-40 grammi di alcol puro al giorno, circa due bicchieri di vino). Tra i giovani (15-19 anni), inoltre, le ragazze stanno raggiungendo i coetanei maschi per frequenza di consumo.

Anche il consumo di birra – simbolo identitario del Paese – è in declino, complice l’aumento dei prezzi e stili di vita più sobri. Calano anche le vendite di superalcolici, mentre cresce la domanda di vino, spumanti e cocktail, anche analcolici.

La disponibilità di alcolici nella Repubblica Ceca è tra le più alte in Europa. Per legge, la vendita è consentita quasi ovunque e a qualsiasi orario: nei supermercati, nei chioschi, nei trasporti pubblici e persino nei distributori di benzina. Se la produzione casalinga di superalcolici è vietata, fino a 2.000 litri di birra o vino all’anno possono essere legalmente prodotti a livello domestico. Esistono inoltre distillerie artigianali dove i coltivatori possono far distillare piccole quantità di alcol dalla propria frutta.

La legge vieta la vendita di alcolici ai minori di 18 anni e prevede restrizioni nei luoghi sensibili come scuole, strutture sanitarie o eventi dedicati ai bambini. I comuni hanno la facoltà di introdurre ulteriori limitazioni tramite ordinanze locali.

Dal punto di vista fiscale, il governo ha avviato un piano di aumento progressivo delle accise: +10% nel 2024, un ulteriore +10% nel 2025 e +5% nel 2026. Tuttavia, i dati raccolti a ottobre 2024 mostrano un gettito inferiore di 300 milioni di corone rispetto all’anno precedente, smentendo le previsioni di un incremento delle entrate.

Ad aprile 2025, oltre 20 organizzazioni – tra cui l’ufficio ceco dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e l’Ordine dei Medici – hanno rivolto un appello al governo per un rafforzamento delle misure contro l’alcol. Tra le proposte: limitare la pubblicità, regolamentare orari e luoghi di vendita e introdurre un sistema fiscale basato sul contenuto effettivo di alcol. La richiesta è stata indirizzata al primo ministro Petr Fiala, ai ministeri competenti e al Consiglio governativo per la salute pubblica.

*Questo articolo rientra nel progetto di giornalismo collaborativo europeo “Pulse”

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