Europa

Ue, cala il numero di incidenti sul lavoro, ma resta alta l’attenzione

Diminuiscono gli incidenti non mortali, ma persiste l'attenzione sui settori più a rischio

di Davide Madeddu (Il Sole 24 Ore), Ieva Kniukštienė (Delfi, Lithuania) e Lola García-Ajofrín (El Confidencial)

3' di lettura

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Nell’arco di cinque anni il numero di incidenti non mortali è diminuito del 4,6%. Dal 2017 al 2022, quando ci sono stati 2,97 milioni di incidenti non mortali (che hanno comportato assenze dal lavoro per 4 giorni o più) il numero si è ridotto di 143.031 casi.

Il numero di incidenti sul lavoro nei Paesi dell’Ue diminuisce, ma resta alta l’attenzione. È il quadro tracciato da Eurostat. «La produzione ha registrato il maggior numero di incidenti nel 2022, con 535.977 incidenti (18,0% del totale), seguita dalla salute umana e dalle attività di lavoro sociale (469.764; 15,8%) e dall’edilizia (364.486; 12,2%) - si legge -. Tra le 21 attività economiche, la maggior parte ha registrato meno incidenti nel 2022 rispetto al 2017, ad eccezione delle attività di salute umana e di lavoro sociale (+133.470 incidenti), istruzione (+15.432) e costruzione (+11.232)».

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In termini di gravità, nel 2022, gli incidenti che hanno provocato 7-13 giorni di assenza dal lavoro rappresentavano ancora il tipo più frequente (814.390 casi, pari al 27,4%).

Il caso italiano

C’è poi il caso italiano che si allinea con il quadro europeo. Secondo i dati dell’Inail, nel 2024 sono in calo i casi in occasione di lavoro (-1,9%) mentre aumentano quelli in itinere (+5,0%). Le denunce di infortunio scendono da 515.141 a 511.688, pari a un calo dello 0,7%. La riduzione interessa soprattutto l’Industria e servizi (-2,0%) e l’Agricoltura (-1,8%).

Tra i settori, in calo gli infortuni nella manifattura (-4,7%), sanità e assistenza sociale (-11,7%), mentre crescono nelle costruzioni (+2,8%), commercio (+3,9%), ristorazione e alloggio (+2,8%), trasporti e magazzinaggio (+2,5%) e istruzione (in seguito all’estensione della tutela agli insegnanti).

Gli altri Paesi europei

In Lituania, i dati preliminari per il 2024 stimano 19 incidenti mortali e 120 gravi. Nel 2023 erano rispettivamente 20 e 112. Tuttavia, l’attenzione resta alta dopo picchi registrati in estate e ottobre. Due focolai si sono verificati in giugno-luglio, con 4 decessi e 18 incidenti gravi; in ottobre, si sono contati 3 morti a settimana

In Spagna, nel 2023 si sono registrati 647.495 incidenti con assenza dal lavoro, di cui 558.936 durante l’orario di lavoro. I decessi sono stati 616, in calo rispetto ai 711 del 2022. Secondo il sindacato UGT, dal 2019 gli incidenti erano in crescita, ma la riforma del lavoro del 2021, che ha ridotto il lavoro precario, potrebbe aver contribuito al calo. Il settore più colpito resta l’edilizia, seguito da infortuni dovuti a sforzi fisici, urti con oggetti fermi o mobili

In Francia, il numero di incidenti nel 2023 è inferiore del 15% rispetto ai livelli pre-pandemici. Dopo l’aumento del 12% tra 2020 e 2021, si è registrato un calo dell’1,5% tra 2022 e 2023, ma le malattie professionali sono salite del 7%. I settori più colpiti sono la sanità, la riparazione auto/moto e i servizi amministrativi. La metà degli incidenti è dovuta a movimentazione oggetti, cadute dall’alto e uso di macchinari pesanti. Il governo ha avviato una campagna pluriennale che si concluderà nel 2025, con l’obiettivo di rafforzare prevenzione e consapevolezza

In Grecia, nel 2024 si sono registrati 146 incidenti mortali. Tuttavia, secondo l’OSEETEE, circa tre quarti dei decessi sfuggono alle statistiche ufficiali, compromettendo la mappatura del fenomeno. L’agricoltura è il settore con più vittime (36 nel 2024), seguita da edilizia, utility, cantieristica e turismo. Il paese non registra ufficialmente le malattie professionali, una lacuna unica nell’Ue. Eurostat ha aperto un’indagine sulla qualità dei dati greci

L’appello dei sindacati

A porre l’attenzione sul tema, sollecitando maggiore formazione e controlli, sono le organizzazioni sindacali. La richiesta è univoca a livello europeo: più prevenzione, più vigilanza e, soprattutto, più trasparenza nei dati per tutelare davvero chi lavora.

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