Sicurezza sul lavoro, gap di ispettori: mancano tra i 3.600 e i 5.900 tecnici
A fronte dei 97 decessi e delle 15mila nuove denunce di malattia professionale conteggiati dall’ultimo bollettino Inail in Italia ci sono ancora oggi poco più di duemila addetti alla prevenzione
di Vincenzo Nucci *
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La Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro ci ricorda che in Italia, di lavoro si continua ancora a morire. Li chiamiamo infortuni sul lavoro e malattie professionali e si manifestano nei cantieri, negli impianti, nei laboratori, negli allevamenti e nei capannoni di logistica, ma che anno dopo anno fanno più vittime delle calamità naturali.
L’Inail ci dice, che solo nei primi due mesi di quest’anno, sono 97 le persone che hanno perso la vita sul lavoro. A questi, vanno conteggiati i morti degli incidenti in itinere, i casi di invalidità permanente, e le 15 mila nuove denunce per malattie professionali.
Ispettori col contagocce
In tutta Italia ci sono poco più di duemila Tecnici della prevenzione (Tpall) che si occupano della funzione ispettiva. Per la precisione, sono circa 2.108. Il che significa che ce n’è solo uno ogni 28mila persone. Se invece guardiamo alle imprese, parliamo di un tecnico ogni 1.500 aziende. E in termini di lavoratori, uno solo per quasi 11.800mila.
Si stima che per completare una sola visita a tutte le imprese, in alcune regioni di Italia, potrebbero servire oltre quindici anni. Cifre che evidenziano il divario anche rispetto agli standard europei, che prevedono almeno un tecnico ogni 10 mila abitanti. Mancano cioè circa 3.600 professionisti, ma secondo le nostre stime, ne servirebbero almeno 5.900.
Investire sul personale è la chiave
Se non si comincia a investire, in modo stabile, sul personale, la sicurezza sul lavoro rischia di restare una bella promessa, ma solo sulla carta. Eppure i numeri parlano chiaro: secondo l’Associazione internazionale di sicurezza sociale, ogni euro speso in prevenzione ne fa risparmiare almeno tre in costi sanitari e sociali. È da qui che bisogna ripartire. Per provare a fermare le morti e gli incidenti sul lavoro serve un cambio di passo serio, concreto. E questo può avvenire solo puntando su tre direttrici: i professionisti, l’organizzazione e i mezzi.








