L’incontro dei capi di Governo

Ucraina, concluso il vertice di Parigi. Rutte (Nato): «Europa pronta a fornire garanzie di sicurezza»

Alla vigilia dell’incontro sull’Ucraina il presidente francese Emmanuel Macron ha sentito al telefono Donald Trump per venti minuti

Nella combo, in alto da sinistra verso destra: Emmanuel Macron (Francia), Giorgia Meloni (Italia), Mark Rutte (NATO), Ursula von der Leyen (Commissione Europea), Antonio Costa (Consiglio europeo). In basso da sinistra verso destra: Pedro Sanchez (Spagna), Olaf Scholz (Germania), Donald Tusk (Polonia), Keir Starmer (Gran Bretagna), Mette Frederiksen (Danimarca), Dick Schoof (Paesi Bassi). ANSA/EPA

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Si è concluso il vertice europeo di Parigi sull’Ucraina. Attesi da una temperatura di zero gradi, i leader riuniti all’Eliseo da Emmanuel Macron sono usciti dal palazzo della presidenza francese uno dopo l’altro.

Nessun diktat può essere imposto all’Ucraina e l’Europa deve continuare a sostenere Kiev nella sua guerra contro l’aggressione russa. Lo ha detto il cancelliere tedesco Olaf Scholz parlando con i giornalisti all’uscita dal vertice dei leader a Parigi. «L’Ucraina non può accettare tutto ciò che le viene presentato. L’Ucraina può fidarsi di noi», ha detto il cancelliere aggiungendo che gli europei «continueranno a sostenere» Kiev. «Non può esserci separazione di responsabilità tra Stati Uniti ed Europa. La Nato è unita» ha concluso.

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Rutte (Nato): “Europa pronta a fornire garanzie di sicurezza”

“Pronti e disponibili. Questa è la mia opinione sull’incontro di oggi a Parigi. L’Europa è pronta e disposta a farsi avanti. A fornire garanzie di sicurezza all’Ucraina. È pronta e disposta a investire molto di più nella nostra sicurezza. I dettagli dovranno essere decisi, ma l’impegno è chiaro”. Lo ha scritto su X il segretario generale della Nato Mark Rutte al termine del vertice di Parigi.

Meloni: coinvolgere gli Usa, perplessità sull’invio di truppe Ue

Al termine del vertice la premier italiana Giorgia Meloni ha invece ribadito le perplessità sul formato del vertice di Parigi, sull’invio di truppe europee in Ucraina e la necessità di percorrere strade che prevedano il coinvolgimento degli Stati Uniti. Meloni, a quanto si apprende, ha sottolineato di aver voluto essere presente per non rinunciare a portare il punto di vista dell’Italia, ma di avere espresso le sue perplessità riguardo un formato che, a suo giudizio, esclude molti Paesi, a partire da quelle più esposti al rischio di estensione del conflitto, anziché includere, come sarebbe opportuno fare in una fase storica come questa. Anche perché, avrebbe rimarcato la premier, la guerra in Ucraina l’abbiamo pagata tutti. Per l’Italia le questioni centrali rimangono le garanzie di sicurezza per l’Ucraina, perché senza queste ogni negoziato rischia di fallire. Quindi Meloni avrebbe rimarcato l’utilità di un confronto tra le varie ipotesi in campo, osservando come quella che prevede il dispiegamento di soldati europei in Ucraina appaia come la più complessa e forse la meno efficace. Una strada su cui l’Italia avrebbe mostrato le sue perplessità al tavolo.

Alla vigilia telefonata Macron-Trump

Alla vigilia del vertice di Parigi sull’Ucraina il presidente francese Emmanuel Macron ha sentito al telefono Donald Trump per venti minuti, appena prima dell’inizio della riunione. Intanto emergono alcuni punti in comune ma anche delle differenze tra i leader europei invitati da Emmanuel Macron (Germania, Regno Unito, Italia, Polonia, Spagna, Olanda e Danimarca, oltre al presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen e al segretario generale della Nato, Mark Rutte). Sembra ci sia un certo accordo a spendere di più nella difesa ma le differenze emergono quando si tratta di mandare truppe in Ucraina.

Difesa: fare di più

Il primo ministro polacco Donald Tusk ha dichiarato che al vertice di Parigi chiederà di aumentare “immediatamente” le spese per la difesa in Europa. «Non saremo in grado di aiutare efficacemente l’Ucraina se non prendiamo subito misure concrete riguardo alle nostre capacità di difesa», ha detto Tusk, secondo il quale l’Europa oggi non è “in grado” di contrastare il potenziale militare della Russia. Il primo ministro britannico Keir Starmer ha dichiarato che la sicurezza nazionale del suo Paese si trova ad affrontare una sfida generazionale e che è fondamentale che tutta l’Europa spenda di più per la difesa.

Lo stesso concetto è stato espresso dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen su X: «Appena arrivata a Parigi per colloqui cruciali. La sicurezza dell’Europa è a un punto di svolta. Sì, si tratta dell’Ucraina, ma anche di noi. Abbiamo bisogno di un approccio d’urgenza. Abbiamo bisogno di aumento della difesa. E abbiamo bisogno di entrambe le cose adesso». Intanto il governo danese ha intenzione di aumentare le proprie spese militari nel biennio 2025-26 fino a raggiungere il 3% del Pil: è quanto riporta il quotidiano danese Berlingske, citando fonti dell’esecutivo. La premier danese Mette Frederiksen riferirà domani in Parlamento in merito al vertice europeo in programma oggi a Parigi ed affronterà anche la questione delle spese per la Difesa; nel corso di una conferenza stampa tenuta a Monaco Fredriksen aveva sottolineato la necessità di “aumentare il sostegno militare per l’Ucraina, produrre di più e più velocemente”.

Truppe sul terreno: si procede divisi

Altro discorso è mandare truppe sul campo di battaglia. Contraria la Germania (in campagna elettorale). E’ prematuro parlare della partecipazione di truppe tedesche a una forza di pace in Ucraina, dice il cancelliere tedesco, Olaf Scholz. A poche ore dall’inizio del summit di Parigi, da Kassel, durante un evento della campagna elettorale in vista del voto anticipato di domenica prossima, Scholz ha evidenziato come a suo avviso sia affrettato parlare di scenari del dopoguerra in Ucraina con il coinvolgimento di truppe di Paesi europei, dal momento che il conflitto è ancora in atto. “Il focus dovrebbe essere su un Esercito ucraino molto forte, anche in tempi di pace - ha osservato - Questo sarà un compito importante per l’Europa, gli Stati Uniti e gli alleati”. “E le questioni da discutere riguardo il quadro di sicurezza verranno affrontate quando sarà il momento”, ha detto Scholz. Le sue parole arrivano dopo che il premier britannico Keir Starmer ha affermato che il Regno Unito è pronto a contribuire alle garanzie di sicurezza per l’Ucraina “mettendo le proprie truppe sul terreno se necessario”.

Contrario a mandare le truppe il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares il quale ha dichiarato che è troppo presto per discutere di un dispiegamento di truppe in Ucraina, poiché ritiene che una pace duratura debba venire prima di tutto. Non manderà soldati neanche la Polonia. «La Polonia sosterrà l’Ucraina come ha fatto finora: a livello organizzativo, in base alle nostre capacità finanziarie, in termini di aiuti umanitari e militari», ha detto il Primo Ministro Donald Tusk ai giornalisti prima di salire sull’aereo per Parigi. «Non abbiamo in programma di inviare soldati polacchi nel territorio dell’Ucraina. Daremo ... supporto logistico e politico ai paesi che vorranno eventualmente fornire tali garanzie in futuro, tali garanzie fisiche».

Favorevole invece la Svezia che non esclude l’invio di proprie truppe in Ucraina per il mantenimento della pace. Lo ha dichiarato la ministra degli Esteri Maria Malmer Stenergard. Prima, ha sottolineato, è necessario negoziare «una pace giusta e sostenibile’». Cauta l’Olanda: «Sappiamo che l’Europa deve svolgere un ruolo. È logico che i Paesi Bassi siano presi in considerazione», ha detto il primo ministro olandese Dick Schoof ai giornalisti alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco. «Ci deve essere un mandato forte, perché i Paesi Bassi non aderiranno ad alcuna iniziativa se non c’è un mandato chiaro».

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