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Media: «Trump valuta pagamenti agli abitanti della Groenlandia». Vance agli europei: «Prendetelo sul serio»

Anche se l’importo e le modalità di pagamento non sono ancora chiare, alcuni funzionari dell’amministrazione hanno valutato cifre che vanno dai 10.000 ai 100.000 dollari a persona.

Aggiornato l’8 gennaio 2026 alle ore 20:42

Una barca naviga attraverso un’insenatura ghiacciata al largo di Nuuk, in Groenlandia (AP Photo/Evgeniy Maloletka, File)

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Secondo Reuters, gli Stati Uniti hanno discusso la possibilità di versare pagamenti forfettari agli abitanti della Groenlandia per convincerli a separarsi dalla Danimarca e unirsi potenzialmente agli Stati Uniti. Anche se l’importo e le modalità di pagamento non sono ancora chiare, alcuni funzionari dell’amministrazione hanno valutato cifre che vanno dai 10.000 ai 100.000 dollari a persona.

il vicepresidente JD Vance si è subito rivolto agli europei: «Quello che dico ai leader europei è: prendete quello che dice Donald Trump sul serio». Lo ha detto il vicepresidente JD Vance rispondendo a una domanda sulla Groenlandia. Vance ha anche ricordato che il segretario di Stato Marco Rubio dovrebbe incontrare la settimana prossima i leader di Danimarca e Groenlandia.

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Trump: avere la proprietà della Groenlandia è molto importante

Per il presidente Usa «avere la proprietà» della Groenlandia è «molto importante», come ha ribadito lui stesso in un’intervista al New York Times. A chi gli chiedeva perché avesse bisogno di possedere l’isola, il tycoon ha risposto: «Credo che sia psicologicamente necessario per il successo. Penso che la proprietà ti dà qualcosa che non si può ottenere con un semplice contratto di locazione. La proprietà offre elementi che non si possono avere semplicemente firmando un documento».

Già da ieri era evidente che l’amministrazione Trump stesse studiando una proposta di acquisto della Groenlandia, proposta che la prossima settimana sarà sottoposta ai rappresentanti della Danimarca dal segretario di Stato Usa Marco Rubio. Un’ipotesi che privilegerebbe la soluzione diplomatica alle tensioni che stanno montando tra le due sponde dell’Atlantico ma che di per sé non esclude, se le trattative non dovessero andare a buon fine, l’uso della forza. «Vorrei sottolineare che l’acquisizione della Groenlandia da parte degli Stati Uniti non è un’idea nuova - ha premesso oggi in conferenza stampa la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt -. È qualcosa che i presidenti fin dal 1800 hanno definito vantaggioso per la sicurezza nazionale americana. Il presidente è stato molto aperto e chiaro con tutti voi e con il mondo nel ritenere che sia nel migliore interesse degli Stati Uniti scoraggiare l’aggressività russa e cinese nella regione artica. Ed è per questo che con il suo team per la sicurezza nazionale sta attualmente discutendo di come potrebbe essere un potenziale acquisto».

«So - ha aggiunto Leavitt - che i presidenti del passato hanno spesso escluso» la possibilità di usare la forza per queste cose, «e sono stati molto trasparenti nel trasmettere la loro strategia di politica estera al resto del mondo ma questo non è qualcosa che fa questo presidente. Tutte le opzioni sono sempre sul tavolo per il presidente Trump mentre valuta ciò che è nel migliore interesse degli Stati Uniti. Dirò solo che la prima opzione del presidente è sempre stata la diplomazia».

E tuttavia, come ha ricordato oggi il New York Times, un vecchio accordo, siglato nel 1951 da Danimarca e Stati Uniti, permetterebbe già agli Usa di aumentare la presenza militare americana sull’isola, rendendo inutile sia la necessità di acquistare la Groenlandia dalla Danimarca sia di conquistarla con la forza. Secondo il patto, infatti, gli Usa potrebbero «costruire, installare, mantenere e gestire» basi militari in tutta la Groenlandia, «ospitare personale» e «controllare atterraggi, decolli, ancoraggi, ormeggi, movimenti e operazioni di navi, aerei e imbarcazioni», scrive il quotidiano. «Gli Stati Uniti hanno mano libera in Groenlandia, possono praticamente fare ciò che vogliono», ha affermato Mikkel RungeOlesen, ricercatore presso il Danish Institute for International Studies di Copenaghen. Anzi, la strada dell’acquisto sarebbe addirittura più complicata: la Groenlandia non vuole essere comprata da nessuno, soprattutto dagli Stati Uniti. E la Danimarca non ha l’autorità per venderla, ha spiegato Olesen. Attualmente i groenlandesi possono indire un referendum sull’indipendenza e un sondaggio dell’anno scorso ha rilevato che l’85% dei residenti si oppone all’idea di un’acquisizione americana. A scanso di equivoci, il primo ministro della Groenlandia, Jens-Frederik Nielsen, ha ripetutamente deriso l’idea di essere comprati, affermando la scorsa settimana che «il nostro Paese non è in vendita».

Anche il sospetto che in realtà Trump sia più interessato alle materie prime critiche dell’isola che alla sicurezza strategica non regge. Secondo tutti gli analisti gli Stati Uniti non avrebbero bisogno di impossessarsi dell’isola per ottenerli: i groenlandesi si sono detti disponibili a fare affari praticamente con chiunque.

Persino la ragione addotta da Trump circa l’aggressività cinese e russa nell’area nell’artico appare infondata, suggerisce Askanews. È vero che la Groenlandia occupa una posizione geografica rilevante nell’Artico ed è spesso citata nei documenti strategici cinesi come potenziale snodo della “Via della seta polare”, tuttavia, sul piano concreto, il ruolo dell’isola resta del tutto marginale, almeno per Pechino: i dati disponibili non indicano una presenza marittima cinese significativa intorno all’isola, né un utilizzo sistematico delle sue acque come corridoio commerciale. La Russia invece, non sembra poter impensierire più di tanto una superpotenza come gli Stati Uniti, come si è visto oggi nel caso della petroliera ’Marinera’, abbordata a sequestrata dalla Guardia costiera a stelle e strisce per violazioni in merito all’embargo sul petrolio venezuelano.

Francia: «Abbiamo iniziato a lavorare per reagire»

Gli Stati membri dell’Unione Europea, ha dichiarato oggi il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot, sono pronti a «reagire» contro qualsiasi intimidazione da parte degli Stati Uniti nei confronti della Groenlandia. «Qualunque sia la forma dell’intimidazione e qualunque sia la sua origine, abbiamo iniziato a lavorare al Quai d’Orsay per prepararci a reagire, a rispondere e a non rispondere da soli. Questo lavoro culminerà nei prossimi giorni» in un piano che sarà condiviso con i principali partner della Francia, ha aggiunto il diplomatico transalpino. «Di fronte a questi segnali di intimidazione, vogliamo agire, ma dobbiamo agire insieme ai nostri partner europei», ha proseguito Barrot, che oggi ha tenuto un incontro con i suoi omologhi tedesco e polacco. E persino un esponente di estrema destra come Nigel Farage, leader del partito britannico Reform UK, ha affermato che usare la forza per strappare la Groenlandia alla Danimarca sarebbe «oltraggioso».

Proprio ieri le intenzioni americane avevano provocato una reazione immediata in Europa. Con una dichiarazione congiunta, Francia, Germania, Italia, Polonia, Spagna, Regno Unito e Danimarca hanno ribadito che il futuro della Groenlandia deve essere deciso esclusivamente dal suo popolo e da Copenaghen. Un principio riaffermato anche dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, che ha richiamato il primato del diritto internazionale sulla forza.

Nel testo della dichiarazione congiunta diffusa dai leader europei si legge anche: «Dobbiamo rispettare i principi della carta delle Nazioni Unite, tra cui la sovranità, l’integrità territoriale e l’inviolabilità delle frontiere».

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«La sicurezza dell’Artico rimane una priorità fondamentale per l’Europa ed è fondamentale per la sicurezza internazionale e transatlantica. La Nato ha chiarito che la regione artica è una priorità e gli alleati europei stanno intensificando i loro sforzi», si legge nella dichiarazione congiunta.

E ancora: «Noi e molti altri alleati abbiamo aumentato la nostra presenza, le nostre attività e i nostri investimenti, al fine di mantenere la sicurezza dell’Artico e scoraggiare gli avversari. Il Regno di Danimarca, compresa la Groenlandia fa parte della Nato. La sicurezza nell’Artico deve quindi essere garantita collettivamente, in collaborazione con gli alleati della Nato, compresi gli Stati Uniti, sostenendo i principi della Carta delle Nazioni Unite, tra cui la sovranità, l’integrità territoriale e l’inviolabilità dei confini. Si tratta di principi universali e non smetteremo di difenderli. Gli Stati Uniti sono un partner essenziale in questo sforzo, in quanto alleato della Nato e attraverso l’ accordo di difesa tra il Regno di Danimarca e gli Stati Uniti del 1951. La Groenlandia appartiene al suo popolo. Spetta alla Danimarca e alla Groenlandia, e solo a loro, decidere sulle questioni che riguardano la Danimarca e la Groenlandia».

La Groenlandia e la Danimarca chiedono di incontrare Rubio

La Groenlandia e la Danimarca hanno chiesto un incontro con il segretario di stato Usa Marco Rubio. Lo comunica il governo groenlandese. Il ministro degli Esteri della Danimarca, Lars Løkke Rasmussen, ha dichiarato che l’incontro con il capo della diplomazia di Washington servirebbe a «chiarire alcuni malintesi». «È giunto il momento di stabilire un contatto per ottenere un incontro con le nostre controparti americane», ha detto a seguito di una nuova serie di commenti da parte degli Stati Uniti riguardo alle loro pretese sulla Groenlandia, spiegando di aver presentato la richiesta ieri.

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La Danimarca rafforza la sua presenza militare in Groenlandia

Il ministro della Difesa danese Troels Lund Poulsen, intanto, ha annunciato l’intenzione del suo Paese di «rafforzare la presenza militare in Groenlandia. Ma avremo anche una presenza Nato più ampia, con più esercitazioni». Lo riporta l’agenzia nazionale Ritzau. Il ministro ha poi precisato che la Danimarca, e quindi anche la Groenlandia, sono membri dell’alleanza di difesa Nato con gli Stati Uniti. «Vorrei sottolineare che la Groenlandia fa parte del Commonwealth danese. Non mi risulta che qualcuno a livello internazionale lo metta in discussione», ha aggiunto.

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Media: piano Usa per un accordo di associazione con Groenlandia

Intanto, da fonti media si apprende che gli Stati Uniti starebbero lavorando a un accordo di associazione con la Groenlandia che escluda la Danimarca. È una delle ipotesi messe sul tavolo dall’amministrazione Trump secondo il settimanale britannico Economist rispetto a una annessione formale. Si tratterebbe di una intesa di tipo politico e militare per consentire a Washington di schierare più liberamente truppe ed espandere le sue infrastrutture militari.

Von der Leyen: cooperazione, non scontro

L’Unione europea nasce dal conflitto e dalla volontà di superarlo attraverso la cooperazione e il diritto, principi che valgono non solo per l’Europa ma anche per la questione sulla Groenlandia. Lo ha affermato la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, intervenendo alla cerimonia di apertura della presidenza cipriota del Consiglio dell’Unione europea.

Nel suo discorso, von der Leyen ha ricordato le origini dell’integrazione europea, sottolineando il significato politico e simbolico del progetto comunitario. «L’Unione europea stessa è nata dal conflitto. La nostra Unione non è perfetta, ma è una promessa: che la cooperazione è più forte dello scontro, che il diritto è più forte della forza», ha dichiarato. «Principi - ha continuato - che si applicano non solo alla nostra Unione europea, ma allo stesso modo anche alla Groenlandia».

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