Le proteste

Tutti vogliono l’aeroporto vicino alle città, ma lontano dalle case

È la discussione che da tempo intercorre tra amministrazioni comunali e aziende aeroportuali. Per i professionisti è necessario trovare un punto di incontro

di Davide Madeddu (Il Sole 24 Ore) e Ana Somavilla (El Confidencial, Spagna)

(AdobeStock)

3' di lettura

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L’aeroporto? Vicino alle città, ma non alle case. Perché, se per un verso avere lo scalo a pochi minuti dal centro abitato è un vantaggio e un elemento positivo, per un altro, la vicinanza di aerei che atterrano o decollano a breve distanza dalle abitazioni non è sempre confortevole. Non a caso la discussione sulla presenza degli aeroporti vicini ai centri abitati è da tempo al centro di un confronto tra organizzazioni di cittadini e istituzioni.

Dal rumore all’espansione

Uno degli elementi posti al centro del dibattito riguarda il rumore. Per questo motivo in qualche aeroporto sono stati modificati arrivi e partenze di notte.

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C’è poi un altro elemento che interessa abitanti, amministrazioni comunali e società di gestione degli scali aeroportuali: la crescita delle città e degli aeroporti. Argomento al centro della discussione anche tra le organizzazioni professionali.

L’ordine degli architetti

«L’espansione degli aeroporti rappresenta la necessità di potenziare e implementare il trasporto veloce - dice Alessandro Panci, presidente dell’Ordine degli architetti di Roma e Provincia - questa attività va poi contestualizzata e armonizzata con il contesto in cui si inserisce». Secondo il presidente dell’ordine degli architetti, per evitare di cadere nella sindrome di Nimby, è necessario avviare un percorso che prevede quattro step.

Quattro step da seguire

Osservazione, valutazione, pianificazione e compensazione. «Quando si fa un intervento di questo tipo è necessario partire dallo stato delle cose e quindi dall’osservazione si deve fare una valutazione che riguarda tutti gli aspetti legati ai luoghi - aggiunge Panci - solo con un quadro completo è bene proseguire con una pianificazione, tenendo conto di tutte le esigenze. E una volta avviati gli interventi si può passare anche alla fase di compensazione in un dialogo tra il soggetto che deve portare avanti le iniziative e chi si trova nei luoghi interessati agli interventi».

Necessario evitare contrapposizioni

Per gli esperti, quindi, proprio per evitare contrapposizioni che «non giovano alla soluzione dei problemi» è necessario sempre avviare discussioni e dialoghi. «Nel caso di contrapposizioni e ricorsi - conclude il presidente - avviare poi un dialogo per le compensazioni diventa molto difficile, per questo motivo, ritengo sia sempre meglio seguire queste quattro direttive».

Dall’Italia all’Europa

Non mancano poi le manifestazioni contro i progetti che per ampliare le strutture aeroportuali. È’ il caso del Comune di Prato che ribadisce il proprio diniego all’ampliamento dell’aeroporto di Peretola. Per gli amministratori comunali uno degli elementi di criticità potrebbe essere proprio quello del rumore. Non a caso dall’amministrazione è partito anche il monito di un eventuale ricorso alle vie giudiziarie.

Proteste anche in altri centri italiani. E proteste si sono registrate in passato anche in diversi Paesi europei. Come a Parigi, oppure a Heathrow e Schiphol nei Paesi Bassi.

Il caso spagnolo

In Spagna, il dibattito ricalca in parte quanto accade a Ciampino. Associazioni come Ecologistas en Acción si oppongono con fermezza ai progetti di espansione per ragioni ambientali e sanitarie. «La Spagna si è impegnata a ridurre del 46% le emissioni del settore dei trasporti entro il 2030 – sostengono – ma l’aumento del traffico aereo legato all’espansione degli aeroporti comporterebbe una crescita esponenziale delle emissioni. Per esempio, nel caso dell’aeroporto di Madrid, le emissioni di CO₂ potrebbero aumentare fino al 35%».

Secondo i gruppi ambientalisti, il trasporto aereo è responsabile dell’emissione di particolato ultrafine, fuliggine e rumore, oltre ad avere impatti negativi su ecosistemi e fauna circostante.

Un caso emblematico è quello dell’aeroporto Josep Tarradellas di Barcellona-El Prat. Nel 2021, Aena ha proposto l’estensione della pista più vicina al mare di 500 metri – portandola a 3.160 – per consentire il decollo dei voli a lungo raggio, con un investimento iniziale di 262 milioni di euro. Il piano, tuttora difeso dal gestore aeroportuale, prevede l’aumento delle operazioni orarie da 80 a 90 e misure di compensazione ambientale per ripristinare l’area protetta di La Ricarda, invasa dall’infrastruttura.

Nel giugno 2025, dopo quattro anni e tre governi regionali catalani, il presidente Salvador Illa ha annunciato un nuovo progetto da 3,2 miliardi di euro per aumentare la capacità dello scalo. Nonostante l’accordo tra governo catalano e Aena includa soluzioni acustiche per non penalizzare i residenti di Gavà e Castelldefels, il piano prevede comunque l’ampliamento delle piste, con impatti ambientali potenzialmente significativi sul territorio e sulla costa.

Le proteste non si sono fatte attendere. Numerose associazioni, tra cui Greenpeace, il Sindicat de Llogateres e SOS Baix Llobregat, riunite nella piattaforma Zeroport, hanno organizzato manifestazioni a El Prat e a Barcellona, denunciando che il progetto è dannoso per l’ambiente e per la vivibilità dell’area metropolitana.

*Questo articolo rientra nel progetto di giornalismo collaborativo europeo “Pulse”

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