Rapporto Aiom 2025: mortalità tumori in calo del 9% in Italia, ma prevenzione e disuguaglianze restano sfide cruciali
Sono 390mila le nuove diagnosi stimate nel 2025 con una tendenza a diminuire per il progressivo calo negli uomini mentre il tasso di mortalità è sotto la media Ue grazie anche al “fattore protettivo” della sanità pubblica. Sud in recupero sui test gratuiti ma viaggi della speranza tre volte più alti che al Centro-Nord
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Nuove diagnosi di tumore stabili con circa 390mila casi stimati in Italia nel 2025 e soprattutto un trend di riduzione della mortalità pari a -9% in 10 anni. E’ questo il dato più notevole segnalato dall’Aiom, l’Associazione degli oncologi medici che nel suo rapporto 2025 “I numeri del cancro” dà il polso della malattia oncologia. Lo spiega il neo presidente Aiom Massimo Di Maio: «Questo trend di riduzione della mortalità ci conforta ed è frutto di vari fattori, dalla prevenzione all’efficacia della diagnosi precoce fino ai miglioramenti nelle terapie. Chiaramente sono elementi con un peso differente in base al tipo di tumore ma nel complesso si traducono in questo risultato. Che significa che anche a parità di nuove diagnosi, registriamo progressi nell’efficacia con cui riusciamo a trattare la malattia».
L’altro elemento di assoluta rilevanza, arrivato freschissimo alla vigilia della presentazione del rapporto Aiom a Roma, lo fornisce la Commissione Ue: che conferma per la prima volta in Europa un calo dell’1,7% dei casi complessivi e addirittura del 2,6% in Italia rispetto al 2022. Una tendenza dovuta - commentano gli esperti - da un lato alla diminuzione totale della popolazione e dall’altro al calo delle diagnosi di tumore del polmone nei maschi. Trend felicemente negativo che si riflette su un -24% di neoplasie del pomone e in un -13% del colon-retto negli ultimi 10 anni.
Schillaci: prevenzione cruciale
Resta alta la sfida della prevenzione, sia primaria che secondaria con la necessità di un cambio di passo culturale nella percezione da parte della popolazione dell’importanza di corretti stili di vita e dell’adesione agli screening gratuiti offerti dal Servizio sanitario nazionale. E pesano ancora come un macigno - anche se sono in riduzione - le disuguaglianze Nord-Sud. Come spiega il ministro della Salute Orazio Schillaci nella Prefazione al volume 2025: «Le disuguaglianze sociali nell’accesso alla diagnosi precoce e la persistenza di comportamenti a rischio rappresentano sfide urgenti, che richiedono un’azione decisa e coordinata - dichiara - . Il Piano oncologico nazionale 2023-2027 è una risposta concreta a queste sfide: dall’integrazione dei percorsi assistenziali, al potenziamento della prevenzione, fino allo sviluppo della ricerca. L’epidemiologia dei tumori sta cambiando - osserva ancora - e la prevenzione è la leva strategica su cui investire. Promuovere stili di vita sani e incrementare l’adesione ai programmi di screening organizzati sono attività strategiche per ridurre il rischio di sviluppare molti tipi di tumore, consentire una diagnosi precoce e intercettare tempestivamente la malattia. Abbiamo stanziato risorse per ampliare la fascia di età da sottoporre agli screening del cancro della mammella e del colon retto. Così come garantiamo fondi per la Rete italiana per lo screening del cancro del polmone. Il nostro obiettivo è inserire quanto prima anche questo screening nei programmi gratuiti del Ssn. Inoltre, con l’aggiornamento dei Livelli essenziali di assistenza sarà introdotto un programma di sorveglianza attiva per i tumori ereditari della mammella e dell’ovaio».
Screening, Sud in recupero ma non basta
La sanità e la gestione dell’assistenza non sono le stesse da Nord a Sud del Paese neanche quando si guarda ai tumori e malati e caregiver lo sanno bene: i dati 2020-2024 segnano un miglioramento nell’adesione agli screening ma è ancora ampio il gap Nord-Sud e la resistenza culturale attraversa il Paese. Nel 2024 sono state invitate 16.218.860 persone e 6.481.002 hanno effettuato i test di screening, si legge ancora nel rapporto “I numeri del cancro”. Per la mammografia, nel 2024, la copertura ha raggiunto il target “accettabile” del 50%, ma con sensibili differenze che vanno dal top del 62% al Nord al 51% al Centro fino al 34% al Sud. La copertura dello screening colorettale si attesta al 33% e, in nessuna delle macro-aree viene ottenuto il target accettabile del 50%, con il Nord vicino all’obiettivo (46%), mentre Centro (32%) e Sud (18%) sono decisamente più lontani. La copertura dei due esami per la diagnosi precoce del tumore della cervice uterina, test Hpv e Pap test, si attesta al 51%, appena sopra al target accettabile, ma anche in questo caso si passa dal 62% al Nord al 51% al Centro fino al 37% al Sud.
«C’è ancora tanto da fare non solo per l’organizzazione che sta migliorando ma anche per aumentare l’accettazione e l’adesione da parte delle persone che ricevono l’invito - avvisa ancora Di Maio -. Il problema che è trasversale a tutta l’Italia è che a parità di inviti molte persone non capendone l’importanza e addirittura pensando di dover pagare, non colgono questa offerta del Ssn. Va detto che fare gli screening è un investimento sulla salute propria e di tutta la società. Vale la pena di scommettere in tutta Italia su questi temi».


