I numeri

Rapporto Aiom 2025: mortalità tumori in calo del 9% in Italia, ma prevenzione e disuguaglianze restano sfide cruciali

Sono 390mila le nuove diagnosi stimate nel 2025 con una tendenza a diminuire per il progressivo calo negli uomini mentre il tasso di mortalità è sotto la media Ue grazie anche al “fattore protettivo” della sanità pubblica. Sud in recupero sui test gratuiti ma viaggi della speranza tre volte più alti che al Centro-Nord

di Barbara Gobbi

8' di lettura

English Version

8' di lettura

English Version

Nuove diagnosi di tumore stabili con circa 390mila casi stimati in Italia nel 2025 e soprattutto un trend di riduzione della mortalità pari a -9% in 10 anni. E’ questo il dato più notevole segnalato dall’Aiom, l’Associazione degli oncologi medici che nel suo rapporto 2025 “I numeri del cancro” dà il polso della malattia oncologia. Lo spiega il neo presidente Aiom Massimo Di Maio: «Questo trend di riduzione della mortalità ci conforta ed è frutto di vari fattori, dalla prevenzione all’efficacia della diagnosi precoce fino ai miglioramenti nelle terapie. Chiaramente sono elementi con un peso differente in base al tipo di tumore ma nel complesso si traducono in questo risultato. Che significa che anche a parità di nuove diagnosi, registriamo progressi nell’efficacia con cui riusciamo a trattare la malattia».

L’altro elemento di assoluta rilevanza, arrivato freschissimo alla vigilia della presentazione del rapporto Aiom a Roma, lo fornisce la Commissione Ue: che conferma per la prima volta in Europa un calo dell’1,7% dei casi complessivi e addirittura del 2,6% in Italia rispetto al 2022. Una tendenza dovuta - commentano gli esperti - da un lato alla diminuzione totale della popolazione e dall’altro al calo delle diagnosi di tumore del polmone nei maschi. Trend felicemente negativo che si riflette su un -24% di neoplasie del pomone e in un -13% del colon-retto negli ultimi 10 anni.

Loading...

Schillaci: prevenzione cruciale

Resta alta la sfida della prevenzione, sia primaria che secondaria con la necessità di un cambio di passo culturale nella percezione da parte della popolazione dell’importanza di corretti stili di vita e dell’adesione agli screening gratuiti offerti dal Servizio sanitario nazionale. E pesano ancora come un macigno - anche se sono in riduzione - le disuguaglianze Nord-Sud. Come spiega il ministro della Salute Orazio Schillaci nella Prefazione al volume 2025: «Le disuguaglianze sociali nell’accesso alla diagnosi precoce e la persistenza di comportamenti a rischio rappresentano sfide urgenti, che richiedono un’azione decisa e coordinata - dichiara - . Il Piano oncologico nazionale 2023-2027 è una risposta concreta a queste sfide: dall’integrazione dei percorsi assistenziali, al potenziamento della prevenzione, fino allo sviluppo della ricerca. L’epidemiologia dei tumori sta cambiando - osserva ancora - e la prevenzione è la leva strategica su cui investire. Promuovere stili di vita sani e incrementare l’adesione ai programmi di screening organizzati sono attività strategiche per ridurre il rischio di sviluppare molti tipi di tumore, consentire una diagnosi precoce e intercettare tempestivamente la malattia. Abbiamo stanziato risorse per ampliare la fascia di età da sottoporre agli screening del cancro della mammella e del colon retto. Così come garantiamo fondi per la Rete italiana per lo screening del cancro del polmone. Il nostro obiettivo è inserire quanto prima anche questo screening nei programmi gratuiti del Ssn. Inoltre, con l’aggiornamento dei Livelli essenziali di assistenza sarà introdotto un programma di sorveglianza attiva per i tumori ereditari della mammella e dell’ovaio».

Screening, Sud in recupero ma non basta

La sanità e la gestione dell’assistenza non sono le stesse da Nord a Sud del Paese neanche quando si guarda ai tumori e malati e caregiver lo sanno bene: i dati 2020-2024 segnano un miglioramento nell’adesione agli screening ma è ancora ampio il gap Nord-Sud e la resistenza culturale attraversa il Paese. Nel 2024 sono state invitate 16.218.860 persone e 6.481.002 hanno effettuato i test di screening, si legge ancora nel rapporto “I numeri del cancro”. Per la mammografia, nel 2024, la copertura ha raggiunto il target “accettabile” del 50%, ma con sensibili differenze che vanno dal top del 62% al Nord al 51% al Centro fino al 34% al Sud. La copertura dello screening colorettale si attesta al 33% e, in nessuna delle macro-aree viene ottenuto il target accettabile del 50%, con il Nord vicino all’obiettivo (46%), mentre Centro (32%) e Sud (18%) sono decisamente più lontani. La copertura dei due esami per la diagnosi precoce del tumore della cervice uterina, test Hpv e Pap test, si attesta al 51%, appena sopra al target accettabile, ma anche in questo caso si passa dal 62% al Nord al 51% al Centro fino al 37% al Sud.

«C’è ancora tanto da fare non solo per l’organizzazione che sta migliorando ma anche per aumentare l’accettazione e l’adesione da parte delle persone che ricevono l’invito - avvisa ancora Di Maio -. Il problema che è trasversale a tutta l’Italia è che a parità di inviti molte persone non capendone l’importanza e addirittura pensando di dover pagare, non colgono questa offerta del Ssn. Va detto che fare gli screening è un investimento sulla salute propria e di tutta la società. Vale la pena di scommettere in tutta Italia su questi temi».

Viaggi della speranza dal Sud 3 volte tanti

Il grado di efficienza dello screening e la mobilità sanitaria che contribuisce alla pesante tossicità finanziaria da cancro per i pazienti e le loro famiglie - ricordata dal presidente di Fondazione Aiom Francesco Perrone come fenomeno «in costante crescita negli ultimi 30 anni e come trasversale a tutte le macroregioni italiane ma più pesante al Centro e al Sud» - disegnano gli stressi trend: non per un rapporto causa-effetto ma perché la qualità dell’offerta sanitaria ha diversi parametri che vanno di pari passo nelle singole regioni.

Esempio emblematico sono i viaggi in caso di tumore al seno: «L’analisi della mobilità sanitaria fra Regioni per sottoporsi a intervento chirurgico per il trattamento del tumore della mammella può fornire elementi importanti per valutare la capacità dei Sistemi sanitari regionali di prendere in carico le pazienti con questa neoplasia nella fase successiva alla diagnosi - conclude Massimo Di Maio -. Fra il 2010 e il 2023, la quota di interventi in mobilità a livello nazionale è rimasta sostanzialmente stabile, con valori intorno all’8%. L’analisi degli indici di fuga per macroaree territoriali mostra come al Sud la mobilità passiva risulti 3 volte più alta rispetto al Centro-Nord. Lombardia, Friuli Venezia Giulia e Lazio presentano i livelli di fuga più bassi, con valori rispettivamente intorno al 1,5%, 2,5% e 4%. Tutte le Regioni del Sud mostrano indici di fuga superiori rispetto alla media nazionale, con Calabria, Basilicata e Molise che presentano i livelli più alti, arrivando quasi al 50% degli interventi chirurgici eseguiti fuori Regione nel caso della Calabria. Le Regioni del Sud che presentano livelli di fuga elevati sono anche quelle con i più bassi livelli di coperture totali dello screening»

Tumori: per prevenzione carcinoma mammella a SYNLAB Manifattura Firenze nuovo mammografo 3D

Stili di vita in stallo

L’abitudine al fumo di tabacco resta più frequente fra gli uomini (28%) rispetto alle donne (20%) ed è fortemente associata allo svantaggio sociale, coinvolgendo molto di più le persone con difficoltà economiche (36%) rispetto a chi dichiara di non averne (21%). «Un altro fattore di rischio è il sovrappeso – spiega Rossana Berardi, Presidente eletta Aiom -. L’eccesso ponderale riguarda il 43% degli adulti in Italia. Dal 2008 le analisi temporali mostrano un aumento dell’eccesso ponderale a livello nazionale, sostenuto da un incremento, contenuto ma statisticamente significativo, dell’obesità nel Nord, a fronte di una riduzione che ha avuto inizio negli anni più recenti nel Meridione. Il gradiente geografico dell’eccesso ponderale resta a sfavore del Sud e in alcune Regioni, come Campania, Puglia e Molise, la metà della popolazione adulta è in sovrappeso. Ai problemi con la bilancia si associa spesso l’assenza di attività fisica. In questo caso, però, si avverte un’inversione di tendenza. Infatti, dopo più di dieci anni di incremento costante e significativo, il trend della sedentarietà ha cambiato direzione dopo il 2020, mostrando una progressiva e continua riduzione di 5 punti percentuali in soli 4 anni, dal 32% del 2020 al 27% nel 2024. Una riduzione dell’obesità migliorerebbe la salute pubblica, riducendo nuove diagnosi e recidive oncologiche e potenziando la risposta alle terapie. Agire su peso e stile di vita è uno strumento concreto di prevenzione e cura del cancro, in linea con l’approccio One Health».

«In definitiva - ha spiegato Maria Masocco dell’Istituto superiore di sanità (Progetti “Passi” e “Passi d’Argento”) - sugli stili di vita non si registra nessun sostanziale miglioramento: le differenze di genere si mantengono e anzi le donne stanno riducendo il loro storico vantaggio su fumo e alcol mentre anche i giovani sono più esposti ad alcol e fumo. Inoltre la chiave di lettura in termini di determinanti sociali è importante: le persone più vulnerabili sono anche le più esposte a fattori di rischio comportamentali e lo svantaggio sociale si accompagna a una minore partecipazione agli screening con una differenza territoriale che di fatto inasprisce il gradiente sociale. Il risultato è che ancora oggi sul territorio nazionale non è garantita l’equità di accesso a diagnosi e cura», è la sintesi.

L’analisi

L’elemento che fa la differenza sul calo di mortalità è però il dato sugli uomini. «Nei prossimi anni il numero assoluto di nuove diagnosi in Italia potrebbe stabilizzarsi o iniziare a diminuire - è infatti il commento di Diego Serraino, consulente epidemiologo presso Alleanza Contro il Cancro -. È un’ipotesi supportata, oltre che dalla costante decrescita demografica della popolazione italiana, anche dalla diminuzione dei casi negli uomini. Un esempio rappresentativo dei diversi andamenti temporali, in Italia, dei tassi di incidenza nella popolazione maschile e in quella femminile è offerto dal tumore del polmone. Negli uomini, tra il 2003 e il 2017 le nuove diagnosi di questa neoplasia sono diminuite del 16,7%, mentre tra le donne sono aumentate dell’84,3%».

Nel polmone c’è anche una componente legata a un miglioramento significativo nelle terapie negli ultimi 5-10 anni: a parità di diagnosi, le persone vivono di più grazie ai farmaci a bersaglio molecolare e all’immunoterapia.

Resta il tema delle scarse forze in campo, che da Aiom tengono a sottolineare rilanciando la necessità di supportare adeguatamente il Servizio sanitario nazionale: a parità di numero di pazienti la complessità dell’assistenza a volte è maggiore perché i pazienti anche con malattia avanzata vivono più a lungo e hanno accesso a più linee terapeutiche rispetto a prima. Questo si traduce in un impegno maggiore del Ssn sia per durata che per risorse per paziente, tra esami strumentali e numero di visite nonché per operatori da coinvolgere nei percorsi assistenziali. Oggi un paziente con tumore del polmone metastatico riceve un trattamento molto più lungo e complesso di anni fa e questa è un’ottima notizia ma significa anche dover garantire in modo equo e tempestivo una serie di servizi che altrimenti sarebbe difficile offrire. Per questo Aiom si sta impegnando anche sulla prevenzione: un parametro fondamentale in questa scommessa è la capacità del sistema di ridurre i casi potenziando la prevenzione primaria (stili di vita) e secondaria che grazie agli screening si traduce (eventualmente) mediamente in una malattia trattabile prima e in maniera definitiva con la guarigione. «Se scommettiamo sulla prevenzione, ovviamente investiamo anche sulla sostenibilità del sistema però detto questo ci sarà sempre chi si ammalerà nel contesto di una popolazione che continua a invecchiare: inevitabilmente i tumori che sono malattie legate anche all’invecchiamento saranno sempre più numerosi quindi per trattare bene chi si ammala dovremo avere anche risorse adeguate per il Servizio sanitario nazionale. I dati sul calo della mortalità confgermati dalla Commissione Ue sono la prova che un Paese con un servizio sanitario universalistico riesce a garantire mediamente un outcome buono, garantendo l’accesso alle cure migliori indipendentemente dal reddito. Questa è la prova della necessità di salvaguardare il Servizio sanitario pubblico e speriamo che si faccia sempre meglio con l’ampliamento della copertura a interventi di efficacia dimostrata nella riduzione della mortalità come l’inserimento dello screening del polmone per i soggetti a rischio nei Livelli essenziali di assistenza. Idem - conclude - per la sorveglianza ereditaria di pazienti con un tumore ereditario che nel nostro Paese sono stimati in circa 1,2 milioni».

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti