Usa

Trump: «Valuto rinvio dazi sulle auto». Poi colpisce i pomodori dal Messico e insiste su farmaci e chip

Il presidente ha suggerito di esentare temporaneamente le case automobilistiche dalle tariffe per dar loro il tempo di adattare le catene di approvvigionamento. Intanto la Cina blocca le terre rare

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Donald Trump potrebbe fare l’ennesima giravolta sui dazi, questa volta sul 25% inflitto alle auto. Parlando con i reporter, il presidente ha suggerito di esentare temporaneamente le case automobilistiche dalle tariffe per dare loro il tempo di adattare le proprie catene di approvvigionamento. «Sto valutando una soluzione che possa aiutare alcune case automobilistiche in questo senso», ha detto spiegando che esse hanno bisogno di tempo per trasferire la produzione da Canada, Messico e altri paesi.

«Hanno bisogno di un po’ di tempo perché produrranno i loro prodotti qui, ma hanno bisogno di un po’ di tempo. Quindi sto parlando di cose del genere», ha detto. Matt Blunt, presidente dell’American Automotive Policy Council, un’associazione che rappresenta Ford, General Motors e Stellantis, ha affermato che il gruppo condivide gli obiettivi di Trump di aumentare la produzione nazionale. «C’è una crescente consapevolezza che dazi estesi sui componenti potrebbero minare il nostro obiettivo comune di costruire un’industria automobilistica americana fiorente e in crescita, e che molte di queste transizioni della catena di approvvigionamento richiederanno tempo», ha affermato Blunt.

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L’amministrazione Trump ha poi annunciato dazi del 20,9% sulla maggior parte delle importazioni di pomodori dal vicino Messico, che è uno dei fornitori principali di questo prodotto importato dagli Stati Uniti. Il ministero del commercio Usa ha rescisso un accordo del 2019 perché «non è riuscito a proteggere i coltivatori di pomodori statunitensi dalle importazioni messicane a prezzi iniqui». «Questa azione consentirà ai coltivatori di pomodori statunitensi di competere lealmente sul mercato», ha aggiunto il ministero.

Trump continua dunque a seminare caos nella sua guerra commerciale planetaria, rivelando che già questa settimana annuncerà dazi sui semiconduttori, anche se ci sarà flessibilità con alcune aziende del settore. Ciò significa che l’esclusione degli smartphone e dei computer dalle tariffe reciproche con la Cina avrà vita corta. Il presidente ha inoltre confermato che colpirà anche i farmaci.

Intanto il tycoon vanta le sue politiche commerciali per intestarsi il merito della mossa di Nvidia, che produrrà i suoi supercomputer di intelligenza artificiale interamente negli Stati Uniti per un valore di 500 miliardi di dollari nei prossimi quattro anni. E mentre la Cina blocca per ritorsione l’export di terre rare, Seul stanzia 4,9 miliardi in funzione anti dazi Usa sui microchip.

Xi Jinping ha infatti sospeso le esportazioni di diversi elementi critici di terre rare, metalli e magneti, e avviato il suo tour nel sudest asiatico come difensore della stabilità contro il caos di Donald Trump. La minaccia sulle terre rare è una delle armi più temute che potrebbe portare al blocco delle forniture, non solo agli Stati Uniti ma a tutto l’Occidente, di componenti essenziali per l’industria bellica, elettronica, automobilistica, aerospaziale. Ma anche dei semiconduttori e di un’altra vasta gamma di beni di consumo. A rischio è l’hi-tech globale. Pechino, ha riferito il New York Times, lavora alla messa a punto di un nuovo sistema regolamentare che, una volta entrato in vigore, potrebbe tagliare fuori in via definitiva alcune aziende, tra cui gli appaltatori militari americani. La stretta attuale, per capirne la portata, riguarda ad esempio sei metalli pesanti di terre rare raffinati interamente in Cina, nonché di magneti in terre rare, il 90% dei quali è prodotto dal Dragone. Incerti i tempi di rilascio delle licenze speciali per le spedizioni che rischiano di prosciugare le attuali scorte estere esistenti.

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