Trump, Musk, la Nasa: come cambieranno le priorità spaziali degli Stati Uniti
Lo spazio potrebbe palesare il primo gioco di forza fra il presidente eletto e il suo endorser più forte
di Emilio Cozzi
8' di lettura
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Altro che X o Tesla, il vero potere di Elon Musk è ultra-terreno: stricto sensu, arriva dallo spazio.
Dove, con la sua SpaceX, in vent’anni ha riscritto ogni regola del gioco. E dove dando, oppure precludendo, l’accesso ai satelliti Starlink dell’esercito ucraino o russo, un uomo può decidere gli equilibri di uno scenario bellico.
Il fatto andrebbe considerato decisivo, visto che una delle partite più importanti per la preminenza politica sul nostro pianeta si giocherà oltre l’atmosfera, in particolare fra la Luna e Marte. Ma ancor prima di considerare le ambizioni spaziali di Paesi emergenti o della Cina, che oltre il cielo ha già intravisto un suo percorso verso la leadership globale, saranno fondamentali le priorità extra-atmosferiche dell’amministrazione Trump, oggi tutt’altro che certe e prevedibili. E sulle quali, appunto, è sempre più evidente l’influenza di Musk e di un gruppo di imprenditori a lui vicini.
Proprio lo spazio potrebbe palesare il primo gioco di forza fra il presidente eletto e il suo endorser più forte, peraltro prossimo a un ruolo pubblico non privo di conflitti di interesse. Un contrasto, beninteso, che anche senza danneggiare uno dei due, potrebbe comunque favorire Musk, suggellandone l’influenza a lungo termine su un settore e un business cruciali.
La volontà di Trump di passare alla storia come il presidente capace di riportare gli Stati Uniti sulla Luna, sbandierata urbi et orbi già durante il suo primo mandato, è infatti nota quanto la convinzione di Musk di essere su questo Pianeta per portare l’umanità su un altro: Marte. Non è escluso che gli obiettivi in parte coincidano, ma nemmeno che le strategie possano divergere e imporre tappe capaci di condizionare l’agenda e gli investimenti statunitensi e, con loro, l’intero settore.





