Il confronto con gli Usa

Tre fronti per l’europa post-americana

Nel giugno 2016 i leader europei approvarono un documento che delineava i principi e gli strumenti della politica estera e di sicurezza del blocco.

di Adriana Castagnoli

Reuters /Cheney Orr/File Photo

4' di lettura

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Nel giugno 2016 i leader europei approvarono un documento che delineava i principi e gli strumenti della politica estera e di sicurezza del blocco. Si trattava del primo tentativo dalla lacerazione della guerra in Iraq di codificare una strategia globale per l’Ue, con un’enfasi sulle relazioni militari, politiche ed economiche fra Usa ed Europa e sulla profondità del legame transatlantico. Sette mesi dopo, gli istinti di “America First” di Donald Trump, il suo scarso impegno nei confronti della Nato e la poca considerazione dell’Ue indicarono che il presidente stava sfidando i principi della politica estera statunitense dalla Seconda guerra mondiale.

Adesso, il secondo mandato di Trump si preannuncia ancor più dirompente per le relazioni militari, politiche ed economiche tra Stati Uniti ed Europa. Perché oltreoceano, anche tra coloro che non sottoscrivono esplicitamente l’etica di “America First”, il sentiment della politica interna e l’attrazione di priorità concorrenti all’estero, in particolare in Asia, stanno divenendo sempre più forti.

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Un’Europa post-americana appare così via via più plausibile. Ma c’è da chiedersi con quali esiti, come osserva Hal Brands, politologo esperto di affari globali. Sarà un’Europa unita, democratica, pacifica o un’Europa frammentata, volatile e conflittuale com’è stata per secoli? L’Ue si è affidata così tanto alla protezione degli Stati Uniti fin dai primi giorni della Guerra Fredda da non aver sviluppato una cultura di pensiero strategico indipendente. Il punto nevralgico resta quale Europa vogliono gli europei e le classi dirigenti europee, se raggiungere la maturità come Unione oppure continuare le schermaglie fra riottosi piccoli stati nazionali.

I fronti principali sui quali la seconda amministrazione Trump metterà a dura prova le relazioni con Bruxelles sono tre: Ucraina, commercio e scenari globali.

In Ucraina, il presidente eletto preme per un accordo di pace fra Mosca e Kiev, ma le sue condizioni non dovranno intaccare la popolarità di Trump evitando gli effetti negativi della ritirata dall’Afghanistan su Biden. Il denaro conta. Il malcontento per il contributo europeo alla relazione transatlantica cova negli Stati Uniti da anni. L’Europa dovrà perciò sostenere la maggior parte dei costi, e altrettanto per la sua difesa raggiungendo il 3 o addirittura il 5% del suo Pil. Questa è una prova cruciale per i 27. Per rafforzare le proprie capacità di difesa in un mondo caotico, l’Ue deve rafforzare la difesa e la sicurezza collettive superando gli interessi nazionali.

Il secondo fronte è economico. Donald Trump, nella annunciata “salva” di tariffe contro amici e nemici, ha avvertito l’Ue perché acquisti più petrolio e gas americani. Singolare che già la presidente Ursula von der Leyen avesse anticipato questa opzione per l’Ue. Gli Stati Uniti sono da tempo il maggiore fornitore di Gnl e petrolio per l’Ue. Nella prima metà del 2024, gli Usa hanno fornito circa il 48% delle importazioni di Gnl del blocco, rispetto al 16% proveniente dalla Russia. Un ampliamento di tali forniture potrebbe tuttavia costituire una leva per esercitare ulteriore pressione su Putin. Ma cruciale per l’Ue è uscire dalla condizione di stallo e arretramento della sua economia rispetto a Usa e Cina. Gli Stati Uniti non solo contano grandi aziende, concentrate per lo più nell’high tech, dominanti per dimensione e innovazione su quelle europee, ma hanno aumentato il distacco del Pil reale sui paesi europei (un dato: il Pil pro-capite reale tedesco nel 2023 è arretrato di 8 punti su quello americano rispetto al 2000).

Il terzo fronte sono i diversi quadranti e scenari globali nei
quali alleanze e interessi di Washington e di Bruxelles
mostrano crepe approfondite dalla politica transazionale di Trump, come accordi sul clima, Medio Oriente e Cina.

Per decenni, l’alleanza transatlantica è stata il pilastro della sicurezza europea. Ma oggi il partenariato dell’Europa con gli Stati Uniti si trova a un bivio cruciale. Con il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, esiste un rischio concreto che l’impegno degli Stati Uniti in Europa possa diminuire drasticamente perché sono cambiati la disposizione e gli umori della politica interna americana circa le prospettive e la leadership degli Stati Uniti nel mondo. L’ala isolazionista del partito repubblicano è in ascesa e, secondo analisti del Carnegie Endowment for International Peace, Trump potrebbe cercare un accordo facile per l’Ucraina dal momento che per le cattive sorti di Kiev si potrebbe sempre incolpare Biden.

L’Europa deve elaborare rapidamente una nuova politica di rapporti con Mosca per il dopo-Ucraina. Un accordo per Kiev concordato da Putin direttamente con Washington potrebbe includere l’abbandono del sostegno americano a Kiev per l’adesione alla Nato, la limitazione o la cessazione degli aiuti, oltre alla fine delle sanzioni per Mosca. Una soluzione che troverebbe corrispondenza nel mindset di Putin su come deve funzionare il mondo, ma che bypasserebbe l’Ue e Kiev.

L’Europa, per rimanere rilevante nella scena globale, deve riformare la sua disfunzionale struttura istituzionale. La frammentazione indebolisce le sue politiche e la sua forza di terza grande economia mondiale e seconda fonte mondiale del flusso di investimenti esteri diretti. Fa riflettere che, sinora, quando il blocco è riuscito ad unirsi come ha fatto per imporre le sanzioni contro la Russia dopo l’invasione dell’Ucraina, dipenda poi da personale e competenze americane per far rispettare le proprie politiche.

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