Usa-Vaticano

Trump e Papa Leone XIV: uno scontro diplomatico senza precedenti e il richiamo allo schiaffo di Anagni

Il nuovo attacco del presidente Usa alla vigilia dell’incontro del papa con Rubio, che tenta di smorzare i toni

di Carlo Marroni

Papa Leone XIV risponde a Trump: "Chi vuole criticarmi lo faccia con la verità"

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Uno scontro che non ha precedenti nella storia contemporanea, e bisogna (forse) risalire allo Schiaffo di Anagni del 1303 – allora c’era Bonifacio VIII, e l’oltraggio arrivò da un nobile in missione per conto del re di Francia – per ritrovare qualcosa di peggio.

Donald Trump quindi torna alla carica, contro Leone XIV: «Penso che stia mettendo in pericolo molti cattolici e molte persone, per lui va benissimo che l’Iran abbia un’arma nucleare» ha detto il presidente nel corso di un’intervista sul canale televisivo Salem News Channel. Una mossa per certi versi del tutto inattesa in questo momento, visto che giovedì 7 maggio il Segretario di Stato, Marco Rubio, è previsto venga ricevuto dal Papa.

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Il papa replica (non era previsto) a Castelgandolfo

Immediata la replica di Leone, anche questa non scontata per i tempi brevissimi: «La missione della Chiesa è annunciare il Vangelo, predicare la pace. Se qualcuno vuole criticarmi per annunciare il Vangelo, che lo faccia con la verità». Fuori da Villa Barberini, sua residenza a Castel Gandolfo, Leone si è fermato con il gruppo di giornalisti e ha risposto alle loro domande: «La Chiesa da anni ha parlato contro tutte le armi nucleari, quindi lì non c’è nessun dubbio», ha detto il Papa, replicando alle affermazioni di Trump, secondo il quale il Pontefice riterrebbe accettabile il fatto che l’Iran possegga l’arma nucleare, mettendo a rischio tutti i cattolici.

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Il Segretario di Stato Usa: Trump è stato frainteso

Rubio nella stessa sera in una conferenza alla Casa Bianca ha cercato di smorzare i toni: «Le parole del presidente sono state fraintese» e l’ha buttata sul fatto che solo Trump sta cercando di fare qualcosa sull’Iran a differenza dei suoi predecessori. Insomma il messaggio è che l’incontro, in calendario da tempo, è dedicato alla libertà religiosa, e in particolare alla situazione di Cuba. Si vedrà. Un incontro annunciato domenica scorsa che è stato letto come una mossa di riavvicinamento tra l’amministrazione di Washington e la Santa Sede dopo gli attacchi dello stesso Trump (ma anche del vice presidente JD Vance) contro Leone di metà aprile, in coincidenza con l’avvio del lungo viaggio in Africa.

L’Ambasciatore presso la Santa Sede: sarà un incontro “franco”

Che il clima non fosse del tutto rilassato era emerso anche qualche ora prima quando Brian Burch, ambasciatore Usa presso la Santa Sede, un cattolico ultra conservatore fondatore dell’organizzazione Catholic Vote, aveva dichiarato che l’incontro includerà una “conversazione franca” sulle politiche dell’amministrazione Trump, che in linguaggio diplomatico significa anche uno scontro.

 «Le nazioni hanno divergenze, e credo che uno dei modi per superarle sia attraverso la fraternità e un dialogo autentico», ha affermato Burch. «Credo che il Segretario venga qui con questo spirito», ha detto Burch secondo quanto scrive Reuters. «Per avere una conversazione franca sulla politica statunitense, per impegnarsi in un dialogo».

 Torna a salire quindi la temperatura tra Usa e il Papa americano, che già aveva replicato a Trump durante il viaggio in Africa, quando detto di «non avere paura» del presidente.

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Parolin: il Papa va avanti per la sua strada

La sera di martedì 5 maggio intanto il segretario di Stato Vaticano, il cardinale Pietro Parolin, a margine delle celebrazioni per i 70 anni di Casa sollievo della sofferenza, è intervenuto sulle parole del presidente Usa. «Il Papa ha già risposto, io non aggiungerei nulla», ha detto, sottolineando che Prevost «ha dato una risposta molto, molto cristiana dicendo che lui sta facendo quello che il suo ruolo esige e cioè di predicare la pace». E ha aggiunto: «Che questo possa piacere o non possa piacere è un discorso capiamo che non tutti sono sulla stessa linea; però diciamo che quella è la risposta del Papa».

Parolin ha poi specificato che «il Papa va avanti per la sua strada, nel senso di predicare il Vangelo, la pace come direbbe San Paolo» in ogni occasione “opportuna e inopportuna’”. Per il cardinale Segretario di Stato Vaticano «anche di fronte a questi nuovi attacchi io non so se il Papa» risponderà, ha proseguito, «probabilmente non avrà occasione di rispondere perché quell’occasione», lo scorso 13 aprile, «c’era l’incontro coi giornalisti ma la linea rimane quella».

Lo scontro partito da settimane

Cosa era accaduto? Già il 7 aprile Trump aveva alzato il livello dello scontro con l’ultimatum all’Iran: «Un’intera civiltà sta per morire». Leone a stretto giro aveva replicato che una tale affermazione «non è accettabile».

Pochi giorni dopo, il 13 aprile, l’attacco nei confronti di Leone diventa diretto e personale. «È pessimo in politica estera», «non voglio un che ritenga accettabile che l’Iran possieda l’arma nucleare». Quindi l’affondo: «Preferisco di gran lunga suo fratello Louis perché è totalmente Maga». Il papa, come detto in viaggio per l’Africa, aveva replicato per le rime.

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Dietro agli attacchi partita di politica interna americana

In realtà la visita di Rubio – prima di questa nuova uscita – veniva letta come una abile mossa di appeasement: Rubio, cattolico dalla nascita (Vance è convertito), non era entrato negli attacchi al Papa, e pur essendo un sostenitore convinto dell’attacco all’Iran (a differenza di Vance) era rimasto defilato. In questa partita c’è naturalmente una componente preponderante di politica interna: secondo molti osservatori il nuovo attacco di Trump è volto a tentare di consolidare il consenso tra gli elettori cattolici ultraconservatori (lo avevano votato il 55%, ora i sondaggi sono in calo per il mid-term), anche se è prevedibile che i vescovi, anche quelli più trumpiani, si schierino a difesa del Papa.

L’altra variabile è la competizione tra Rubio e Vance per le prossime presidenziali (il presidente per adesso sembra tifare per il Segretario di Stato), e la variabile cattolica è certamente un elemento fondamentale. Per ora l’udienza di domani è confermata, ma certamente il clima non è buono. C’è chi ricorda che nel 2020 Francesco rifiutò di ricevere l’allora segretario di Stato di Trump, Mike Pompeo, che era arrivato a Roma per cercare di stoppare il rinnovo dell’accordo tra Cina e Santa Sede per la nomina dei vescovi (poi siglata più volte).

Riccardi (Sant’Egidio): un boomerang per Trump

«L’attacco di Trump è stato un boomerang ed è dispiaciuto ai cattolici Usa di ogni orientamento che sono contenti di aver un americano che ha solo svolto la sua missione di opporsi alle guerre. Questo è un problema per la Casa Bianca e Rubio riannoda i fili del dialogo sulle questioni internazionali: Medio Oriente, Ucraina, Cuba, Venezuela» ha affermato Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, in un’intervista alla Stampa. «Non si sa - aggiunge - quando inizierà il post-Trump e quale posto vi avrà Rubio, ma è un cattolico per tradizione familiare e più di Vance, è adatto a discutere con la Santa Sede dove sono molto attenti ai dossier latinoamericani come Cuba e il futuro del Venezuela. Ciò per il background di Prevost e l’anima latina della Chiesa Usa».

Parlando del coinvolgimento della Cina per il perseguimento della pace, Riccardi ricorda che «Rubio conosce bene l’interlocuzione vaticana con la Cina. La Santa Sede verso Pechino non è guidata da calcoli politici, ma da una visione pastorale. Oggi Pechino, che ha voce in capitolo in scenari come l’Iran, è consapevole che la Santa Sede ha un ruolo internazionale. La Cina è un player globale».

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