Benvenuti nel mondo distopico di Trump, dove gli amici diventano nemici. E viceversa
La politica estera di Trump: attacchi verso i vicini, l'Europa come potenziale concorrente e la Russia come comprimaria. Almeno nella sua visione in stile Philip K. Dick
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Benvenuti nel mondo distopico di Donald Trump, dove gli amici storici sono i nemici da colpire e dove la pace si ottiene deportando i civili e consegnando gli aggrediti agli aggressori. L’ultima dichiarazione straniante, almeno per ora, è che la colpa della guerra in Ucraina è... dell’Ucraina, non dell’invasore russo.
Washington, abbiamo un problema. Anzi, forse più di uno. Il primo è che la realtà supera la fantasia, soprattutto al di là dell’Atlantico, e le ripercussioni rischiano di essere uno tsunami su questa sponda: dall’effetto dei dazi sull’acciaio e l’alluminio, alla consegna di fatto dell’Ucraina nelle mani di Putin, dalle mire sulla Groenlandia, alla minaccia di ridimensionare la Nato fino all’endorsement offerto (da Elon Musk e dal vice presidente Vance) ai neonazisti tedeschi dell’Afd. Da quando si è insediata, la nuova Amministrazione americana ha orientato la maggior parte dei suoi attacchi verso i vicini (Canada e Messico) e l’Europa, soprattutto.
Persino le frasi rivolte alla Cina sono state più caute, meno ostili di quelle destinate al Vecchio continente, nonostante l’aumento dei dazi anche nei confronti di Pechino. La Russia, poi, è stata oggetto solo di una generica promessa di inasprimento delle sanzioni.
Se, dopo il primo mandato, qualcuno avesse avuto ancora dei dubbi o delle illusioni, nel mondo di Trump (e di Musk) l’Europa intesa come Ue non è più - o non solo - un alleato bensì soprattutto un potenziale concorrente, un possibile terzo incomodo nel teatro bipolare della competizione economico-militare mondiale tra Usa e Cina.
Nel mondo di Trump è probabile che la Russia sia destinata a un ruolo da comprimaria, gestibile e arginabile.



