Opinioni

Benvenuti nel mondo distopico di Trump, dove gli amici diventano nemici. E viceversa

La politica estera di Trump: attacchi verso i vicini, l'Europa come potenziale concorrente e la Russia come comprimaria. Almeno nella sua visione in stile Philip K. Dick

di Carlo Andrea Finotto

Aggiornato il 4 marzo 2025 alle 09:47

epaselect epa11887524 A demonstrator holds up a placard reading 'in Trump they trust' as families of Israeli hostages held by Hamas in Gaza and their supporters protest outside the Israeli Prime Minister's office in Jerusalem, 11 February 2025, calling for the immediate release of the hostages amid an Israel-Hamas hostage release and ceasefire deal.  EPA/ABIR SULTAN

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Benvenuti nel mondo distopico di Donald Trump, dove gli amici storici sono i nemici da colpire e dove la pace si ottiene deportando i civili e consegnando gli aggrediti agli aggressori. L’ultima dichiarazione straniante, almeno per ora, è che la colpa della guerra in Ucraina è... dell’Ucraina, non dell’invasore russo.

Washington, abbiamo un problema. Anzi, forse più di uno. Il primo è che la realtà supera la fantasia, soprattutto al di là dell’Atlantico, e le ripercussioni rischiano di essere uno tsunami su questa sponda: dall’effetto dei dazi sull’acciaio e l’alluminio, alla consegna di fatto dell’Ucraina nelle mani di Putin, dalle mire sulla Groenlandia, alla minaccia di ridimensionare la Nato fino all’endorsement offerto (da Elon Musk e dal vice presidente Vance) ai neonazisti tedeschi dell’Afd. Da quando si è insediata, la nuova Amministrazione americana ha orientato la maggior parte dei suoi attacchi verso i vicini (Canada e Messico) e l’Europa, soprattutto.

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Persino le frasi rivolte alla Cina sono state più caute, meno ostili di quelle destinate al Vecchio continente, nonostante l’aumento dei dazi anche nei confronti di Pechino. La Russia, poi, è stata oggetto solo di una generica promessa di inasprimento delle sanzioni.

Se, dopo il primo mandato, qualcuno avesse avuto ancora dei dubbi o delle illusioni, nel mondo di Trump (e di Musk) l’Europa intesa come Ue non è più - o non solo - un alleato bensì soprattutto un potenziale concorrente, un possibile terzo incomodo nel teatro bipolare della competizione economico-militare mondiale tra Usa e Cina.

Nel mondo di Trump è probabile che la Russia sia destinata a un ruolo da comprimaria, gestibile e arginabile.

Il presidente americano aveva promesso la pace in 48 ore in Ucraina e la soluzione del conflitto tra Israele e Hamas, nella Striscia di Gaza. Le soluzioni proposte farebbero invidia a Philip K. Dick.

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Agli ucraini e a Volodymyr Zelensky, che forse non avevano ancora assimilato il cambio di registro a Washington, Trump ha ricordato che l’Ucraina potrebbe anche ritornare a essere Russia... come ai tempi degli Zar e dell’Unione Sovietica. E come piacerebbe tanto a Vladimir Putin: in fondo era l’obiettivo dell’Operazione speciale. E la pace sarebbe assicurata... E per accelerare “la pace” gli Usa hanno nnunciato lo stop agli aiuti a Kiev.

Il pranzo è servito anche a chi si chiedeva quale fosse stata l’efficacissima strategia dell’inviato speciale di Trump in Medio Oriente, capace di strappare a Israele e al suo governo di estrema destra l’accordo per il cessate il fuoco e lo scambio ostaggi-prigionieri. Ecco l’uovo di Colombo: la questione Gaza e la questione palestinese si risolvono eliminando le questioni, spostando i palestinesi in un posto tranquillo. Benjamin Netanyahu (tra i pochi veri alleati di Trump) ha già indicato dove. O magari, se i Paesi arabi faranno resistenza, in un’isola artificiale davanti alla Riviera di Gaza, osservati da Donald e Bibi intenti a sorseggiare un drink con cannucce rigorosamente di plastica.

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