Relazioni

Trump e Arnault, un antico legame fra imprese e politica

L’amicizia fra il presidente Usa e il fondatore di Lvmh risale agli anni 80, quando erano entrambi imprenditori nel real estate. Nel tempo il gruppo francese ha aperto nel Paese tre manifatture e non è escluso che possano arrivarne altre

di Chiara Beghelli

Bernard Arnault e Donald Trump all’inaugurazione della manifattura Louis Vuitton in Texas nel 2019

2' di lettura

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L’ingresso della Trump Tower e quello del flagship store di Tiffany & co. lungo la Fifth Avenue distano solo una trentina di passi e segnano un altro tipo di prossimità: quella fra l’attuale presidente degli Stati Uniti, che completò la torre simbolo del suo impero nel 1983, e Bernard Arnault, presidente e ad di Lvmh, che nel 2021 ha rilevato il più importante e noto marchio di gioielleria statunitense per la cifra record di 15,8 miliardi di dollari.

Un legame simbolico e personale, quello fra i due imprenditori, confermato e rinsaldato lo scorso 20 gennaio dalla partecipazione di Arnault (con la moglie Hélène e i figli Delphine e Alexandre) alla cerimonia di insediamento di Donald Trump come 47esimo presidente degli Stati Uniti. Un legame antico, che risale ai primi anni Ottanta, quando Arnault lasciò la Francia, e le nuove politiche economiche del presidente socialista Mitterand, per trasferirsi negli Stati Uniti, dove acquistò una villa in stile mediterraneo affacciata sul Long Island Sound, proprio in quella New York dove l’impero di Trump stava crescendo.

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All’epoca anche Arnault era impegnato nello sviluppo di attività immobiliari, proprio come il tycoon. E anche se già nel 1984 rientrò a Parigi, per rilevare il gruppo tessile Boussac, che a sua volta controllava il morente marchio Christian Dior, e piantare così il seme della futura Lvmh, il legame fra i due non è venuto mai meno.

Pochi giorni prima del suo primo insediamento alla Casa Bianca, nel gennaio 2017, Arnault e il figlio Alexandre incontrarono Trump proprio nella Trump Tower: «Lvmh farà delle cose meravigliose nel nostro Paese - disse Trump in quell’occasione -. Lavoro. Tanti posti di lavoro». Due anni più tardi i due si ritrovarono in un ex ranch per bestiame da oltre 100 ettari ad Alvarado, nel Texas, per inaugurare la nuova manifattura Louis Vuitton, la terza negli Stati Uniti, con una capacità di mille posti di lavoro. Il suo nome, Rochambeau Ranch, non fu scelto a caso: Jean-Baptiste-Donatien de Vimeur, conte di Rochambeau, era stato un sostegno decisivo al generale George Washington durante la Guerra d’Indipendenza americana. E la sua statua troneggia proprio davanti alla Casa Bianca, nel cuore di Lafayette Square.

Quella texana potrebbe non essere l’ultima manifattura su suolo americano del più grande gruppo del lusso, dal momento che durante l’incontro con la stampa in occasione della presentazione del bilancio 2024, lo scorso gennaio, e dopo aver lodato l’approccio anti-burocratico di Elon Musk, lo stesso Arnault ha affermato che le autorità statunitensi starebbero cercando di convincere il suo gruppo a espandere ancora la produzione nel Paese: «È qualcosa che stiamo esaminando seriamente».

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