Le reazioni

Dazi Usa, la moda a rischio punta sulle negoziazioni

di Marta Casadei

A model presents a creation by Prada during the Milan Fashion Week Spring/Summer 2025, in Milan, Italy, 19 September 2024. The Milano Moda Donna SS 2025 runs from 17 to 23 September.. ANSA/DANIEL DAL ZENNARO

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I dazi al 20% sulle produzioni europee annunciati da Donald Trump nel “Liberation day” del 2 aprile spaventano la moda italiana. Che negli Usa ha un importante mercato di sbocco e che già nel 2024 ha sperimentato una flessione delle esportazioni verso questo Paese strategico: l’interscambio di tessile-abbigliamento dall’Italia agli Stati Uniti da gennaio a dicembre 2024 è stato pari a 2,8 miliardi di euro, in flessione dello 0,7% rispetto al 2023.

Il giorno dopo l’annuncio del presidente Usa - che nemmeno l’amicizia con Bernard Arnault ha potuto dissuadere dall’includere la moda e il lusso nel novero dei prodotti tassati, al momento tutti indistintamente - l’atteggiamento delle imprese è quasi un «wait and see», per dirla all’americana: aspettare e vederecosa può cambiare in sede di contrattazione.

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Secondo uno studio di Prometeia che risale a novembre 2024, la moda sarebbe uno dei settori più colpiti dall’aumento degli oneri: all’epoca l’ipotesi era di un dazio “generalizzato” del 10% e il settore fashion, in questa ipotesi, sarebbe stato il più impattato dopo la meccanica con perdite fino a un miliardo e mezzo di euro.

Tamborini (Confindustria Moda): «Le tariffe ridisegneranno la filiera»

Ora che i dazi verso l’Unione Europea, lo ha annunciato Trump, saranno del 20%, i rischi salgono vanno oltre l ’effetto sul valore delle esportazione negli Usa. Specialmente in un momento storico che vede già il settore in sofferenza. «La moda nella su dimensione globale è chiamata a ridisegnare rotte e approvvigionamenti - ha detto Sergio Tamborini, presidente di Confindustria Moda Federazione Tessile Abbigliamento -. Per come è strutturata la filiera a preoccupare non sono, infatti, soltanto i dazi americani sui prodotti europei e le conseguenze dirette in termini di mancati ricavi, quanto l’impatto delle misure sulle fasi produttive e distributive, a partire dall’approvvigionamento delle materie prime e nella confezione dei capi». Secondo Tamborini, «Le aziende e i brand si trovano a far fronte a un’ennesima sfida: ritoccare ulteriormente i listini o scegliere nuove destinazioni per la produzione e il commercio».

Tornando alle esportazioni di tessile abbigliamento verso gli Usa nel ranking delle top-destination delle esportazioni l’America è risultata essere il terzo mercato di sbocco con un’incidenza del 7,4% sul totale del Tessile-Abbigliamento esportato con una predominanza del comparto dell’Abbigliamento con 2,3 miliardi di euro. I settori che hanno performato meglio sono stati la filatura serica, il tessile casa e la Calzetteria. Giocoforza saranno queste aree a veder ridimensionati i propri confini di crescita negli Usa.

Pelletteria e accessori, Ceolini: «Speriamo nelle negoziazioni»

Anche l’altra anima di Confindustria Moda, quella che riunisce la filiera della pelle-accessori, ha lanciato più volte l’allarme dazi: verso gli Usa nel 2024 sono volate calzature per 1 miliardo e 388 milioni di euro (-4,9% rispetto al 2023); borse e piccola pelletteria per 1 miliardo e 216 milioni di euro (-1,6%); pelli per 162 milioni di euro (-4,1%) e pellicce per 21 milioni di euro (-11,9%). In totale, quindi, circa 2,8 miliardi.

«A seguito dell’annuncio da parte dell’amministrazione Trump sull’imposizione di nuovi dazi del 20% su tutte le esportazioni europee, esprimo grande preoccupazione per le ripercussioni che questa decisione avrà sulle nostre imprese e sul settore degli accessori moda - ha detto Giovanna Ceolini, presidente di Confindustria Moda Accessori -. L’aumento dei costi per i consumatori americani potrebbe, infatti, ridurre drasticamente la domanda per i nostri prodotti, con conseguenze negative per le nostre imprese e per i posti di lavoro, che sono una risorsa fondamentale per il nostro settore». Ceolini fa appello alle istituzioni europee: «Il nostro settore, messo a dura prova da difficoltà economiche e incertezze geopolitiche, non può permettersi un ulteriore ostacolo: per questo confidiamo in un intervento tempestivo ed efficace delle istituzioni europee per proteggere il futuro delle nostre imprese e dei nostri lavoratori. Speriamo che, attraverso le negoziazioni a cui lo stesso Trump ha accennato, la situazione possa trovare una soluzione».

Non si è pronunciata, invece, la Camera nazionale della moda italiana, che riunisce i principali brand del settore, ma più volte il presidente Carlo Capasa aveva espresso preoccupazione verso l’introduzione di queste misure protezionistiche.

A rischio le produzioni premium e accessibili

I dazi potrebbero non impattare eccessivamente sugli acquisti di lusso visto che i consumatori al top della piramide sono in generale “inelastici” al variare del prezzi - né avrebbero un effetto leva sulle produzioni: alcune lavorazioni non sono esportabili - mentre potrebbero avere un effetto su quelle di medio e basso prezzo. Inolte, sui prodotti di fascia alta, come ha sottolineato Luca Solca di Bernstein, vengono applicati già dei dazi all’import negli Usa e quindi se il 20% incorporasse le tariffe già applicate l’effetto sarebbe mitigato. Secondo alcuni analisti interpellati già a febbraio, poi, l’aumento degli oneri porterà a un butterfly effect in mercati importanti come la Cina - la cui ripresa va a rilento e potrebbe rallentare ancora - e in mercati come la Germania sulla quale peseranno i dazi sui settori dell’automotive, dell’acciaio e della componentistica meccanica.

Effetto contrario sul tax free: raddoppierà

Tra i (pochi) effetti positivi finora segnalati potrebbe esserci un aumento della spesa tax free: gli americani oggi contribuiscono al valore totale per circa un quarto e secondo quanto dichiarato da Mathieu Grac, vp Intelligence Strategy di Global Blue, il principale operatore tax free europeo «L’aumento dei prezzi che potrebbe scaturire dall’inasprimento delle tariffe comporterebbe un incremento proporzionale doppio. Resta da capire se l’Europa verrebbe considerata la destinazione più vicina per fare shopping, o se gli americani andrebbero in Canada».

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