Dazi Usa, la moda a rischio punta sulle negoziazioni
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I dazi al 20% sulle produzioni europee annunciati da Donald Trump nel “Liberation day” del 2 aprile spaventano la moda italiana. Che negli Usa ha un importante mercato di sbocco e che già nel 2024 ha sperimentato una flessione delle esportazioni verso questo Paese strategico: l’interscambio di tessile-abbigliamento dall’Italia agli Stati Uniti da gennaio a dicembre 2024 è stato pari a 2,8 miliardi di euro, in flessione dello 0,7% rispetto al 2023.
Il giorno dopo l’annuncio del presidente Usa - che nemmeno l’amicizia con Bernard Arnault ha potuto dissuadere dall’includere la moda e il lusso nel novero dei prodotti tassati, al momento tutti indistintamente - l’atteggiamento delle imprese è quasi un «wait and see», per dirla all’americana: aspettare e vederecosa può cambiare in sede di contrattazione.
Secondo uno studio di Prometeia che risale a novembre 2024, la moda sarebbe uno dei settori più colpiti dall’aumento degli oneri: all’epoca l’ipotesi era di un dazio “generalizzato” del 10% e il settore fashion, in questa ipotesi, sarebbe stato il più impattato dopo la meccanica con perdite fino a un miliardo e mezzo di euro.
Tamborini (Confindustria Moda): «Le tariffe ridisegneranno la filiera»
Ora che i dazi verso l’Unione Europea, lo ha annunciato Trump, saranno del 20%, i rischi salgono vanno oltre l ’effetto sul valore delle esportazione negli Usa. Specialmente in un momento storico che vede già il settore in sofferenza. «La moda nella su dimensione globale è chiamata a ridisegnare rotte e approvvigionamenti - ha detto Sergio Tamborini, presidente di Confindustria Moda Federazione Tessile Abbigliamento -. Per come è strutturata la filiera a preoccupare non sono, infatti, soltanto i dazi americani sui prodotti europei e le conseguenze dirette in termini di mancati ricavi, quanto l’impatto delle misure sulle fasi produttive e distributive, a partire dall’approvvigionamento delle materie prime e nella confezione dei capi». Secondo Tamborini, «Le aziende e i brand si trovano a far fronte a un’ennesima sfida: ritoccare ulteriormente i listini o scegliere nuove destinazioni per la produzione e il commercio».
Tornando alle esportazioni di tessile abbigliamento verso gli Usa nel ranking delle top-destination delle esportazioni l’America è risultata essere il terzo mercato di sbocco con un’incidenza del 7,4% sul totale del Tessile-Abbigliamento esportato con una predominanza del comparto dell’Abbigliamento con 2,3 miliardi di euro. I settori che hanno performato meglio sono stati la filatura serica, il tessile casa e la Calzetteria. Giocoforza saranno queste aree a veder ridimensionati i propri confini di crescita negli Usa.








