Guerre commerciali

Accordo quadro USA-Cina: magneti e minerali rari al centro dei negoziati commerciali

Trump e Xi Jinping confermano intesa su dazi e tariffe commerciali, con focus su materiali strategici. Sospensione temporanea dei dazi reciproci in attesa di approvazione finale

di Marco Valsania

3' di lettura

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L’amministrazione Trump mette a segno una coppia di colpi sul fronte commerciale. A Londra le delegazioni ai massimi livelli di Stati Uniti e Cina hanno annunciato di aver raggiunto un’intesa quadro sul ripristino della tregua che aveva visto i due Paesi sospendere la maggior parte delle rispettive tariffe. Nel frattempo in patria ha strappato alla Corte d’Appello una proroga di due mesi, fino al 31 luglio, della sospensione del blocco dei dazi cosiddetti reciproci contro decine di Paesi e che erano stati bocciati come illegali in primo grado da uno speciale tribunale federale sul commercio.

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Accordo di massima in attesa dell’ok di Trump e Xi

L’accordo è stato confermato da un intervento dello stesso presidente Usa sul social Truth, dove scrive: «Il nostro accordo con la Cina è stato concluso, soggetto all’approvazione definitiva del presidente Xi e di me. La Cina fornirà tutti i magneti e i minerali rari necessari. Allo stesso modo, forniremo alla Cina ciò che è stato concordato, compresi i visti agli studenti cinesi che utilizzano i nostri college e università (cosa che mi è sempre piaciuta!)». Nell’intesa raggiunta a Londra i dazi resteranno allo stesso livello di quanto stabilito nelle settimane scorse a Ginevra, quando gli Usa si sono impegnati a ridurre le tariffe sul made in China al 30% e la Cina al 10%.

Sul primo punto, le delegazioni hanno affermato che di fatto torna in vigore il patto siglato a Ginevra, dopo che entrambi avevano denunciato violazioni. Il Segretario al Commercio Howard Lutnick ha parlato di un’intesa siglata da una “stretta di mano” , che verrà adesso portata al Presidente Donald Trump e al Presidente Xin Jinping. Un alto funzionario di Pechino a Londra assieme al capo negoziatore, il vice premier He Lifeng, ha confermato che le parti hanno raggiunto «un accordo di principio».

Prima dell’intervento di Trump su Truth, nessun dettaglio sul contenuto dell’accordo era emerso. Tra le questioni di sostanza più difficili e che avevano causato l’impasse, l’accesso Usa a terre rare e minerali critici cinesi e quello di Pechino a semiconduttori per l’intelligenza artificiale made in Usa.

Lutnick: «I dazi alla Cina restano ai livelli attuali»

Il livello dei dazi sul Made in China non cambierà rispetto ai livelli attuali. Lo ha precisato il segretario al Commercio Howard Lutnick nel corso di un’intervista a Cnbc. Dopo il vertice di Ginevra il mese scorso, gli Stati Uniti e la Cina si sono impegnati a ridurre le rispettive tariffe al 30% e al 10%. Donald Trump su Truth annunciando l’accordo raggiunto a Londra con Pechino ha parlato di dazi al 55%, ma la Casa Bianca ha precisato che la cifra indicata dal presidente include le tariffe imposte nel secondo mandato (10% quelle universali e 20% sul fentanyl) e quelle del 25% imposte nel primo mandato.

I dazi reciproci incombono ancora

Sul secondo punto, la Corte d’appello ha accettato la richiesta della Casa Bianca di mantenere per ora validi i dazi reciproci. Quei dazi sono al momento in gran parte sospesi, tranne un balzello universale del 10%, ma potrebbero entrare in vigore il 9 luglio se i partner di Washington, Unione Europea compresa, non raggiungeranno accordi comprensivi sull’interscambio. L’unico paese che ad oggi ha firmato un provvisorio accordo è la Gran Bretagna. La Corte ha deciso che ascolterà il merito del caso il 31 luglio. La vicenda potrebbe successivamente arrivare alla Corte Suprema.

La battaglia giudiziaria

La US Court of International Trade aveva il mese scorso in primo grado dichiarato illecite le tariffe reciproche imposte da Trump sulla base di una legge di emergenza economica nazionale, affermando che il Presidente aveva abusato dei suoi poteri. Il caso era stato portato da cinque piccole aziende. I magistrati d’appello, davanti al ricorso immediato di Trump, avevano tuttavia congelato la sentenza.

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