Negoziati

Dazi, al via incontri Usa-Cina. Primo scoglio: le terre rare

La squadra di Bessent ha visto la delegazione cinese a Londra. Hassett, consigliere di Trump: «La prospettiva è che i minerali vengano rilasciati in quantità, poi penseremo ad altro»

di Marco Valsania - New York

Le delegazioni americana e cinese sui dazi. Il terzo da sinistra è Scott Bessent, il quarto He Lifeng

3' di lettura

3' di lettura

Faccia a faccia a Londra con una posta in gioco che non potrebbe essere più alta: ricucire trattative bilaterali e rilanciare una tregua commerciale tra Stati Uniti e Cina. Delegazioni ai massimi livelli delle due grandi potenze economiche si sono incontrate ieri - o meglio hanno avviato una serie di colloqui - in territorio neutro, nella capitale britannica. Un disgelo dopo strappi che hanno minacciato di scatenare nuove escalation delle tensioni e una telefonata di Donald Trump e Xi Jinping, la scorsa settimana, che ha promesso di riportare in carreggiata negoziati prigionieri di impasse.

Per gli Usa era coinvolta la squadra al completo capitanata dal Segretario al Tesoro Scott Bessent ma anche dai due falchi del protezionismo Howard Lutnick, Segretario al Commercio, e Jamieson Greer, rappresentante commerciale della Casa Bianca. La loro presenza viene considerata in realtà un segno della serietà di Washington. Per Pechino la squadra era guidata dal vice premier He Lifeng, plenipotenziario nel negoziato sull’interscambio.

Loading...

Sul tappeto, subito, una delle principali richieste americane: sblocchi delle terre rare, considerate essenziali per la produzione tech e dove il dominio di Pechino resta indiscusso. La Cina estrae il 69% del totale mondiale di simili minerali. Siamo però solo agli inizi del nuovo round diplomatico: He si tratterrà a Londra fino al 13 giugno nell’ambito di quello che è stato battezzato come il “China-U.S. economic and trade consultation mechanism”, il meccanismo di consultazione bilaterale.

«Il proposito del meeting è assicurare che i cinesi siano seri, di procedere con letterali strette di mano e procedere», ha dichiarato il consigliere economico della Casa Bianca Kevin Hassett all’avvio dei meeting. «La nostra aspettativa è che dopo queste strette di mano le terre rare vengano rilasciate in quantità, poi possiamo dedicarci a trattare questioni minori», ha aggiunto.

La delegazione cinese da Londra ha tuttavia anche rilanciato il corteggiamento di altri partner per spezzare l’assedio americano. In questo caso la Gran Bretagna: He ha indicato che Cina e Regno Unito dovrebbero mantenere uno sviluppo «sostenuto, sano e stabile» delle relazioni economiche, approfondendo scambi e cooperazione. Ha incontrato Rachel Reeves, cancelliere dello scacchiere di Londra. Pechino di recente ha anche suggerito un canale privilegiato per facilitare l’arrivo di terre rare nell’Unione europea.

La Gran Bretagna del primo ministro Keir Starmer è stato il primo e finora l’unico paese a raggiungere un’intesa commerciale con Washington, per quanto ancora da finalizzare, al fine di disinnescare le offensive a colpi di tariffe scatenate da Trump a livello globale per riscrivere gli equilibri dell’interscambio mondiale in nome della sua agenda di America First. Forti dazi contro decine di nazioni sono sospesi fino al 9 luglio ma dovrebbero entrare in vigore in mancanza di compromessi quali quello di Londra.

Di tutti gli scontri quello di Washington con Pechino è tra i più delicati, per dimensioni e implicazioni strategiche. Le due capitali avevano raggiunto un armistizio commerciale l’11 maggio, con uno stop temporaneo (di 90 giorni) di gran parte dei rispettivi dazi per dare tempo alla diplomazia. Da allora sono rimaste tariffe Usa del 30% contro la Cina anziché del 145% e dazi cinesi del 10% contro l’America. In seguito Trump aveva però affermato che i colloqui erano fermi, che il leader cinese Xi Jinping è «un duro» con il quale è difficile tessere accordi e che Pechino violava la tregua. La Cina aveva risposto con identiche accuse. In gioco anzitutto barriere sotto forma di mancate autorizzazioni ai rispettivi export più delicati, per l’appunto le terre rare e altri minerali critici cinesi verso gli Stati Uniti, mentre la Cina ha denunciato blocchi ai semiconduttori Usa necessari per la sua corsa all’intelligenza artificiale.

Nel clima di continua incertezza, l’Ocse ha rivisto di recente al ribasso le previsioni per l’economia globale, al 2,9% dal 3,1%, citando «significativi» aumenti delle barriere al commercio.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti