Elezioni e tensioni

Trump accusa i laburisti britannici d’interferire con il voto sostenendo Harris

I repubblicani hanno presentato una denuncia alla Commissione elettorale di Washington contro il partito del premier Starmer

dal nostro inviato a New York Luca Veronese

USA 24 - Verso le presidenziali negli Stati Uniti - Episodio 36

3' di lettura

3' di lettura

L’accusa di Donald Trump ai laburisti britannici è grave e rischia di complicare le relazioni future tra gli Stati Uniti e il Regno Unito. L’ex presidente americano ha attaccato «l’evidente interferenza straniera» messa in atto dal partito laburista del primo ministro britannico Keir Starmer in questa campagna. E non l’ha fatto con una battuta, durante un comizio con i suoi sostenitori ad acclamarlo.

I repubblicani questa volta si sono mossi per le vie ufficiali, presentando una denuncia alla Commissione elettorale federale di Washington, chiedendo un’indagine sulle attività negli Stati Uniti di alcuni esponenti laburisti britannici a favore dei democratici, e avanzando il sospetto che il partito laburista possa avere finanziato in modo illegale la corsa di Kamala Harris. I documenti presentati dai legali di Trump fanno riferimento a un post diffuso sui social media, e poi cancellato, nel quale un funzionario laburista affermava che quasi 100 attivisti, membri attuali ed ex membri dello staff laburista, stavano per recarsi negli Stati Uniti, e in particolare in alcuni Swing State, per fare aiutare Harris.

Loading...
Loading...

Starmer minimizza: sono volontari, è sempre accaduto

Anche da Londra hanno confermato che alcuni strateghi del partito laburista si sono spostati negli Usa per incontrare i responsabili della campagna democratica e portare l’esperienza della schiacciante vittoria ottenuta nelle elezioni britanniche di luglio. Alcuni consiglieri senior di Starmer, tra cui il suo attuale capo dello staff, Morgan McSweeney, avevano partecipato anche alla Convention democratica di agosto.

Il premier britannico Starmer ha affermato che la denuncia presentata da Trump contro il suo partito «non metterà a repentaglio» le relazioni tra Washington e Londra se l’ex presidente vincerà le elezioni statunitensi il mese prossimo. «Abbiamo avuto di recente una discussione proficua e costruttiva a New York e, naturalmente, come primo ministro del Regno Unito, lavorerò con chiunque il popolo americano sceglierà come presidente nelle elezioni», ha detto ieri Starmer, mentre era in viaggio verso un vertice del Commonwealth a Samoa.

Starmer ha tuttavia spiegato che «in ogni elezione recente, diversi esponenti laburisti hanno partecipato e sostenuto i democratici americani», così come i repubblicani sono stati appoggiati dalla destra britannica. E ha chiarito che anche quest’anno gli attivisti britannici si sono mossi per loro iniziativa, come volontari: negando quindi ogni responsabilità e finanziamento del partito di centro-sinistra britannico.

Scontro tra Washington e Londra

Ma la mossa dei repubblicani è una potenziale complicazione per i rapporti tra Starmer e Trump che è vicino alla destra populista britannica di Nigel Farage e ha sempre avuto ottimi rapporti con l’ex primo ministro conservatore Boris Johnson. La linea politica di Starmer sembra avere poco in comune con le posizioni di Trump. L’ex presidente è sempre stato molto critico nei confronti dell’Ucraina, mentre il Regno Unito ha dal principio sostenuto con fermezza la resistenza di Kiev contro l’invasione decisa dalla Russia di Vladimir Putin. Ma anche la proposta di dazi generalizzati al commercio internazionale avanzata da Trump è lontanissima dagli interessi del Regno Unito, storico alleato americano.

«Trump prende le cose sul personale e si lascia coinvolgere dalle dispute», ha commentato Greg Swenson, presidente del Republican Overseas Uk. «Trump è imprevedibile, ma penso - ha aggiunto Swenson - che se sarà alla casa Bianca ci passerà sopra e lascerà che la ferita guarisca».

Le accuse di interferenza si basano sul sospetto che il partito laburista abbia coperto i costi degli attivisti (in passato, in una vicenda simile per le spese dei volontari pagate dal partito laburista australiano venne multata la campagna dell’indipendente Bernie Sanders). In una nota ufficiale il partito laburista ha tuttavia ribadito che tutti i membri del partito che stanno partecipando alla campagna americana lo stanno facendo «a loro spese».

La denuncia contro i laburisti britannici - alimentata dalla grancassa dei social dell’ormai onnipresente Elon Musk - potrebbe aiutare Trump a sviare le critiche sul sostegno ricevuto dalla destra americana negli anni da Paesi come la Russia. Ma è improbabile che abbia un seguito negli Stati Uniti, dove i team elettorali incontrano abitualmente i rappresentanti dei governi stranieri e ai cittadini stranieri è consentito fare attività politica, purché non ricevano compensi negli Usa o dal loro Paese.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti