(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Banco Bpm festeggia in Borsa la trimestrale migliore delle attese e la revisione delle stime su utili e cedole, mentre, sfumata l'ipotesi di una fusione con Mps, i vertici aprono la porta a un matrimonio con la divisione italiana di Credit Agricole. Il titolo della banca di Piazza Meda è il migliore del listino principale di Piazza Affari.
I numeri del trimestre
L'istituto ha chiuso i primi sei mesi del 2026 con un utile netto dell'operatività corrente di 1,1 miliardi, in crescita del 3,9% rispetto allo stesso periodo del 2025. L'utile netto contabile è in calo del 12,7% (a 1,06 miliardi) e sconta il fatto che nel 2025 l'istituto aveva rivalutato per oltre 200 milioni la partecipazione in Anima. Nel solo secondo trimestre l'utile è stato di 580 milioni a fronte dei 533 previsto dal consensus di mercato. Tornando al semestre, i proventi operativi si sono attestati a 3,2 miliardi (+5,7%), con margine di interesse a 1,5 miliardi (-4,1%) e commissioni nette a 1,4 miliardi (+13,8%). Gli oneri operativi sono stati pari a 1,4 miliardi (+1,5%), per un rapporto cost/income sceso al 43%, «miglior livello di sempre». Quanto alla solidità patrimoniale, il coefficiente Cet 1 è pari al 14,4%.
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Riviste al rialzo le stime su utile e remunerazione
Questi risultati hanno consentito a Banco Bpm di rivedere al rialzo le stime sia sull'utile dell'intero 2026 sia sulla remunerazione dei soci. Nell'intero esercizio l'istituto si aspetta ora un utile superiore a 1,95 miliardi (il target precedente era "circa 1,95 miliardi") e un dividendo per azione maggiore o uguale a un euro (da "circa un euro"). L'obiettivo cumulato di remunerazione degli azionisti nel periodo 2024-2027 è stato così aumentato a circa 7 miliardi dai precedenti 6 miliardi «grazie all'incremento degli utili distribuibili e all'ampia disponibilità di capitale, che manterrà un ampio margine rispetto alla soglia minima di piano del 13%».
Analisti positivi sui conti e sul titolo
Queste indicazioni hanno incassato il plauso unanime degli analisti. In particolare, Barclays considera i risultati del secondo trimestre solidi e apprezza la revisione al rialzo delle previsioni, «in particolare per quanto riguarda la distribuzione».
I risultati di Bpm sono «ben al di sopra delle attese», soprattutto per l'utile netto del periodo aprile-giugno 2026, «grazie a una top line migliore e a un minor costo del rischio», scrive invece Intermonte. Oltretutto la casa d'affari ha alzato il target price sul titolo a 15,7 euro, pur confermando la raccomandazione "Neutral", poichè ritiene che «l'attuale valutazione incorpori già il migliorato profilo di utili insieme a un certo appeal speculativo su fronte M&A, non sufficiente in questa fase a giustificare una view più costruttiva».
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Per Deutsche Bank, Piazza Meda ha «registrato un trimestre solido» con un utile netto superiore alle stime «grazie a una performance molto solida su tutti i fronti, ovvero margine di interesse, commissioni, costi e costo del rischio».
Anche la visione di Equita è positiva e riconosce una «solida performance operativa», oltre a puntare la lente sul «possibile appeal speculativo legato ad eventuali operazioni con Credit Agricole».
Sfumata Mps, porta aperta al Credit Agricole
Sfumata l'ipotesi di una fusione con Banca Monte Paschi Siena, i vertici di Piazza Meda hanno infatti aperto la porta a un matrimonio con l'istituto francese, primo azionista del Banco con il 29,3%. Già negli scorsi giorni il Credit Agricole aveva infatti detto, in occasione della presentazione dei risultati, di desiderare una fusione tra Piazza Meda e la propria divisione italiana. E il ceo di Bpm, Giuseppe Castagna, è tornato sull'argomento dicendo che si tratta di una «possibilità» sul tavolo «da almeno due, tre o quattro anni», «da quando sono diventati nostri azionisti». «Esamineremo questa potenziale opportunità» per valutare «se diventerà possibile e vera nell’interesse di tutti gli azionisti della banca», ha dichiarato, aggiungendo che «da un punto di vista industriale» la fusione sarebbe «molto solida».
Bisognerà però trovare, secondo Castagna, «una soluzione che renda felici tutti gli altri azionisti della banca perché questa transazione possa a un certo punto materializzarsi». D'altra parte, gli investitori si interrogano anche su quali potrebbero essere le mosse del governo in caso di un'aggregazione con l'istituto francese. L'esecutivo, infatti, già in occasione dell'Ops di Unicredit sull'ex popolare milanese, aveva deciso di attivare i poteri del Golden Power per bloccare, di fatto l'operazione.
Parlando del matrimonio sfumato con Mps, Castagna invece ha ribadito che «la decisione di non proseguire con la potenziale opportunità di una fusione è stata presa unicamente dal cda della banca». Infatti, «dopo mesi di attesa non siamo stati in grado di capire» che tipo di transazione si sarebbe potuta realizzare con Siena, anche perché «non saremmo più stati nella posizione di arrivare a un deal in agosto o settembre», vale a dire «prima dell’arrivo dell’offerta pubblica di Intesa Sanpaolo».
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