Banco Bpm alza l’asticella della remunerazione degli azionisti, forte di utili record e di una dotazione patrimoniale superiore alle attese. E spalanca la porta al primo azionista della banca, il Credit Agricole, detentore di una quota pari al 29,3 per cento. Una fusione tra Banco Bpm e Credit Agricole Italia «è stata sempre una possibilità, da almeno due, tre o quattro anni: da quando sono diventati nostri azionisti c’è stata una potenziale opportunità sul tavolo», ha detto il ceo di Piazza Meda, Giuseppe Castagna, rispondendo alle domande degli analisti nel corso della conference call sui conti del primo semestre. «Esamineremo questa potenziale opportunità» per valutare «se diventerà possibile e vera nell’interesse di tutti gli azionisti della banca», ha aggiunto.
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Il ceo Castagna: «Con Agricole Italia operazione solida»
Secondo Castagna «da un punto di vista industriale» sarebbe «una fusione solida», ma «bisogna ovviamene trovare una soluzione che renda felici tutti gli altri azionisti della banca perché questa transazione possa a un certo punto materializzarsi». Castagna ha poi notato di non voler commentare la possibile posizione del Governo sul tema: «Ci sono regole e opportunità da rispettare e non voglio entrare in argomenti che non sono legati a quello che posso provare a decidere», ha detto il banchiere.
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«Lo stop a Mps? Decisione unanime del Cda»
Castagna è tornato però anche sulle trattative, sfumate, con Siena. «Tutta questa speculazione» sul risiko legato a Banco Bpm «credo parta dal fatto che si è enfatizzata una specie di dichiarazione» del Credit Agricole, «che non vedrebbe valore in una transazione con Mps», ma «siamo chiari: la decisione di non proseguire con la potenziale opportunità rappresentata da una fusione con Mps è stata presa unicamente dal cda della banca», ha detto il banchiere. Il board, ha aggiunto, «include quattro componenti eletti nella lista sostenuta dal Credit Agricole», ma «la decisione è stata unanime». Castagna ha poi spiegato che «dopo mesi di attesa non siamo stati in gradi di capire» che tipo di transazione si sarebbe potuta realizzare con Mps, anche perché «non saremmo più stati nella posizione di arrivare a un deal in agosto o settembre», vale a dire «prima dell’arrivo dell’offerta pubblica di Intesa Sanpaolo». Quella che quindi secondo Banco Bpm era «una opportunità molto importante e redditizia, sfortunatamente non si è materializzata».
La nuova remunerazione
Sotto il profilo dei numeri, il nuovo obiettivo prevede distribuzioni complessive per circa 7 miliardi di euro nel periodo 2024-2027, un miliardo in più rispetto al target precedente, da restituire tramite dividendi in contanti e riacquisti di azioni proprie, con una ripartizione ancora da definire.
La prima accelerazione arriverà già con il dividendo intermedio 2026, previsto in circa 750 milioni, con cedola attesa a 0,50 euro per azione, contro gli 0,46 euro e i circa 700 milioni distribuiti come acconto nel 2025.
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Un risultato reso possibile da performance reddituali e patrimoniali in crescita. Nel primo semestre l’utile netto adjusted ha raggiunto il massimo storico di 1,077 miliardi, con una crescita del 7% sul 2025, mentre l’utile netto contabile è stato invece pari a 1,060 miliardi e risulta in calo del 12,7% nel confronto con l’anno precedente.
Su queste basi, il gruppo ha rivisto al rialzo anche la guidance, prevedendo per il 2026 un utile netto superiore a 1,95 miliardi. Un risultato che collocherebbe la banca guidata da Giuseppe Castagna in anticipo rispetto al target di 2,15 miliardi indicato per il 2027.
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