Europa

Trasporto merci Ue: prevale il mare, ma aumenta la quota su strada

Nel 2023, oltre due terzi delle merci nell’Ue hanno viaggiato via mare. Cresce la quota del trasporto su strada, mentre ferroviario e aereo restano marginali

di Davide Madeddu (Il Sole 24 Ore) e Ana Somavilla (El Confidencial, Spagna)

6' di lettura

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Nel 2023, circa il 67,4% delle merci trasportate all’interno del territorio dell’Ue è stato trasportato lungo le vie d’acqua. Il 23,5% è stato trasportato lungo le strade mentre appena il 5,5% sulle ferrovie.

Il trasporto delle merci su strada cresce, ma la quota maggiore è sempre il capo al mare. Nel 2023, circa il 67,4% delle merci trasportate all’interno del territorio dell’Ue è stato trasportato lungo le vie d’acqua. Il 23,5% è stato trasportato lungo le strade mentre appena il 5,5% sulle ferrovie. In questo quadro le “vie d’acqua interne” hanno rappresentato l’1,6% del trasporto merci e quello aereo lo 0,2%. È quanto emerge dall’analisi dei dati sulla divisione modale del trasporto merci pubblicati da Eurostat.

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«Rispetto al 2013, il trasporto su strada è stata l’unica modalità con una quota crescente, aumentando di 2,8 punti percentuali nel periodo di 10 anni - si legge -. Allo stesso tempo, la quota del trasporto marittimo è diminuita di 2,0 punti percentuale, le vie d’acqua interne di 0,6 punti percentuale e il trasporto ferroviario di 0,2 punti». Per 15 dei 22 paesi dell’UE con una costa, la via marittima è stata la principale modalità di trasporto merci e in 10 paesi ha rappresentato oltre il 70% del trasporto merci.

«Nel 2023 il trasporto marittimo di merci è stato predominante in tutti i paesi con porti marittimi, ad eccezione di Belgio, Germania, Lituania, Romania, Polonia e Slovenia. Le quote più elevate del trasporto marittimo di merci sono state osservate in Portogallo, con il 98,2 %, seguito da Cipro (96,5 %), Grecia (96,4 %) e Irlanda (90,8 %) - si legge nel rapporto -. Le quote più basse di trasporto marittimo di merci sono state osservate in Slovenia (9,8%), Polonia (11,3%), Romania (13,5%) e Lituania (17,6%), rendendo il trasporto marittimo solo il terzo o il quarto modo di trasporto in questi paesi. Va notato che queste quote non riflettono solo il trasporto marittimo di merci che si verifica nei porti, ma anche il traffico marittimo che passa attraverso il porto». Il trasporto aereo ha costituito almeno l’1% di tutto il trasporto merci in soli 7 paesi, con Romania (1,6%), Lussemburgo (1,5%), Ungheria e Lituania (1,3% ciascuno) che hanno registrato le quote più elevate. «La quota più elevata del trasporto su strada si è registrata in Lussemburgo, con l’84,5 % nel 2023, seguita dalla Cechia (77,7 %) e dall’Ungheria (70,7 %). Il trasporto su strada è stato il primo o il secondo modo di trasporto principale in tutti i paesi - si legge ancora -. Nel 2023 le quote più basse di trasporto merci su strada sono state osservate in Portogallo (1,5 %), Cipro (3,4 %), Grecia (3,5 %) e Irlanda (8,8 %); questi sono stati i paesi in cui il trasporto marittimo ha dominato maggiormente».

La quota di ciascun modo di trasporto è calcolata in base alle tonnellate-chilometro effettuate da tutte e cinque le modalità di trasporto.

«Un Paese come l’Italia, per come è posizionato al centro del Mediterraneo e con quasi 8.500 chilometri di costa meriterebbe maggior attenzione da parte della politica nazionale rispetto alle potenzialità del trasporto via mare - commenta Arnaldo Boeddu, segretario della Filt Trasporti della Sardegna -. Storicamente, la posizione centrale dell’Italia nel Mediterraneo unita alla sua conformazione peninsulare a cui dobbiamo sommare la presenza di numerosi porti naturali, in passato, hanno assegnato al nostro paese un ruolo fondamentale nel collegamento tra i diversi paesi». Ricordando gli scambi commerciali che legano l’Europa all’Africa e all’Asia, il sindacalista aggiunge che l’Italia «ha perduto il ruolo di paese leadership lasciando il primato ad altri paesi». «I dati e le tendenze parlano chiaro - aggiunge -. Se negli anni passati la percentuale delle merci trasportate via mare raggiungeva quasi l’80%, nel tempo questa percentuale si è ridotta sino a scendere sotto il 70%. Nel contempo, se pensiamo che anche il trasporto su ferrovia è sceso, si ricava che è in forte aumento il trasporto su strada con aggravio di costi sia sotto l’aspetto dei costi sia, questione non trascurabile anche dal punto di vista ambientale». Ad avviso del sindacalista occorre «un Piano Nazionale dei Trasporti che tenga conto delle mutate condizioni geopolitiche nonché delle concentrazioni su tre/quattro player armatoriali che detengono quasi la totalità del trasporto delle merci via mare».

Spagna: una logistica moderna ma ancora sbilanciata sulla gomma

Nel panorama europeo del trasporto merci, la Spagna rappresenta un caso emblematico: un sistema logistico altamente sviluppato sul piano infrastrutturale, ma ancora fortemente dominato dal trasporto su strada. Secondo i dati ufficiali del Ministero dei Trasporti e della Mobilità Sostenibile, nel 2023 il 95,8% delle merci trasportate a livello nazionale (in tonnellate) è stato movimentato su gomma. Il trasporto marittimo si è fermato al 3,1%, mentre ferrovia e trasporto aereo hanno rappresentato quote residuali, rispettivamente l’1,1% e appena lo 0,004%. Rispetto al 2022, il volume totale delle merci trasportate è cresciuto dell’1,1%, con un incremento dell’1,2% per il trasporto stradale e dell’1,5% per quello via mare, mentre ferrovia e aereo hanno registrato cali significativi (-9,4% e -5,2%).

Il dominio del trasporto stradale non è una novità per la Spagna: già nel 2022, il 95,7% delle tonnellate era stato trasportato su gomma, contro appena il 3,1% via mare e l’1,3% su rotaia. Ma se si guarda alla dimensione internazionale, il quadro cambia. Il trasporto marittimo riveste un ruolo strategico fondamentale per l’economia del Paese: i porti spagnoli hanno movimentato nel 2023 ben 496,3 milioni di tonnellate di merci, di cui 432 milioni legate al traffico estero, pari all’87,1% del totale. A questi si aggiungono 48,7 milioni di tonnellate di traffico di cabotaggio (trasporti interni via mare, il 9,8%) e appena il 3,1% legato ad attività portuali secondarie come rifornimenti e pesca. Il numero delle operazioni di navi da carico ha superato quota 128.000, mentre le unità di stazza lorda (GT) sono state oltre 2,2 miliardi.

Il Paese può contare su un’estesa e articolata rete infrastrutturale: più di 17.000 km di autostrade e superstrade, una delle reti ad alta velocità ferroviaria più capillari d’Europa, e un sistema portuale statale composto da 46 porti di interesse generale, gestiti da 28 autorità portuali. A questa dotazione si somma una posizione geografica strategica, che fa della Spagna un nodo naturale nei traffici tra Europa, Africa e America.

Tuttavia, il principale punto debole del sistema logistico spagnolo resta la scarsa integrazione modale. Secondo l’Osservatorio del Trasporto e della Logistica (OTLE), il 96% delle merci viaggia su strada e solo l’1% su rotaia, una percentuale molto lontana dagli standard europei, dove il trasporto ferroviario incide mediamente per il 15-18% del traffico terrestre. La causa principale è l’insufficiente interoperabilità delle reti ferroviarie, insieme alla scarsa efficienza delle piattaforme intermodali: molti terminal non sono ancora attrezzati per gestire treni lunghi (750 metri), e vari nodi logistici soffrono di colli di bottiglia operativi.

Negli ultimi anni, però, la politica spagnola ha avviato un’inversione di tendenza. Il Piano “Mercancías 30” mira a raddoppiare entro il 2030 la quota di merci trasportate su ferrovia, grazie a investimenti in nodi logistici, automazione dei terminal, digitalizzazione e sviluppo di “autostrade ferroviarie”. In parallelo, la Strategia per la Mobilità Sicura, Sostenibile e Connessa prevede interventi mirati sulla rete ferroviaria e il rafforzamento del Fondo per l’accessibilità terrestre ai porti, per favorire una maggiore interconnessione tra infrastrutture e trasporti. A supporto del settore marittimo, lo Strategic Framework del sistema portuale approvato nel 2022 ha definito 16 linee strategiche e 56 obiettivi di gestione, con l’intento di trasformare i porti spagnoli in hub logistici digitalizzati, sostenibili ed efficienti. A questo si aggiunge il programma di finanziamento Ports 4.0, che sostiene l’innovazione tecnologica nel settore portuale.

Dal punto di vista ambientale, la necessità di riequilibrare il sistema è urgente. Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia, il trasporto merci è responsabile di circa il 10% delle emissioni globali di CO₂, e il trasporto su gomma ne rappresenta oltre il 75%. La Spagna, in linea con il Green Deal europeo, sta cercando di rispondere a queste sfide con una politica orientata alla decarbonizzazione dei trasporti, anche in risposta alla crescita dell’e-commerce post-pandemia e all’aumentata sensibilità ambientale dei consumatori.

Intanto, la crescita del trasporto stradale prosegue. Nel 2024 si è registrato un ulteriore aumento del 2,64% nei volumi trasportati, fino a 1.644,5 milioni di tonnellate, con l’export internazionale in forte espansione (+9,49%). Le previsioni per il 2025 indicano un’ulteriore crescita del 4%, sostenuta dal buon andamento dell’industria e dell’agroalimentare.

*Questo articolo rientra nel progetto di giornalismo collaborativo europeo “Pulse”

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