Trasporto marittimo al test della decarbonizzazione
Bain&Co: si può partire da efficientamento e upgrade tecnici di flotte esistenti
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Il trasporto marittimo sta attraversando una trasformazione strutturale in cui tensioni geopolitiche, nuovi obblighi ambientali e costi record dei cantieri stanno ridisegnando le strategie di investimento. La fotografia aggiornata è stata scattata da un’analisi presentata da Bain & Company all’Hellenic Advisory Committee di Rina e pubblicata in anteprima.
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Cantieri saturi e prezzi su del 30%
Il settore è ormai da anni sotto i riflettori avendo scontato gli effetti di una lunga catena di eventi critici: dalla guerra in Ucraina all’incertezza che avvolge la situazione dello Stretto di Hormuz, senza dimenticare il blocco del Canale di Suez che ha costretto i mercantili in viaggio dall’Estremo Oriente all’Europa a circumnavigare l’Africa, con costi e tempi lievitati. Proprio l’allungamento delle rotte commerciali ha aumentato la domanda di trasporto marittimo e ha portato da un lato alla saturazione dei cantieri, con livelli di utilizzo previsti all’83% entro il 2027, e dall’altro a un balzo del 30% dei prezzi delle nuove costruzioni rispetto alla media storica. Attualmente, secondo Bain, sono in portafoglio ordini per circa 190 milioni di tonnellate di capacità, pari al 18% della flotta mondiale esistente.
Il settore si confronta con l’obiettivo europeo del taglio delle emissioni
A “complicare” il quadro è la transizione energetica: nell’ottica della neutralità climatica che l’Europa dovrebbe raggiungere nel 2050, le normative comunitarie hanno imposto al settore un taglio delle emissioni che dovrebbe essere del 70% nel 2040. Mancano, anche in questo caso, soluzioni concrete accessibili: il settore non ha ancora individuato un combustibile alternativo dominante tra idrogeno, ammoniaca e metanolo, mentre le infrastrutture portuali per il rifornimento restano limitate.
Monitoraggio analisi dei dati per tagliare fino al 15% del carburante
In questo scenario, la leva più immediata per migliorare la competitività è l’efficienza operativa. «Nell’incertezza la cosa più razionale è massimizzare il rendimento degli asset in portafoglio attraverso interventi di efficienza operativa e selezionati upgrade tecnici, abilitati dall’acquisizione di una profonda conoscenza delle performance navali attraverso la raccolta e l’analisi dei dati di bordo - spiega Matteo Binetti, associate partner di Bain&Co. e autore del report -. Chi aspetta passivamente, però, rischia di trovarsi con una flotta non competitiva se lo scenario commerciale dovesse virare e quando arriverà la stretta sui requisiti Esg».
L’utilizzo di sistemi avanzati di monitoraggio e analisi dei dati di bordo, per esempio, consente di ridurre i consumi di carburante dal 3% al 15%, grazie a una gestione più efficace delle rotte, dei sistemi di bordo e delle operazioni di rifornimento. Risparmi possono arrivare da interventi tecnici sulle navi esistenti, come l’ottimizzazione dello scafo, i sistemi di propulsione assistita dal vento e l’ibridizzazione energetica.







