Il report

Transizione green, Teha ed Erion: il 75% delle imprese vuole mantenere o incrementare gli impegni di sostenibilità

Un report realizzato dal think tank in collaborazione con Erion svela che 8 aziende su 10 indicano energia, innovazione sostenibile e standard ambientali di prodotto come i principali ambiti di pressione rispetto ai competitor globali

di Pietro Menzani

Danilo Bonato, direttore Sviluppo strategico e Relazioni istituzionali Erion (Imagoeconomica)

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Il 75,5% delle imprese vorrebbe mantenere o incrementare gli impegni di sostenibilità. A rivelarlo è il Rapporto Strategico 2026 “Le priorità non negoziabili per le imprese e il futuro della transizione sostenibile” realizzato da TEHA Group (The European House-Ambrosetti) in collaborazione con Erion. I dati emersi dall’indagine sono stati presentati in occasione del Forum Erion 2026, che si è tenuto il 17 giugno a Roma alla presenza del ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, che ha ribadito che «la transizione energetica a livello europeo non è facile. È una sfida che si gioca negli accordi e negli equilibri tra le istanze dei diversi paesi. Abbiamo l’importante dovere di trovare questi punti di equilibrio in concetti come sostenibilità e innovazione».

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

All’indagine da cui è nato il report hanno preso parte 108 aziende dell’ecosistema Erion coinvolte attraverso una survey dedicata, 11 leader d’impresa riuniti nella prima Erion Leaders’ Roundtable, 4 key opinion leader. I risultati sono poi stati integrati con fonti proprietarie su 17 anni di percepito dei cittadini europei, 281 politiche Esg europee e italiane e oltre 50 studi e report.

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Competitività

Secondo lo studio di Teha ed Erion, la transizione sostenibile rappresenta il nuovo terreno della competizione economica globale e le imprese sono ormai pienamente consapevoli della sua rilevanza. Non si tratta più di una semplice risposta alle sfide ambientali. Otto aziende su 10, infatti, indicano energia, innovazione sostenibile e standard ambientali di prodotto come i principali ambiti di pressione rispetto ai competitor globali.

Nel rapporto viene poi sottolineata l’importanza della transizione sostenibile: le aziende che adottano modelli di economia circolare sono del 28% più solide da un punto di vista creditizio, risultando di conseguenza più appetibili per gli investimenti privati, e, rispetto ai competitor tradizionali, generano in media 1,5 volte più cassa, si indebitano del 6% in meno e dimostrano maggiori capacità di coprire il debito con il risultato operativo. Più del 68% delle imprese dichiara infatti di aver rafforzato le proprie politiche Esg negli ultimi tre anni.

Danilo Bonato, direttore Sviluppo strategico e Relazioni istituzionali Erion Compliance Organization, ha spiegato che «la transizione sostenibile non può essere interpretata come un costo da subire, perché costituisce condizione essenziale per preservare la capacità industriale e garantire uno sviluppo di lungo periodo». E in un contesto simile, secondo Bonato, «la sfida per l’Europa, e per l’Italia, consiste nel costruire un nuovo patto competitivo, in cui sostenibilità e crescita non siano obiettivi alternativi, ma elementi integrati della stessa strategia industriale».

Politica e imprese

Tuttavia, dall’indagine emerge un disallineamento tra politica e imprese sugli strumenti messi a disposizione alle aziende dai governi. In più, la complessità normativa frenerebbe l’efficacia delle misure adottate. Quasi il 60% delle aziende ritiene necessario rafforzare il sostegno al sistema industriale attraverso incentivi continuativi, interventi sui costi dell’energia, semplificazione autorizzativa e supporto alle tecnologie pulite.

Se gli investimenti pubblici sembrano assumere un ruolo solo complementare nella visione delle aziende, gli incentivi sono ritenuti essenziali per la transizione, specialmente in ambiti come l’innovazione tecnologica sostenibile, lo sviluppo delle competenze, la decarbonizzazione e l’accesso al capitale. E pur essendoci un allineamento quasi totale tra istituzioni e aziende sulle priorità strategiche - tra l’83,9% e il 95,7% - è possibile notare criticità sul piano delle misure concrete. Infatti, gli interventi dedicati all’innovazione sostenibile e all’accesso ai capitali rispondono effettivamente alle esigenze delle imprese rispettivamente solo nel 59,4% e nel 62% dei casi.

«Le politiche per la sostenibilità - ha concluso Bonato - vanno realizzate con un approccio pragmatico, puntando su priorità che rappresentano una componente irrinunciabile della competitività, come l’autonomia energetica, la circolarità e la resilienza delle supply chain».

I problemi dell’inazione

Il rapporto di Teha Group segnala che tra il 1980 e il 2024 gli eventi climatici estremi in Europa hanno causato perdite economiche stimate in circa 822 miliardi di euro: per l’Italia, il costo degli eventi estremi potrebbe arrivare a pesare oltre 9,5 punti percentuali di Pil entro il 2035 se non si prendono misure concrete per una vera transizione sostenibile. Accelerare sin da subito la trasformazione in corso potrebbe invece generare benefici superiori ai costi, con una crescita del Prodotto interno lordo che potrebbe superare l’1,1% già nel 2035 e fino all’8,4% al 2050.

Carlo Cici, Partner & Head of Sustainability di TEHA Group, ha infatti affermato che «il nodo della transizione non è scegliere se andare avanti o tornare indietro. È capire su quali priorità costruire la competitività futura del sistema produttivo Ue».

In assenza di «dialogo, collaborazione e visioni condivise, imprese e decisori rischiano di muoversi lungo traiettorie divergenti, riducendo l’efficacia sia delle politiche industriali sia degli investimenti privati. Come rispondere? Trovando il “ritmo giusto”, dando priorità all’innovazione e contribuendo a ridefinire le regole con un approccio proattivo delle aziende» ha affermato Cici.

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