Le iniziative

Transizione energetica e benessere, nei Paesi dell’Ue si punta sulla bicicletta

La bici diventa protagonista della mobilità sostenibile europea: cresce la rete di piste ciclabili, si moltiplicano i piani nazionali e locali, e gli investimenti Ue spingono verso un modello di trasporto più verde e inclusivo

di Davide Madeddu (Il Sole 24 Ore), Francesca Barca (Voxeurop, Francia) e Ana Somavilla (El Confidencial, Spagna)

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Da una parte c’è una questione ambientale: ossia, un contributo alla decarbonizzazione. Dall’altra un mix tra la voglia di risparmiare e, allo stesso tempo, tenersi in forma con le pedalate. Nei Paesi dell’Ue si punta sulla bicicletta e crescono anche le piste ciclabili. Non è certo un caso infatti che in diversi Paesi si stanno investendo nuove risorse, sia nelle città, sia nelle periferie e nelle zone di campagna, per costruire le “strisce d’asfalto” in cui possono circolare le biciclette.

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Il progetto in Portogallo

A guardare positivamente verso questo scenario sono anche le istituzioni europee. Nel quadro dell’Ue il progetto più recente e in fase di attuazione è in Portogallo denominato “È bello andare in bicicletta qui” (“É bom pedalar aqui!” è il titolo originale) in fase di attuazione a Póvoa de Varzim «approvato e idoneo al finanziamento dal Fondo per l’ambiente ad agosto». Un’iniziativa che, come scrive Aires Pereira, sindaco di Póvoa de Varzim sul sito del Comitato europeo delle Regioni, «mira a promuovere l’uso di modalità di trasporto morbide tra i bambini». «Questo progetto ci consentirà di implementare percorsi ciclabili in un certo numero di scuole primarie selezionate in modo che ogni studente abbia l’opportunità di imparare a pedalare rispettando le regole del traffico di base in un ambiente sicuro e regolamentato - prosegue -. I bambini rappresentano un gruppo target chiave a questo proposito, non solo per il loro impatto in termini di interiorizzazione di comportamenti nuovi e più sostenibili, ma anche per il loro effetto moltiplicato nella comunità».

La sfida francese

A guardare positivamente verso l’uso delle biciclette è la Francia dove, negli ultimi due anni, si è registrato un boom tra infrastrutture e biciclette: il numero delle piste è cresciuto del 28% mentre le vendite delle biciclette sono aumentate del 43%. «Un trend che non riguarda solo i residenti - si legge in uno studio delle istituzioni europee -: anche i turisti scelgono sempre più spesso la bici come mezzo per esplorare il Paese, tra itinerari panoramici, città bike-friendly e servizi su misura». Se poi si allarga lo spazio temporale e si parte dal 2017 si scopre che «l’utilizzo delle piste ciclabili è cresciuto del 52%». Un dato importante che ha spinto il Governo francese a varare il Piano biciclette nazionale per cui sono stati stanziati 2 miliardi di euro per sviluppare infrastrutture, promuovere la mobilità sostenibile e supportare le regioni nell’espansione della rete ciclabile e « diventare la prima destinazione cicloturistica al mondo entro il 2030». Un traguardo ambizioso, ma già supportato da numeri importanti: ogni anno 22 milioni di francesi utilizzano la bici durante le vacanze, e oltre il 20% dei cicloturisti in Francia arriva dall’estero.

Gli investimenti nelle piste ciclabili in Europa variano a seconda del Paese, con alcuni (come il Belgio e la Danimarca) che dedicano una percentuale maggiore del loro budget di recupero.

La rete Eurovelo

Tra le diverse iniziative legate al cicloturismo e alle ciclovie nell’intero scenario europeo c’è Eurovelo, (The European cycle route network), una rete di 17 percorsi ciclabili a lunga distanza che attraversano e collegano l’Europa. «I percorsi possono essere utilizzati dai turisti in bicicletta a lunga distanza, così come dalla gente del posto che effettua viaggi giornalieri - sottolineano da Eurovelo -. Solo i percorsi approvati dalla Federazione Ciclistica Europea possono essere chiamati EuroVelo».

Secondo quanto indicato dall’hub dati di Eurolevo «c’è un numero stimato di 2,3 miliardi di viaggi in bicicletta turistici all’anno nell’UE, che significa un valore economico totale di 44 miliardi di euro secondo l’ultimo studio pubblicato fino ad oggi dal Parlamento europeo nel 2012».

Il quadro italiano

In questo scenario c’è anche l’Italia dove, secondo il network Piste Ciclabili sono presenti circa 5mila itinerari da percorrere in bicicletta. Una piattaforma dove possono essere disegnate e indicate anche nuove piste ciclabili, dalla Sardegna alla Lombardia, dalla Sicilia al Friuli Venezia Giulia. Non è comunque tutto, perché proprio in Italia è stato lanciato il piano per collegare le stazioni ferroviarie con le università, e con cui si prevede la realizzazione di almeno 565 chilometri di piste ciclabili urbane e metropolitane e previsto un investimento da 150 milioni di euro. Dato positivo per cercare di colmare una lacuna con cui l’Italia deve fare i conti giacché «ha il minor numero di chilometri di piste ciclabili pro capite in Europa e investe molto meno in mobilità sostenibile rispetto alle auto».

A giocare una partita importante c’è anche la Regione Sardegna che ha stanziato 12 milioni di euro proprio per la realizzazione di nuove piste ciclabili a Cagliari, Olbia e Sassari. Il tutto all’interno di un progetto che ha come obiettivo «promuovere la mobilità urbana multimodale sostenibile quale parte della transizione verso un’economia a zero emissioni nette di carbonio». Il via libera all’erogazione delle risorse è arrivato dalla Giunta regionale. «L’approvazione di questa delibera – ha detto l’assessore regionale Antonio Piu – va nella direzione del raggiungimento dell’obiettivo di riduzione delle emissioni climalteranti. Con politiche e strategie di mobilità alternative all’auto privata verso la realizzazione di piste ciclabili e altre infrastrutture di supporto, da realizzarsi anche mediante il raccordo tra la rete ciclabile regionale e le reti urbane che attraversano i principali centri abitati dell’Isola. È importante sostenere e accompagnare gli enti locali nell’attuazione degli interventi per la promozione delle infrastrutture di mobilità e dei servizi di mobilità alternativa».

La strategia spagnola per la mobilità sostenibile

Tra i Paesi che stanno investendo con decisione sulla bicicletta c’è anche la Spagna, che ha varato la Strategia statale per la bicicletta (Estrategia Estatal por la Bicicleta), inserita nel quadro della Strategia 2030 per una mobilità sicura, sostenibile e connessa, sviluppata dal Ministero dei Trasporti, della Mobilità e dell’Agenda Urbana (Mitma).

Lanciata nel 2021, la strategia punta a promuovere l’uso della bici e a coinvolgere istituzioni, associazioni e imprese per favorire un “punto di svolta definitivo” nella cultura della mobilità ciclabile. Tra i promotori figura anche l’associazione ConBici, attiva per il riconoscimento del valore sociale della bicicletta e della sua introduzione come mezzo retribuito nei contesti lavorativi.

A livello locale, città come Siviglia, Valencia, Saragozza e Vitoria hanno adottato piani di mobilità sostenibile (PMUS) che privilegiano l’uso della bici e limitano il traffico motorizzato nei centri urbani. Nel 2025 il governo ha inoltre annunciato l’espansione del programma MOVES Sostenibilità, che finanzia infrastrutture ciclabili e parcheggi sicuri nei comuni di medie e grandi dimensioni.

Secondo il rapporto OCU del 2022, Vitoria, Siviglia, Valencia e Barcellona sono le città più bike-friendly del Paese, mentre Madrid resta indietro, pur prevedendo 30 milioni di euro di investimenti entro il 2026 per creare un anello ciclabile metropolitano e migliorare la connessione delle piste. Barcellona, invece, conta già oltre 250 chilometri di piste ciclabili, con percorsi sicuri e un servizio pubblico di bike sharing, Bicing, che supera gli 8 milioni di viaggi l’anno.

L’impegno spagnolo si traduce anche in fondi: più di 2,4 miliardi di euro provenienti dal programma Next Generation EU sono destinati alla trasformazione sostenibile della mobilità urbana, gran parte dei quali per infrastrutture ciclabili. I programmi europei Connecting Europe Facility e Next Generation EU finanziano inoltre i corridoi ciclabili transfrontalieri come EuroVelo 1 (Rotta Atlantica) e EuroVelo 8 (Rotta Mediterranea), che collegano la Spagna con Francia e Portogallo, attraversando città come San Sebastián, Girona, Málaga e Cadice.

Grazie ai fondi FESR, anche città come Saragozza e Santander stanno ampliando le proprie reti ciclabili e pedonali all’interno dell’iniziativa European Green Cities. A coordinare le buone pratiche c’è la Rete spagnola delle città per la bicicletta (RECB), che promuove cooperazione tecnica e standard comuni per il registro europeo delle biciclette (BiciRegistro).

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