Il report

Clima, l’Europa conta i danni: oltre 790 miliardi di perdite economiche. L’Italia tra i Paesi più colpiti

Dal Nord al Sud Europa, siccità, alluvioni e incendi riscrivono la geografia dei rischi e mettono in crisi economie locali e sistemi assicurativi

di Silvia Martelli

Contea di Suceava, in Romania

5' di lettura

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Dal 1980 a oggi, l’Europa ha accumulato perdite economiche per oltre 790 miliardi di euro a causa di eventi climatici estremi: alluvioni, siccità, ondate di calore, incendi. È il drammatico bilancio tracciato dall’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA) nel suo ultimo report, che fotografa con precisione una realtà in cui l’emergenza climatica è ormai anche una questione economica strutturale. Al centro di questa contabilità dei disastri si colloca l’Italia, seconda solo alla Germania per entità delle perdite, con un totale che supera 135 miliardi di euro.

L’Europa e il conto salato del cambiamento climatico

Il Paese più colpito in termini assoluti è la Germania (180 miliardi), seguita da Italia (135 miliardi), Francia (130 miliardi) e Spagna (97 miliardi). Ma restringendo il campo agli ultimi vent’anni, emergono altri attori come Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Portogallo, Romania e Slovenia, tutti con perdite stimate tra i 12 e i 15 miliardi di euro. L’impatto economico non è distribuito in modo uniforme, ma la tendenza è chiara: eventi una volta considerati “straordinari” stanno diventando parte della normalità.

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Secondo gli esperti dell’EEA, i fenomeni che causano i danni maggiori variano a seconda della regione: alluvioni e siccità nell’Europa centrale e mediterranea, ondate di calore e incendi boschivi nell’area meridionale, tempeste e frane nelle zone montuose e costiere. In questo scenario, l’inadeguatezza delle coperture assicurative è un ulteriore fattore di rischio: in almeno 16 Paesi UE, oltre il 90% delle perdite non è coperto da assicurazione. Solo la Danimarca supera il 50%.

Italia: un Paese fragile tra frane, alluvioni e siccità

Con 135 miliardi di euro in danni, l’Italia è tra i Paesi più vulnerabili ai cambiamenti climatici. A fare le spese del riscaldamento globale è soprattutto il Nord, colpito con sempre maggiore frequenza da nubifragi intensi e alluvioni-lampo, mentre il Sud affronta cicli sempre più prolungati di siccità e desertificazione. I dati dell’ISPRA confermano che negli ultimi vent’anni le giornate di pioggia intensa sono aumentate di oltre il 30%, mentre le precipitazioni totali annue sono in calo.

In questo contesto, il sistema assicurativo italiano è altamente insufficiente: secondo le stime ufficiali, meno del 10% dei danni da eventi estremi è coperto da polizze. L’Italia, a differenza di Francia e Spagna, non dispone di un sistema pubblico-privato nazionale per la gestione del rischio climatico. Questo porta spesso a interventi emergenziali post-evento, finanziati in parte con fondi UE (come il Fondo di Solidarietà), ma privi di un disegno strutturato e duraturo.

Le cicatrici recenti: Emilia-Romagna e Sicilia

Due degli eventi più devastanti degli ultimi anni si sono verificati in Emilia-Romagna, nel maggio 2023, e in Sicilia, durante l’estate 2022. Nel primo caso, un’alluvione senza precedenti ha sommerso 100 comuni e provocato danni stimati in oltre 9 miliardi di euro, colpendo infrastrutture, aziende agricole e insediamenti urbani. In Sicilia, invece, una combinazione di ondate di calore e incendi ha portato alla distruzione di decine di migliaia di ettari di bosco e campagne, con conseguenze gravissime per l’agricoltura e il turismo.

A livello di prevenzione, l’Italia ha avviato alcuni progetti importanti, come il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC), che prevede interventi su dissesto idrogeologico, gestione delle acque e infrastrutture resilienti. Tuttavia, l’attuazione procede a rilento e con risorse spesso insufficienti.

Polonia: tra alluvioni urbane e siccità rurali

In Polonia, le perdite annuali medie sono stimate in circa 6 miliardi di zloty (1,3 miliardi di euro), con eventi recenti come l’alluvione causata dal ciclone Boris nel 2023 che ha lasciato dietro di sé 13 miliardi di danni. Secondo gli studiosi del progetto ClimaMeter, si tratta di fenomeni legati direttamente al cambiamento climatico, che modifica i pattern atmosferici e amplifica l’intensità delle precipitazioni.

Al Nord-Est, invece, la crisi idrica sta svuotando i parchi nazionali, compromettendo gli habitat naturali. Il Parco Nazionale della Biebrza ha visto ridursi di cinque volte il livello del fiume rispetto alla media storica, con impatti devastanti su flora e fauna. In parallelo, crescono i rischi di autocombustione delle torbiere, un fenomeno che potrebbe diventare ricorrente.

Spagna: incendi e desertificazione

La Spagna è uno degli Stati europei con l’incremento più marcato nelle perdite economiche negli ultimi anni. Solo nel 2023, i danni hanno superato i 7 miliardi di euro, e nel 2022 erano stati oltre 11 miliardi. A pesare sono le inondazioni lampo e i mega-incendi, come quelli che hanno devastato il Levante nel 2022. La desertificazione avanza, e con essa il rischio idrico e alimentare.

La Spagna dispone però di un sistema assicurativo pubblico-privato avanzato, gestito dal Consorcio de Compensación de Seguros, che garantisce risarcimenti tempestivi. Tuttavia, l’aumento della frequenza e dell’intensità degli eventi estremi sta mettendo a dura prova la sostenibilità del sistema.

Il Paese ha adottato il PNACC 2021-2030, che prevede azioni su diversi fronti: gestione idrica, prevenzione incendi, rigenerazione delle zone costiere, efficienza energetica e infrastrutture resilienti.

Repubblica Ceca: foreste decimate e agricoltura a rischio

La Repubblica Ceca affronta soprattutto due fenomeni: siccità e piogge torrenziali. I danni annuali variano tra i 2 e i 4 miliardi di euro, ma il problema più grave è la perdita delle foreste di abeti rossi, decimate dal bostrico tipografo (un parassita favorito dal clima più caldo e secco). Le perdite colpiscono in particolare agricoltura e silvicoltura, settori vulnerabili che mancano di una rete di protezione sistemica.

Il governo interviene con fondi europei per favorire il rimboschimento con specie più resistenti, migliorare la gestione del suolo e promuovere pratiche agricole sostenibili. Tuttavia, la copertura assicurativa resta bassa e frammentata, con indennizzi solo in caso di calamità eccezionali.

Assicurazioni: il grande vuoto europeo

A livello europeo, l’insurance gap è un nodo critico. In media, meno del 25% delle perdite è coperto da assicurazioni. E in 16 Paesi UE, la quota scoperta supera il 90%. Solo la Danimarca presenta una copertura assicurativa sopra il 50%, grazie a un sistema maturo e universalmente diffuso. Le esperienze di Francia (CCR) e Spagna (CCS) rappresentano modelli replicabili, ma ancora poco adottati nel resto del continente.

L’Italia è tra i Paesi più indietro, con un mercato assicurativo ancora marginale rispetto al rischio effettivo. L’assenza di obblighi assicurativi per privati e imprese, unita alla scarsa consapevolezza del rischio climatico, espone il Paese a una fragilità strutturale.

Verso una strategia comune?

La Commissione europea ha avviato studi e consultazioni per proporre un sistema comunitario di protezione e assicurazione contro i disastri naturali, ma siamo ancora lontani da una reale armonizzazione. Il Green Deal europeo e i fondi del Next Generation EU rappresentano un’opportunità, ma servono piani di adattamento solidi, integrati e finanziati stabilmente.

La strada è segnata: senza una strategia continentale condivisa, l’Europa rischia di trovarsi ogni anno più impreparata, più vulnerabile e più povera di fronte a una crisi climatica che non conosce confini.

*Questo articolo rientra nel progetto di giornalismo collaborativo europeo “Pulse” ed è stato realizzato con il contributo di Justė Ancevičiūtė (Delfi, Lituania), Kamil Fejfer (Gazeta Wyborcza, Polonia), Maciej Chołodowski (Gazeta Wyborcza, Polonia), Petr Jedlička (Denik Referendum, Repubblica Ceca) e Ana Somavilla (El Confidencial, Spagna)

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