Telecomunicazioni

Tlc, maxi riassetto in Francia: per 20,35 miliardi Sfr va a Bouygues, Iliad e Orange

Firmato il memorandum con Altice France. L’operazione ridurrebbe da quattro a tre gli operatori mobili francesi e diventa un test decisivo per il consolidamento

di Andrea Biondi

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La Francia delle telecomunicazioni imbocca la strada del grande consolidamento. Bouygues Telecom, Iliad e Orange hanno firmato con Altice France un memorandum d’intesa per acquisire Sfr, in un’operazione da 20,35 miliardi di euro, debito incluso, destinata a ridisegnare il mercato francese e a pesare sull’intero dibattito europeo sulle Tlc.

Test per il consolidamento

Alla fine della partita il mercato mobile francese dovrebbe (ancora il condizionale è d’obbligo) passare da quattro a tre grandi operatori. Nel frattempo Bruxelles e le autorità nazionali saranno chiamate a dire se la stagione delle reti ipercompetitive può lasciare spazio a un modello con meno player, ma più capacità di investimento.

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Nel comunicato congiunto, il consorzio presenta l’operazione come una delle maggiori transazioni industriali europee nel settore delle telecomunicazioni. L’obiettivo dichiarato è «creare valore di lungo periodo per tutti gli stakeholder - clienti, dipendenti, partner, fornitori e investitori - e per la Francia, sostenendo il continuo sviluppo delle sue infrastrutture e del suo ecosistema digitale».

I punti chiave

Il prezzo resta quello già indicato ad aprile: 42% a carico di Bouygues Telecom, 31% di Iliad e 27% di Orange. È previsto anche un earn-out fino a 650 milioni di euro e penali di rottura comprese fra 100 milioni e 2 miliardi. La firma degli accordi definitivi è attesa nella seconda metà del 2026; il closing, dopo il via libera delle autorità competenti, potrebbe arrivare nella seconda metà del 2027. Ma il comunicato, come da formula di prammatica, avverte: «In questa fase, non vi è certezza che questa transazione vada a buon fine».

La spartizione degli asset dice molto degli equilibri. Bouygues Telecom rileverà la quota maggiore: Sfr Business, una parte delle attività consumer, Prixtel, infrastrutture mobili nelle aree meno dense e asset fissi dedicati al B2B. A Iliad andranno tutti i clienti Red by Sfr, una parte del portafoglio consumer e una quota di piccoli clienti business. Orange acquisirà altri clienti consumer e gli Mvno Réglo, Syma e Coriolis. Le frequenze saranno divise fra i tre operatori.

Nel perimetro considerato, le attività Sfr valgono 8 miliardi di ricavi e 2,6 miliardi di Ebitdaal 2025. In termini di ricavi, Bouygues avrebbe il 52% degli asset, Iliad il 27% e Orange il 21%, quota più contenuta anche per la posizione già dominante sul mercato francese.

Resta la complessità industriale. Alcuni asset - in particolare parti delle reti fisse e mobili, una quota della rete commerciale e i sistemi informatici - resteranno dentro Sfr SA per almeno 30 mesi, con controllo paritario dei tre operatori, per garantire continuità nella migrazione. Il consorzio promette attenzione al fronte sociale e si impegna a garantire l’occupazione del personale del perimetro acquisito fino all’inizio del 2029.

I commenti

«Questa transazione è una buona notizia non solo per Free, ma per l’intero mercato francese delle telecomunicazioni. Si tratta di un settore che necessita di investire costantemente in reti, sicurezza informatica, servizi cloud e intelligenza artificiale, e come tale ha bisogno di operatori di mercato solidi. Allo stesso tempo, la sovranità digitale non può essere imposta per decreto, ma deve essere finanziata», è il commento di Thomas Reynaud, ceo di Iliad Group. Per Orange, l’operazione rafforza il baricentro domestico. «Questo accordo è destinato a rafforzare la posizione di leadership di Orange in Francia e in Europa e sosterrà le ambizioni del nostro piano “Trust the future”», ha dichiarato l’amministratrice delegata Christel Heydemann. Edward Bouygues, presidente di Bouygues Telecom, mette invece l’accento sulla sovranità digitale: «Con questa transazione, il gruppo Bouygues conferma il proprio impegno a collocare i suoi core business su un percorso di crescita di lungo periodo e a contribuire alla sovranità digitale della Francia».

Il dossier francese supera evidentemente i confini nazionali. Le Tlc europee da anni chiedono scala, ritorni sugli investimenti e un quadro regolatorio meno ostile alle concentrazioni. Il caso Sfr diventa dunque il banco di prova: se passerà, potrà aprire una nuova stagione. Se si fermerà davanti all’Antitrust, sarà l’ennesimo segnale che il consolidamento europeo resta più evocato che praticabile.

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