Banga (Banca Mondiale): «Creare lavoro per i giovani è la soluzione migliore contro la povertà»
di Gianluca Di Donfrancesco
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Il testo della manovra di bilancio 2025, approvato dal Quirinale è stato depositato alla Camera. Contiene 144 articoli, che comprendono le misure fiscali, come il taglio del cuneo e il riordino delle detrazioni, le norme sulle pensioni e quelle sulla revisione della spesa.
L’esame della manovra dunque quest’anno partirà dalla Camera, in base al principio dell’alternanza. Le audizioni davanti alle commissioni Bilancio del Parlamento - secondo quanto viene riferito - dovrebbero iniziare il 28 ottobre mentre il termine degli emendamenti dovrebbe essere fissato fra l’8 e il 10 novembre. Tre i relatori di maggioranza: per Fratelli d’Italia Ylenja Lucaselli, per FI Mauro D’Attis e per la Lega Silvana Comaroli.
Il taglio dello stipendio previsto dalla manovra 2025 non riguarderà i top manager della Pa. Sono escluse le agenzie fiscali, le autorità indipendenti (Concorrenza, Privacy eccetera), gli enti pubblici economici, i ministeri, l’Inps,l’Inail, Istat, i comuni, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano, gli organi costituzionali e a rilevanza costituzionale, così come tutti gli enti del servizio sanitario nazionale. Sotto la tagliola della sforbiciata del 50% ricadranno invece tutti i compensi degli organi amministrativi di vertice degli enti che «ricevono, anche in modo indiretto e sotto qualsiasi forma, contributi a carico della finanza pubblica».
L’articolo 111 della nuova legge di Bilancio infatti dispone che questi compensi non potranno superare «il limite dell’importo annuo corrispondente al 50% del trattamento economico complessivo annuo lordo» riconosciuto al primo presidente della Corte di Cassazione. Dunque nessun impatto retroattivo sugli emolumenti sui contratti in corso. A definire l’esatto perimetro degli enti e degli organismi che saranno soggetti al taglio degli stipendi sarà comunque un Dpcm (decreto del presidente del consiglio dei ministri) che dovrà essere emanato entro 180 giorni dall’entrata in vigore della legge di Bilancio (1 gennaio 2025).
La stretta sugli enti che ricevono contributi pubblici arriva non solo sui compensi: «al fine di potenziare le funzioni di controllo e di monitoraggio della finanza pubblica», un rappresentante del Mef siederà nei collegi di revisione o sindacali. La norma prevista dalla manovra si applica però solo se il contributo a carico dello Stato è «di entità significativa». Il livello di “significatività” sarà stabilito con Dpcm su proposta del Mef entro la fine di marzo 2025. Nell’attesa è stabilito a 100.000 euro annui. Sono escluse le società controllate degli enti locali. Allo stesso tempo, a partire dal 2025, gli enti non potranno effettuare spese per l’acquisto di beni e servizi superiori a quelle del 2021, 2022 e 2023.