Legge di bilancio

Manovra 2025, verso aumento pensioni minime a 621 euro

Il testo dovrebbe entro breve essere trasmesso al Quirinale e poi approdare alla Camera. Giorgetti: «Taglio cuneo per 1,3 milioni lavoratori in più»

di Redazione Roma

3' di lettura

3' di lettura

Le pensioni minime nel 2025 dovrebbero aumentare del 2,7% rispetto al trattamento minimo prima della maggiorazione (598,61 euro) e dell’1% dell’inflazione del 2024: arriverà così - secondo alcune fonti - a 620,92 euro rispetto ai 614,77 di quest’anno. Secondo quanto spiegano fonti vicine al dossier manovra dovrebbe quindi essere confermato l’intervento fissato per il 2024 che prevedeva un incremento del 2,7%. Nella manovra inoltre dovrebbe essere introdotta la possibilità di usare i fondi integrativi alimentati con il Tfr per consentire di andare in pensione a coloro che non hanno raggiunto l’importo dell’assegno sociale con il sistema contributivo e andare così in pensione di vecchiaia a 67 anni.

Il testo della legge di bilancio dovrebbe entro breve essere trasmesso al Quirinale e poi approdare alla Camera per iniziare il percorso parlamentare.

Loading...

Intervento sulle pensioni minime, interessati oltre 1,8 milioni di assegni

L’intervento sulle pensioni minime dovrebbe riguardare oltre 1,8 milioni di assegni. L’aumento del 2,7% che era stato deciso per il 2024 non viene quindi annullato (per evitare che gli assegni di fatto si riducano) ma prorogato anche per il 2025. Il trattamento minimo prima dell’incremento (598,61 euro) avrà quindi l’incremento dell’inflazione (1% al momento), arrivando a 604,6 euro. Su questi 604,60 sarà calcolato il 2,7% per arrivare così a 620,92 euro euro. In pratica si mantiene l’incremento avuto l’anno scorso e oltre a questo si recupera l’inflazione.

Confermate le regole per accedere a Ape sociale, Opzione donna e Quota 103

Dovrebbero poi essere confermate le regole previste a partire da quest’anno per l’accesso a Ape sociale, Opzione donna e Quota 103. In particolare per l’ultima misura la stretta sulle regole, ovvero il calcolo interamente contributivo per l’assegno, il limite di quattro volte il trattamento minimo fino all’arrivo all’età di vecchiaia e l’allungamento delle finestre mobili, i ha fatto sì che le richieste crollassero.

La possibilità di usare i fondi integrativi per arrivare all’importo dell’assegno sociale necessario per andar in pensione di vecchiaia a 67 anni per chi ha versato contributi solo a partire dal 1996 ed è quindi interamente nel calcolo contributivo che dovrebbe essere introdotta nella manovra riguarderà probabilmente pochissime persone dato che proprio chi ha stipendi più bassi tende a iscriversi meno alla previdenza integrativa.

Sembra invece tramontata per l’opposizione della Ragioneria la possibilità di usare il Tfr versato nei fondi pensione per anticipar la pensione a 64 anni raggiungendo un assegno pensionistico pari ad almeno tre volte l’assegno sociale. Ci saranno inoltre incentivi fiscali per chi deciderà di restare al lavoro pur avendo maturato i requisiti per la pensione anticipata con Quota 103 e chiederà di avere in busta paga la quota di contributi a carico del dipendente (il 9,19%) avendo l’assegno pensionistico che terrà conto di quanto non versato.

Manovra, Giorgetti: benefit esentasse 5mila euro per lavoratori trasferiti

Nella prossima manovra ci sarà «una novità» costituta da «una forma di benefit fiscale fino a 5mila euro per le spese, che il lavoratore o l’azienda sostiene per unità abitative per eventuale trasferimenti, che sono sostanzialmente defiscalizzate» e quindi «non pagheranno». Così il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, nel corso di un evento a Genova.

«Taglio cuneo per 1,3 milioni lavoratori in più»

Il responsabile dell’Economia ha spiegato che con la manovra 2025 il taglio del cuneo coinvolgerà 1,3 milioni di lavoratori in più rispetto ai 13 milioni già interessati dalla misura attualmente in vigore. Rispetto alla norma in vigore quest’anno per i redditi fino a 35.000 euro, «arriviamo - ha aggiunto - ai redditi fino a 40.000 euro».

Damiani, su tetto a manager Pa serve riflessione

Altro capitolo “caldo” della manovra in arrivo è il tetto agli stipendi dei manager di enti pubblici e privati che ricevono contributi dallo Stato. «Non siamo felicissimi del tetto agli stipendi dei manager pubblici, lo dico con chiarezza. In questi anni, proprio a causa del tetto, molti manager hanno lasciato la pubblica amministrazione per le aziende private.

La P.A. ha già subito un notevole depauperamento di risorse umane, non può vedere un ulteriore spostamento di figure apicali verso il settore privato. Serve una riflessione». ha detto a Radio Anch’Io il senatore e capogruppo di Forza Italia in Commissione Bilancio, Dario Damiani, parlando della norma prevista nella manovra. «Sulle banche - ha proseguito Damiani - abbiamo trovato una soluzione di buon senso».

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti