Oggi il Consiglio dei ministri

Terzo mandato, il Governo impugna la legge trentina. La Lega vota contro

Ultimo giorno utile per sollevare la questione alla Corte Costituzionale

di Redazione Roma

Salvini: "Terzo mandato? Nessuno la pensa come la Lega"

3' di lettura

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Il Consiglio dei ministri ha deliberato di impugnare alla Corte costituzionale la legge della Provincia autonoma di Trento che ha portato da due a tre il limite dei mandati consecutivi per il presidente della Provincia. La delibera è arrivata dopo un confronto tra i ministri piuttosto dibattuto, e con il voto contrario di quelli della Lega. Sono intervenuti, fra gli altri, il ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli e quello dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida. Oggi era l’ultimo giorno utile per sollevare la questione alla Corte Costituzionale. Si tratta della norma che consentirebbe la candidatura di Maurizio Fugatti per la terza volta alla provincia autonoma di Trento.

Bignami (Fdi): logico impugnare legge trentina sui mandati

«Vista la sentenza della Consulta - evidenzia Galeazzo Bignami, capogruppo FdI alla Camera - ritengo che il limite debba essere applicato in tutte le Regioni. Salvo connotazioni specifiche di statuto speciale, che non mi pare ci siano, penso che l’impugnazione ne sia la logica conseguenza».

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La scelta vede fredda la Lega e agita le acque in maggioranza. Il partito del vicepremier - infatti - è da sempre contrario al tetto dei mandati e ha già subito la sentenza su De Luca che ha messo fuori gioco, almeno per il prossimo giro, anche Luca Zaia. Nelle scorse settimane, tra l’altro, il ministro per gli Affari Regionali, il leghista Roberto Calderoli, ha pubblicamente dichiarato che, a suo avviso, l’impugnazione non ha motivi tecnici paventando, invece, la presenza di motivi politici. Peraltro l’approvazione, ad aprile, nel Consiglio trentino, della legge voluta dalle Lega, che aumenta da due a tre i mandati massimi consecutivi per il presidente della Provincia autonoma, aveva provocato tensioni in Fratelli d’Italia con tre consiglieri in dissenso.

Dopo di che dalla Lega si avverte che, una volta sollevata la questione, ogni decisione della Consulta andrà accettata e che la decisione potrebbe anche non essere quella di estendere quanto deciso per la Campania e le Regioni ordinarie alle autonome. 

Lo stop alla Campania

Il governo aveva già impugnato e ottenuto lo stop della Consulta sulla legge della Campania per il terzo mandato di Vincenzo De Luca. Un intervento però limitato alle “Regioni ordinarie” mentre nei casi della norma trentina e eventuale del Friuli Venezia Giulia, si parla di regioni a statuto speciale.

Il caso Fedriga in Friuli Venezia Giulia

In caso di stop a quella trentina il ricasco potrebbe essere anche sul Friuli, regione a statuto speciale, dove Massimiliano Fedriga sarebbe eventualmente disponibile a una nuova corsa. «Il governo delle Regioni speciali - evidenzia Fedriga - e anche l’organizzazione dell’autogoverno, è deciso dalla Regione, dal Consiglio regionale o dal Consiglio provinciale. Mi sembra la via più corretta nell’interpretazione della sentenza della Consulta».

Il governatore leghista potrebbe tentare di far approvare una legge che consenta un terzo mandato spegnendo le ambizioni di FdI. Che, dal canto suo, ritiene che il limite debba essere applicato in tutte le Regioni. Una considerazione che lascia fredda la Lega che, sulla scorta della bocciatura di De Luca vede effetto domino anche su Luca Zaia in Veneto. Peraltro l’approvazione, ad aprile, nel Consiglio trentino, della legge voluta dalla Lega, che aumenta da due a tre i mandati massimi consecutivi per il presidente della Provincia autonoma, aveva provocato tensioni in Fratelli d’Italia con tre consiglieri in dissenso. Inoltre a Fedriga, se dovesse ora cadere il governo regionale, andrebbe in soccorso la legge del Friuli che autorizzerebbe una nuova candidatura.

Per la Regione si è votato il 2 e 3 aprile 2023 per un mandato di 5 anni (fino al 2028) e secondo la legge regionale 17 del 2007 (poi aggiornata) nel caso in cui il presidente dovesse trovarsi in minoranza e quindi si sciogliesse il Consiglio prima di due anni, sei mesi e un giorno, lo stesso capo dell’esecutivo potrebbe ricandidarsi. E in questo caso, non si tratterebbe di un terzo mandato. Un percorso che potrebbe portare Fedriga - che riscuote un forte consenso personale - a un nuovo mandato che non figurerebbe come terzo incarico.

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