Tecnologia e live communication, il valore speciale del tempo
La sempre maggiore libertà espressiva ci abiliterà ad esperienze sensoriali più raffinate e complete di quelle a cui siamo oggi abituati
di Lucio Furlani *
5' di lettura
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La tecnologia abilita l’esperienza e lo fa coprendo ogni aspetto della nostra vita: come persone, come consumatori, come professionisti. La tecnologia non solo abilita le esperienze, ma le incorpora nello strumento. Ad esempio: nelle relazioni fra persone, l’esperienza di vicinanza è incorporata nello smartphone. Se riflettiamo sugli stili di vita del consumatore moderno, l’esperienza del contatto fra persone è forse ciò che la tecnologia ha cambiato maggiormente. Portandoci l’accessibilità al contatto con gli altri in tasca (messaggistica, telefonia, social media), portandoci l’accessibilità alle informazioni nella stessa tasca (motori di ricerca, siti web, video, musica) abbiamo a disposizione un nuovo contesto di relazione (come persone, come consumatori, come professionisti) che si aggiunge (e spesso si sostituisce) al contatto dal vivo.
Ci portiamo addosso la tecnologia delle relazioni: consentendoci accesso istantaneo agli altri questa tecnologia influisce sulla percezione che abbiamo della relazione dal vivo. Una percezione che si è acuita nel lockdown. È stato un sollievo durante la pandemia potere fare affidamento sulla tecnologia: videoconferenze, e-commerce, chat, hanno consentito a tutti di mantenere una certa rete di relazione non solo nella vita affettiva ma soprattutto nell’ambito lavorativo. Ci ha rassicurato, in una qualche misura, a causa della impossibilità di ridurre le distanze fisiche fra noi, potere rimanere “in contatto” da remoto.
Così è successo che nell’ultimo anno abbiamo sperimentato come diversi degli aspetti dell’esperienza fisica dal vivo possano essere in qualche modo sostituiti - surrogati, direbbe qualcuno - dall’esperienza in remoto “in diretta”. Vorremmo superare con questa riflessione la discussione sull’esperienza phygital. Non perché ci pare inutile, ma perché, al contrario, riteniamo che l’approccio misto fisico-digitale sia essenziale per la progettazione e realizzazione di esperienze dal vivo.
L’approccio phygital, oramai diventato un classico negli eventi, si focalizza soprattutto sulla parte di stimolo dell’esperienza: luci, proiezioni, macchine scenotecniche, effetti speciali, nella convinzione che la sensazione del contatto sensoriale - che sia surrogato o meno poco importa - sia l’espressione del valore più profondo nell’incontro fra gli individui. Non è questa forse la motivazione per la quale gli eventi in realtà virtuale rappresentano la terra promessa di un imminente futuro in cui il digitale abilita la fisicità, e non il contrario?
Dato per certo che dal vivo o in diretta l’evento esperienziale negli anni della digital transformation è sempre e comunque in qualche modo phygital, ci domandiamo se forse non ci stiamo accorgendo che un nuovo capitolo della comunicazione si è aperto. Un capitolo in cui la diretta si miscela con il vivo. Un capitolo in cui la tecnologia abilita formati di natura ibrida, nelle quali si fa chiaro che il pubblico, le persone, hanno aperto nuovi recettori e nuove modalità di esaltazione dell’esperienza. Ovvero: le persone hanno maturato una nuova cultura.








