Un Don Carlo con tre “regine” applauditissime
La senatrice Liliana Segre e le due protagoniste, Anna Netrebko e Elina Garanča, hanno avuto battimani in quantità. 13 minuti i di ovazioni in finale
di Stefano Biolchini
3' di lettura
3' di lettura
Un Don Carlo intenso e politico con per protagonisti i vertici della lirica mondiale e con un’accoglienza particolarmente affettuosa per la senatrice a vita, Liliana Segre, applaudita al suo ingresso in sala per questa prima di Sant’Ambrogio (con qualcuno dal loggione che ha inneggiato un “viva l’Italia antifascista”). E diciamolo fin da subito, è stata un serata all’insegna delle donne, tre “regine” tutte applauditissime: Segre, Netrebko, Garanča.
Il Teatro alla Scala, che ha avuto sul podio il direttore Riccardo Chailly alla sua decima inaugurazione di stagione finita con 13 minuti di applausi (e rumorosi distinguo tra chi non ha apprezzato soprattutto la regia), per questa partitura monumentale - che ha affrontato con nitidezza sapiente e profonda - ha schierato le super star Anna Netrebko (Elisabetta di Valois, bravissima come sempre) e Francesco Meli (Don Carlo, bravo anche se è inciampato nel medesimo sciagurato acuto che fu duro a Pavarotti) che raggiungono le sei inaugurazioni ciascuno, Luca Salsi (Rodrigo, un più che buono Marchese di Posa, il migliore fra gli interpreti maschili) alla quarta; al suo primo 7 dicembre Michele Pertusi (Filippo II, il cantante ha avuto purtroppo un calo di voce preannunciato, ma coraggiosamente e meritoriamente ha cantato e con stile) al debutto come Elina Garanča (Principessa d’Eboli, da lodare anche lei, una vera pantera). Nella parte dell’Inquisitore Jongmin Park (buona la sua prova decisa anche nel duetto con Filippo).
Lluís Pasqual
A firmare la regia è Lluís Pasqual, già assistente di Giorgio Strehler (qualcuno, che ha anche buato, eccepisce sia statica: il sottoscritto la definirebbe rispettosa dei cantanti oltre che “plumbemente” maestosa, anche se si sarebbe potuto osare e non lo si è fatto). Le scene sono di Daniel Bianco (qui grande, troppa fissità) i costumi del premio Oscar Franca Squarciapino (costumi - bellissimi nei loro echi alla Velázquez- nei toni del nero, colore d’uso fra l’aristocrazia spagnola dell’epoca).
Le polemiche
Dopo le polemiche del giorno prima sull’assegnazione dei posti nel palco reale la ricomposizione del cerimoniale con la senatrice a vita Liliana Segre - “sono da sempre un’amante della lirica, sono un’abbonata da tanti anni alla Scala, sono partita dal loggione e questo è un bel punto da ricordare” - vicina al presidente del Senato, Ignazio La Russa, e al Sindaco di Milano, Giuseppe Sala. E ancora la ministra Maria Elisabetta Casellati, il ministro delle Infrastrutture e dei trasporti Matteo Salvini - “Alla Scala si ascolta, non si urla” ha commentato in risposta alle proteste del loggione - e il presidente della Regione Attilio Fontana. Presente anche la ministra dell’Università Anna Maria Bernini. Tra gli ospiti in sala l’immancabile Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset, il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, il presidente di Assolombarda, Alessandro Spada e il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli. E ancora il presidente emerito di Intesa Sanpaolo, Giovanni Bazoli, il presidente della Ca de Sass, Gian Maria Gros-Pietro, il presidente di Piaggio, Matteo Colaninno; il presidente dell’Enel, Paolo Scaroni, il ceo di Illimity, Corrado Passera, il Ceo di Cellnex, Marco Patuano, Giuseppe Castagna, ad di Banco Bpm. Per il mondo dello spettacolo il ritorno della cantante Patty Smith - tra le più fotografate - il regista Pedro Almodóvar, l’attore francese Louis Garrel, Ornella Vanoni, il ballerino Roberto Bolle.
La Palestina
In piazza la protesta ha inneggiato in favore della Palestina mentre dentro al Teatro un pensiero a Giulia Cecchettin e a Giulia Tramontano e a tutte le vittime del femminicidio: alcune ospiti hanno indossato “il rosso” per mandare un messaggio contro la violenza sulle donne.








