Le mosse del Governo

Vertice di maggioranza su Board of Peace per Gaza e decreto bollette. Fonti: «Provvedimento in Cdm mercoledì»

Le comunicazioni di Tajani in Parlamento sul Board of Gaza per martedì. Dl bollette andrà mercoledì in Cdm

di Redazione Roma

Aggiornato lunedì 16 febbraio 2026 alle ore 19:00

Vertice di maggioranza a Palazzo Chigi su partecipazione dell’Italia al board of Gaza e provvedimenti sul tavolo del Consiglio dei ministri

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Non solo decreto energia e Board of Peace per Gaza: al vertice di maggioranza che si è svolto nel pomeriggio di lunedì 16 febbraio a Palazzo Chigi, i leader si sono confrontati anche sul metodo con cui individuare le priorità legislative su cui puntare nell’ultimo anno di legislatura. Come spiegano fonti di centrodestra, nella riunione durata oltre un’ora si è deciso di individuarle sia in base alle proposte dei singoli partiti sia in base a quanto contenuto nel programma della coalizione. Al tavolo, riferiscono le stesse fonti, si è discusso anche di legge elettorale, e i leader si aggiorneranno con nuove riunioni sul referendum sulla riforma della giustizia e sulle prossime elezioni amministrative, in particolare su Venezia e Reggio Calabria. Non si è discusso invece di nomine, secondo quanto viene spiegato. Per quanto riguarda il decreto energia, restano alcuni aspetti da limare che - spiegano le stesse fonti - riguardano soprattutto l’articolo 3 del provvedimento.

All’incontro hanno partecipato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, i vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani, e il leader di Noi moderati Maurizio Lupi. Mentre si concludeva la riunione, è arrivato a Palazzo Chigi il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.

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Dl bollette: da vertice di maggioranza conferma, andrà mercoledì in Cdm

Il decreto bollette andrà mercoledì 18 febbraio in Consiglio dei ministri. È quanto è emerso nel corso del vertice di maggioranza, secondo quanto riportano fonti di centrodestra, per le quali restano ancora alcuni punti da rivedere ma non ci sono ostacoli sostanziali che lascino pensare a un rinvio. Il tema energia ha occupato più della metà dell’incontro. Si è poi discusso dei parametri per individuare le priorità dell’azione legislativa da qui a fine legislatura mentre il tema delle nomine, riferiscono le stesse fonti, «non è stato toccato».

La partecipazione italiana al board of Gaza

Sarà Tajani a illustrare al Parlamento perché e con quale prospettiva l’Italia parteciperà alla prima riunione del Board of Peace per Gaza in veste di osservatore. Si tratta dell’organismo annunciato da Donald Trump al Forum di Davos che si concentrerà sull’attrazione di investimenti per la ricostruzione di Gaza e l’attuazione della seconda fase dell’accordo di pace. La prima riunione è in programma a Washington giovedì 19 febbraio.

La Commissione europea ha precisato: «La commissaria Ue Dubravka Šuica andrà a Washington alla presentazione del Board of Peace di Donald Trump per la parte dedicata a Gaza» ma «l’Ue non diventerà un membro di questo board» chiarito Guillaume Mercier, uno dei portavoce capo della Commissione europea parlando alla stampa a Bruxelles.

Tajani ha sottolineato che l’Italia è stata invitata a partecipare come osservatore e ha ritenuto «opportuno» partecipare perché «vogliamo essere protagonisti ma come osservatori, come lo sarà la commissione europea». Una veste, quella di osservatori, scelta «perché l’articolo 9 dello Statuto del Board è in contrasto con la costituzione».

L’intervento del ministro degli Esteri

Le comunicazioni del ministro degli Esteri sono state fissate per martedì 17 febbraio (alla Camera alle 13,30, al Senato alle ore 16,45 davanti alle commissioni Esteri e Difesa) ma non è ancora chiaro chi poi volerà negli Usa giovedì: la soluzione più probabile appare Tajani, ma non è esclusa l’ipotesi che Giorgia Meloni decida di rispondere in prima persona all’invito di Donald Trump. Nel pomeriggio ci sarà un vertice di governo Palazzo Chigi a cui parteciperanno la presidente del Consiglio e i vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani.

«Non possiamo restare fuori dalla ricostruzione di Gaza, anche questa è una chiave di lettura a proposito della nostra presenza da osservatori nel Board. E poi è giusto esserci perché è un’ulteriore conferma dell’impegno del governo per stabilizzare il Medio Oriente», ha dichiarato Tajani secondo quanto riportato dal Corriere della sera.

La vicenda

Una scelta che comunque le opposizioni stanno contestando duramente. Poco meno di un mese fa, davanti al bivio della firma per aderire all’organismo creato da Trump, c’è stato anche un confronto tra Meloni e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “massima consonanza” e niente adesione, per l’incompatibilità tra lo statuto del Board e l’articolo 11 della Costituzione. Secondo la premier, però, auto-escludersi da questa iniziativa non è intelligente, e così l’Italia ha accettato l’invito alla prima riunione con lo status di osservatore. La situazione è fluida.

Confronto con i partner Ue

Ai vertici dell’esecutivo sono ore di delicate valutazioni e confronti anche con i partner europei, si studiano le adesioni e l’agenda dell’appuntamento di Washington. Ancora una volta serve un accorto esercizio di equilibrismo: vanno evitate fughe in avanti rispetto agli alleati Ue freddi sul Board, ma anche mosse che possano indispettire la Casa Bianca. Il ruolo di osservatore suggerisce di schierare il ministro degli Esteri, sulla carta sarebbe sovradimensionata la partecipazione del capo di governo.

Faccia a faccia con Trump

Ma nei contatti Roma-Washington nelle prossime ore lo scenario potrebbe cambiare. Se si aprisse la possibilità di un faccia a faccia con il presidente degli Stati Uniti la missione avrebbe un altro peso. L’ultimo confronto con Trump reso pubblico da Meloni risale a circa tre settimane fa, quando la premier ha chiarito al presidente americano gli “oggettivi problemi costituzionali” dell’Italia ad aderire al Board, chiedendogli di “riaprire la sua configurazione”.

Il confronto in Parlamento

Si lavora anche al testo delle comunicazioni di Tajani, che saranno seguite dalla votazione delle risoluzioni, in modo che la maggioranza possa dare il mandato politico all’esecutivo. La scelta di presentarsi in Parlamento è stata presa dal governo dopo un confronto tra lo stesso ministro e la premier. In mattinata Montecitorio e Palazzo Madama hanno avviato i contatti con i capigruppo per calendarizzare l’appuntamento. Con fonti della Presidenza del Senato che rilevavano “la irritualità” della richiesta di un passaggio parlamentare avanzata da Pd, M5s e Avs “solo a mezzo stampa (quasi fosse più una petizione di principio che una effettiva richiesta)”.

Il dibattito politico

Di certo le opposizioni contestano la scelta dell’esecutivo di aderire all’iniziativa di Trump. «Mi chiedo fino a che punto Meloni voglia umiliare la tradizione diplomatica di questo Paese per non scontentare Trump - attacca la segretaria del Pd Elly Schlein -. Quello che sta facendo aggira la Costituzione, che dice che l’Italia non può partecipare a degli organismi sovranazionali non in condizioni di parità». Nicola Fratoianni, di Avs, diffida il governo dal «portare l’Italia in un luogo che non ha nulla che vedere con la pace, un comitato d’affari e di speculazione immobiliare su Gaza mentre Israele viola la tregua e continua con la pulizia etnica e l’apartheid». Sono “polemiche pretestuose”, replica dalla maggioranza Maurizio Lupi: «Partecipare come osservatori - sostiene il leader di Nm - non pone problemi costituzionali, tiene aperto un importante canale di dialogo, anche europeo, con gli Stati Uniti, rafforza il ruolo dell’Italia sullo scenario internazionale e, soprattutto, può essere utile per accelerare il processo di pace in Medio Oriente, portando avanti la linea dei “due popoli due Stati”».

Opposizioni lavorano a risoluzione unitaria contro Board of Peace

A quanto si apprende l’opposizione parlamentare sta lavorando ad una risoluzione unitaria contro l’ingresso in ogni forma dell’Italia nel Board of Peace che potrebbe anche essere allargata rispetto al nucleo Pd-M5s-Avs. Ci sarebbero contatti in corso anche con Iv e Più Europa. Anche Azione, che sarebbe stata sondata, è contraria alla partecipazione al Board of Peace ma ha preparato una sua risoluzione. Il documento dei calendiani, già pronto, impegna il governo “a non partecipare in nessuna forma alle riunioni del Board of Peace; a non legittimarne, neppure indirettamente, le attività”. Altro obiettivo è che l’Italia operi “d’intesa con l’Unione europea e con gli altri partner internazionali perché gli obiettivi inizialmente indicati dal piano di pace per Gaza dopo la liberazione degli ostaggi - disarmo di Hamas, amministrazione transitoria di un comitato palestinese sotto la supervisione e il sostegno internazionale di un Board of Peace a guida statunitense, sviluppo e ricostruzione della Striscia, avvio del processo verso la costruzione di uno stato palestinese - non diventi un alibi per le mire affaristiche e predatorie di Donald Trump, dei suoi soci e dei suoi familiari”.

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