Protezione internazionale

Sulla giustizia civile il peso delle domande di asilo

In due anni raddoppiato il numero delle domande, da 38mila nel 2023 a 80mila nel 2025 - Il Csm: dopo il Pnrr nuova emergenza

Sit-in tra Modica e Pozzallo da parte di 'Carovane migranti', prima presso l'hotspot di Pozzallo e poi presso il nuovo centro nel territorio modicano. ANSA/FRANCESCO RUTA ANSA

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La vera emergenza della giustizia civile rischia di essere la gestione da parte degli uffici giudiziari delle richieste di protezione internazionale. A renderlo evidente sono i numeri dell’ufficio studi del Csm che attestano l’esplosione delle domande: infatti a fronte di una capacità di smaltimento che è rimasta, nella sostanza, stabile nel periodo 2019-2025, intorno al valore medio di circa 35mila procedimenti annui, le sopravvenienze hanno subito invece un notevole aumento, passando dalle circa 38mila del 2023 alle circa 80mila del 2025.

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Un andamento che, sottolinea il Csm, ha prodotto inevitabili ripercussioni sulle pendenze, anch’esse raddoppiate nello stesso periodo (dalle circa 67mila del 2023 alle circa 133mila del 2025). Con il Consiglio superiore che mette nero su bianco come «dall’analisi in questione emerge che, al ritmo dei circa 40mila procedimenti definiti nel 2025, occorrerebbero più di tre anni per smaltire l’intero arretrato accumulato al 31 dicembre 2025».

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Il nuovo Patto Ue

Ad aggravare la criticità c’è poi l’entrata in vigore a giugno scorso del Patto dell’Unione europea sulla migrazione e l’asilo. Infatti, per effetto della decisione della Commissione europea del 5 agosto 2024 all’Italia è assegnato un numero obbligatorio di 16.032 procedure di frontiera per il primo anno (giugno 2026-giugno 2027), che diventeranno 24.048 nell’anno successivo e 32.064 a regime (da giugno 2028 in avanti). Si tratta del 26,7% di tutte le procedure di frontiera dell’intera Unione europea.

Una progressione che mette evidentemente sotto forte pressione gli uffici giudiziari, soprattutto alcuni e ampliando la prospettiva all’incidenza della protezione internazionale sulla complessiva materia civile. Nella tabella sotto, il focus è sulle sopravvenienze, ma non molto differenti sono gli esiti delle pendenze. Così, a Bologna i procedimenti in materia di immigrazione costituiscono oltre il 30% delle complessive pendenze civili, a Trieste (la sede con i numeri più critici) si tocca il 50%, ma distretti di Corte d’appello come Milano e Torino sfiorano il 20 per cento.

L’AUMENTO DEI PROCEDIMENTI

Procedimenti sopravvenuti in materia di immigrazione nei distretti di Corte d’appello, anni 2022 e 2025, e percentuale sul totale delle sopravvenienze civili

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Le risorse

Per questo è centrale il nodo delle risorse, tema sul quale lo stesso Csm insiste con enfasi. Nelle Linee guida approvate nell’ultimo plenum prima della pausa estiva (nelle quali sono contenute le analisi statistiche Corte d’appello per Corte d’appello), l’accento è messo infatti sulle sollecitazioni al ministero della Giustizia, che ha definito una disciplina di intervento con gli ultimi decreti legge che hanno istituito l’ufficio del processo stralcio per affrontare l’emergenza pendenze, alla luce delle garanzie che il quadro comunitario esige per il trattamento di ogni richiesta di protezione internazionale.

«All’indomani dell’enorme emergenza costituita dagli ambiziosi obiettivi del Pnrr - si legge nelle Linee guida -, si è dunque creata una nuova “emergenza”. Il nostro sistema di fonti e gli stessi regolamenti Ue impongono, però, che il rimedio giurisdizionale sia effettivo (il che comporta l’esame adeguato e completo di ogni singola domanda), oltre che svolto in un tempo adeguato. Occorrerà, pertanto, innanzitutto gestire adeguatamente e nei tempi brevi fissati i procedimenti e subprocedimenti che avranno ad oggetto la limitazione della libertà personale. In ogni caso sarà necessario un significativo adeguamento delle risorse».

Così, tra le richieste trova posto l’aumento degli organici dei Tribunali distrettuali con riferimento sia ai giudici togati sia onorari, una misura che dovrebbe riguardare anche la Cassazione. Non dovrebbero poi andare disperse le conoscenze acquisite in materia di protezione internazionale dagli addetti all’ufficio per il processo istituito presso le Sezioni immigrazione e dovrebbero confluire nel ufficio del processo stralcio anche i Got confermati (richiesta, quest’ultima, sulla quale apre già l’ultimo decreto legge di inizio agosto).

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