Giustizia

Sui test ai magistrati la mossa Csm. In campo anche un pool di esperti

Al plenum di mercoledì 15 ottobre la delibera sulla novità per i futuri giudici e pm. A supporto del Consiglio individuati quattro docenti. No a prove sulla personalità

di Giovanni Negri

IMAGOECONOMICA

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Sui test ai magistrati si muove il Csm. Con una delibera all’ordine del giorno del plenum di mercoledì 15 ottobre, infatti, il Consiglio mette le premesse per l’istituzione di un modello autonomo di valutazione dei futuri magistrati. Dopo un primo stadio in cui si sono susseguite numerose audizioni e uno studio comparato con quanto previsto in altri Paesi europei, l’orientamento che ha preso corpo è di «procedere all’elaborazione di un test appositamente costruito e validato per il caso in esame, che tenga conto delle specificità delle funzioni giurisdizionali».

In campo per metterne a punto la fisionomia ci saranno la Sesta commissione del Consiglio e quattro professori universitari, già in precedenza sentiti in audizione: Santo Di Nuovo, professore emerito di Psicologia generale all’Università di Catania; Monica Molino, docente di Psicologia del lavoro a Torino; Giuseppe Sartori, docente di psicologia forense a Padova e Andrea Spoto, docente di Psicometria sempre a Padova.

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A monte dell’intervento attuativo affidato al Csm c’è la nuova disciplina, con la quale, tra le contestazioni della magistratura che vi ha visto un nuovo episodio degli attacchi di Governo e maggioranza, sta il decreto legislativo n. 44 dell’anno scorso con il quale è stata introdotta, nell’ambito delle prove (scritte e orali) previste per l’accesso alla magistratura ordinaria, una specifica valutazione dell’idoneità psicoattitudinale alle funzioni giurisdizionali.

In particolare, è previsto lo svolgimento di test psicoattitudinali per i candidati (a partire dall’anno prossimo) ammessi alla prova orale, terminata la valutazione degli elaborati scritti. I test sono individuati dal Consiglio superiore della magistratura nel rispetto delle linee guida e degli standard internazionali di psicometria.

Il confronto con gli altri Paesi europei

Innanzitutto, il Consiglio ha proceduto a uno studio comparato tra i Paesi europei dal quale è emerso che alcuni Stati hanno introdotto un test psicologico iniziale sotto forma di test o colloquio con uno psicologo (Croazia, Lituania, Romania, Paesi Bassi, Ungheria, Belgio Lussemburgo, Repubblica Ceca e Portogallo); altri Paesi hanno previsto test solo in caso diavanzamenti di carriera o di nomina a posizioni dirigenziali (Germania, Finlandia Svezia e Norvegia); mentre in altri, analogamente all’Italia, (Spagna e Slovenia) si sta discutendo sull’introduzione di una valutazione psicologica nella fase di assunzione dei nuovi giudici.

Dallo svolgimento poi di 19 audizioni (quasi esclusivamente di professori universitari tranne due rappresentanti di Inca/Cgil) sono emersi due indirizzi fondamentali. Dove a essere preferite, e quindi a tracciare le coordinate del futuro modello, sono prove con lo scopo di valutare, nel candidato, le capacità cognitive specifiche necessarie per svolgere la professione di magistrato.

No ai test di personalità

Da escludere l’opportunità di ricorrere a test di personalità. Si tratta infatti di tipologie di test che «non risponderebbero alle esigenze espresse dal Legislatore, in quanto scarsamente predittivi (valutando aspetti molto dinamici e variabili nel tempo), oltre che soggetti a falsificazioni, poiché il candidato potrebbe rispondere alle domande in maniera diversa dalla realtà, alterandone i risultati».

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