Professioni

Magistrati, cambiano accesso e valutazione in carriera

Test psicoattitudinali per le future toghe dal 2026, specificati gli elementi da conferire al fascicolo del magistrato tenuto dal Csm. Riforma dei fuori ruolo solo tra due anni

di Giovanni Negri

3' di lettura

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Arriva al traguardo, tra polemiche che non sono destinate a cessare, la riforma dell’ordinamento giudiziario, mentre viene rinviata al 2026 quella dei fuori ruolo. La stessa deadline viene fissata per i test attitudinali. E se indubbiamente il dato di cronaca è rappresentato dalla decisione del Governo di accogliere la richiesta parlamentare per l’introduzione di testi psicoattitudinali per i futuri magistrati, quello di sistema porta a considerare il provvedimento di ieri come conclusivo di un intervento più complesso. Dove a monte c’è la legge delega della passata legislatura e il suo primo segmento applicativo subito operativo, che ha permesso, tra l’altro, di votare l’attuale Csm secondo le nuove regole e di introdurre, tanto per restare alla stretta attualità, regole ancora più stringenti sul passaggio di funzioni tra giudici e pubblici ministeri e viceversa.

Intanto, nel decreto legislativo che ora dovrà essere pubblicato in Gazzetta, trovano posto misure che disciplinano nuove modalità di accesso in magistratura (tra l’altro i tentativi per i candidati passano da tre a quattro); è in questo contesto che sono stati introdotti i test attitudinali, secondo un quadro attuativo che li colloca nel quadro delle prove orali di concorso, e che vedrà in campo sia il ministero della Giustizia sia il Csm.

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Affidato ad un orale il colloquio psico attitudinale. E sul modello delle prove di polizia, chi ha superato lo scritto prima dell’orale riceverà dei test individuati dal Csm. Alla Commissione esaminatrice il compito di formulare il giudizio finale.

Un impianto già bollato come incostituzionale sia dall’Anm, sia dalla componente togata del Consiglio superiore.

Centrale resta nella riforma il nuovo sistema di valutazione di professionalità delle toghe. Ferma la cadenza quadriennale, la riforma punta a rendere meno burocratiche le verifiche. Così si è drasticamente rivista la fisionomia del fascicolo del magistrato: tenuto dal csm è destinato a raccogliere tutti gli elementi potenzialmente rilevanti per una pluralità di utilizzi: dalla valutazione di professionalità all’attribuzione di incarichi direttivi.

Finora si raccoglieva ogni 4 anni la documentazione utile per la valutazione del magistrato; ora il fascicolo dovrà essere alimentato costantemente (anche se è stato escluso perché ingestibile l’inserimento della totalità dei provvedimenti ascrivibili al singolo magistrato, si procederà a campione con possibilità di integrazioni “mirate”) e si specifica cosa deve necessariamente essere contenuto, ampliando le fonti di conoscenza ad ogni elemento suscettibile di interesse per la valutazione.

Rispetto al passato, peseranno di più le «gravi anomalie» sull’esito delle decisioni assunte nelle successive fasi e gradi del procedimento e del giudizio, con riferimento quindi al respingimento delle richieste formulate dal pubblico ministero o alla riforma dei provvedimenti del giudice che siano dovuti a motivi particolarmente gravi o che siano particolarmente numerosi.

Si è introdotta, in caso di valutazione positiva, l’espressione di un giudizio più articolato solo sulla capacità organizzativa del magistrato (le voci di valutazione di un magistrato sono più numerose: indipendenza, imparzialità, produttività, laboriosità) secondo una scala di giudizio, da discreto a ottimo.

In caso di valutazione non positiva o negativa, sono state ridotte le ipotesi di dispensa dal servizio, prevedendo penalizzazioni economiche e di carriera. Attualmente dopo una valutazione negativa (assai rara), per non essere escluso dalla magistratura occorreva per il magistrato avere obbligatoriamente una valutazione positiva. Con la riforma, potrà esserci un esito non positivo (che è diversa da negativa): in questo caso il magistrato rimane in magistratura, è rivalutato dopo un anno e perde aumento di stipendio e progressione di carriera.

L’entrata in vigore del decreto sui fuori ruolo, che prevede una riduzione del numero (molto esigua secondo i critici) e del periodo di permanenza extra funzioni, 7 anni, è stata invece rinviata al 2026, per evitare di sguarnire uffici cruciali per organi costituzionali e amministrazioni pubbliche in una fase di stress Pnrr.

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