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Streaming, in Italia mercato verso la maturità e per ogni famiglia 2,3 abbonamenti

I dati Sensemakers e gli interrogativi successivi allo sbarco in Italia dell’ultimo arrivato: Hbo Max

di Andrea Biondi

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L’arrivo di Hbo Max in Italia non è un debutto qualunque, ma un tassello che si inserisce in una fase di evidente maturità del mercato dello streaming. Un mercato che cresce ancora, ma senza più l’euforia degli inizi. Non a caso, nelle analisi che circolano tra operatori e investitori, l’ingresso del servizio viene già letto come parte di un processo più ampio di consolidamento: Hbo Max è indicato come nuovo competitor destinato tuttavia ad essere acquisito nell’arco di pochi mesi da Netflix o Paramount Skydance in base a come si concluderà lo scontro per il controllo di Warner Bros Discovery in corso negli Stati Uniti.

Competizione sostenibile?

La questione di fondo è ormai chiara e riguarda la sostenibilità dell’offerta: c’è spazio sul nostro mercato per così tanti operatori? I dati raccolti da Sensemakers suggeriscono che lo spazio esiste, ma non si allarga. «Dalle nostre ricerche e anche da alcune evidenze dei dati Auditel emerge la fotografia di una fase di saturazione degli abbonamenti ai servizi di streaming a pagamento», spiega il ceo Fabrizio Angelini. «Le operazioni di riduzione del prezzo con l’introduzione di formule supportate dalla pubblicità e quelle di contrasto al fenomeno di condivisione delle password hanno già espresso il loro maggiore potenziale. La crescita continuerà a ritmi più contenuti in futuro dove i fenomeni di sostituzione delle offerte alla ricerca di economie di costo e churn rate tra gli operatori diventeranno sempre più forti».

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Una spesa fra i 25 e i 27 euro

Il quadro è quello di un mercato che ha smesso di correre e ha iniziato a scegliere. «Attualmente la metà delle famiglie italiane e l’80% di quelle con accesso a connessioni broadband hanno sottoscritto almeno un servizio a pagamento degli streamer». Ma il vero punto di equilibrio è un altro: «Il numero di servizi di streaming a pagamento che le famiglie sono mediamente disposte a pagare è di 2,3, dato ormai stabile da anni così come la propensione massima di spesa che oscilla tra i 25 e i 27 euro mensili».

Due virgola tre abbonamenti: uno stabile e uno variabile. È su quel decimale che si consuma la competizione. Auditel, che dal 2022 rileva anche il cosiddetto “traffico non riconosciuto” – dove rientra parte del consumo streaming – segnala che nel 2025 la reach nel giorno medio è scesa dello 0,8%, mentre in prima serata l’aumento si è fermato allo 0,6%. Il tempo davanti allo schermo non cresce: cambia proprietario.

In questo contesto, l’arrivo di Hbo Max è meno una scommessa autonoma e più una pedina in un gioco più grande. La domanda, infatti, si sposta subito sulle integrazioni possibili: quali sono allora i potenziali benefici dell’integrazione dei servizi di streaming di Warner Bros Discovery da parte di Netflix o Paramount nel nostro Paese? Angelini guarda alla logica industriale: «In un mercato sempre più saturo dove il focus si sposterà progressivamente dalla conquista di nuovi clienti alla retention di quelli esistenti e all’aumento della loro capacità di spesa, l’operazione ha in effetti un grande valore strategico. A parte l’acquisizione dei diritti di proprietà intellettuale su moltissimi titoli “Hero”, l’ampiezza della library è il primo fattore di retention e di aumento dei livelli di ingaggio».

Hbo Max e Netflix

Un dato rende l’idea del peso specifico del marchio di casa Warner Bros Discovery: «Il consumo dei contenuti di Hbo attualmente presenti in Italia, nello scorso mese di settembre valeva il 15% del totale del tempo speso sulla piattaforma di Netflix». Se quei contenuti confluissero sotto un unico marchio, l’abbonamento diventerebbe «quasi irrinunciabile», lasciando agli altri operatori la contesa per l’unico posto rimasto nel paniere delle famiglie.

Le quote di mercato diffuse da Justwatch raccontano bene la pressione competitiva: in Italia Prime Video è al 25%, Netflix segue al 24%, Disney+ al 19%. Più indietro Apple TV+, Now di Sky, Infinity+, Paramount+, discovery+ e Mubi. È una classifica fluida, dove pochi punti percentuali possono fare la differenza e dove la forza della library conta quanto - se non più - delle nuove uscite.

La forza della Tv lineare in Italia

Resta però una specificità italiana con cui il mondo dello streaming deve necessariamente fare i conti. «La Tv lineare continua ad essere molto forte», ricorda Angelini. Anche un rafforzamento dell’offerta di serie e film non basterebbe, da solo, a cambiare radicalmente i comportamenti di consumo: sport, eventi e intrattenimento restano saldamente presidiati dal palinsesto tradizionale. Un vero cambio di passo per le piattaforme passerebbe da lì, con investimenti e rischi molto più elevati.

Nel frattempo, il pubblico pratica una fedeltà sempre più elastica. «Già oggi il 74% degli spettatori di Amazon Prime Video e l’84% di quelli Disney guardano anche contenuti su Netflix». È la fotografia di uno streaming normalizzato, dove non si tifa più per una piattaforma, ma si compone un equilibrio mese per mese. In questo scenario, Hbo Max entra con le stigmate del “predestinato”: non tanto come nuovo inizio, quanto come possibile acceleratore di un processo di concentrazione che appare sempre meno rinviabile.

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