Alimentare

Stop import di carne dal Brasile: allarme costi e forniture per la bresaola

I produttori temono un crollo delle forniture di materia prima del 25% con conseguente aumento dei costi. Riavviare il confronto Ue-Brasile alla ricerca di una soluzione

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Grande preoccupazione nella filiera della Bresaola della Valtellina per lo stop imposto dalla Commissione Ue alle importazioni di carne dal Brasile. Il blocco dell’import scatterà domani 3 settembre per effetto della mancata certificazione di filiera da parte degli operatori brasiliani di non aver utilizzato nell’allevamento dei bovini un antimicrobico vietato in Europa.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Assica: manca un sistema di certificazione della filiera brasiliana

«Chiariamo subito – spiega il direttore dell’Assica, l’associazione degli industriali dei salumi, Davide Calderone – che qui non c’è un rischio sanitario per il consumatore. Il punto è che il Brasile, anche per effetto dell’accordo tra Ue e Mercosur si sarebbe dovuto dotare di questo sistema di certificazione per escludere l’utilizzo dell’antimicrobico e al momento ancora non l’ha fatto. Lo hanno fatto invece i produttori di Argentina, Paraguay e Uruguay, gli altri paesi firmatari dell’intesa Ue-Mercosur e dai quali stiamo cercando di incrementare le nostre importazioni».

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Chiarito che non sono in discussione potenziali rischi per la salute restano però sul tavolo le problematiche economiche, soprattutto per un prodotto d’eccellenza del made in Italy alimentare, come la Bresaola della Valtellina Igp che dipende dalla materia prima straniera e in particolare brasiliana.

La Bresaola in maggioranza è prodotta con carne brasiliana

«La nostra Bresaola – spiega il presidente del Consorzio della Bresaola della Valtellina Igp, Mario Moro – è prodotta per l’82% con carne sudamericana che al 60% proviene dal Brasile. Questo stop farà venir meno nell’immediato almeno il 25% della materia prima a noi necessaria. Ci aspettiamo inoltre un forte rialzo dei prezzi, visto che le quotazioni della carne per produrre la bresaola da giugno a oggi (da quanto cioè è stata annunciata la misura Ue) sono già aumentate del 15%. Stiamo cercando di correre ai ripari cercando di rafforzare gli acquisti da altri Paesi ma la disponibilità è limitata».

Le aziende hanno stock di materia prima solo per due o tre mesi

Le aziende, almeno da quando la misura è stata annunciata da Bruxelles, hanno provato anche a rafforzare i propri stock di materia prima. «Al momento – ha aggiunto Moro – possiamo ipotizzare che gli stock possano sostenere due massimo tre mesi di produzione. E dopo?».
Il problema secondo il Consorzio è che la soluzione di questa impasse non sarà semplice.

Riavviare il confronto Ue-Brasile alla ricerca di una soluzione

«Speriamo riprendano presto i confronti tra Ue e Brasile – prosegue il presidente Moro – e, soprattutto, che i produttori brasiliani si impegnino in tempi rapidi per dotarsi del sistema di certificazione richiesto dall’Europa. Le loro difficoltà a farlo sono legate alla complessità di applicare i sistemi di tracciabilità Ue a pascoli estensivi come quelli sudamericani. Tuttavia, è anche loro interesse farlo per tornare ad esportare. Speriamo si attivino presto».

Una filiera che vale al consumo 502 milioni di euro

Il Consorzio della Bresaola della Valtellina Igp associa 13 aziende che nel 2025 hanno realizzato 11.900 tonnellate di prodotto per un valore al consumo di circa 502 milioni di euro. Che uniti ai 1.500 addetti nel distretto fanno capire la grande importanza che la Bresaola riveste per un territorio come quello della provincia di Sondrio.

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