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Titoli di Stato sotto tiro
Non si arresta l’ondata di vendite sul segmento dei governativi. Perché? Ne parliamo con Andrea Campisi, senior investment manager di Pictet AM
Ascoltalo oradi Sissi Bellomo
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L’embargo al carbone russo è un passo coraggioso, che l’Europa rischia di pagare a caro prezzo. Di certo le nostre bollette non diventeranno più leggere. E almeno nell’immediato non ci saranno vantaggi per l’ambiente.
Purtroppo non possiamo permetterci di accelerare il phase out del combustibile più sporco, anzi oggi riaccendiamo anche le centrali a carbone già destinate alla chiusura per far fronte alle carenze e ai rincari record del gas.
E nei prossimi mesi potremmo inquinare ancora di più se – come probabile – sostituiremo una parte delle forniture da Mosca con carbone di qualità inferiore: nel peggiore dei casi lignite, a basso potere calorifico e alte emissioni climalteranti, ma che produciamo “in casa” a basso costo con estrazioni a cielo aperto (soprattutto in Germania e Polonia).
L’energia entra per la prima volta nel raggio delle sanzioni Ue contro la Russia, con una misura che a Mosca dovrebbe costare 4 miliardi di euro (4,4 miliardi di dollari), stima Bruxelles: ben poco rispetto ai 62,7 miliardi di dollari che l’anno scorso ha incassato – da tutto il mondo, ma soprattutto dall’Europa – grazie al gas e ai 178,9 miliardi ricevuti in cambio di petrolio e derivati.
Ma per il Vecchio continente anche colpire soltanto il carbone è già un passo impegnativo, che complica ulteriormente lo scenario già difficile degli approvvigionamenti energetici.