Stock Italia punta a crescere nell’horeca grazie all’accordo con Beam Suntory
I brand del colosso mondiale nel settore degli spirits andranno a rafforzare la presenza della portfolio company nel canale on trade proprio alla vigilia della ripartenza post lockdown
di Maurizio Maestrelli
3' di lettura
3' di lettura
Volendo fare un paragone calcistico, è come se si fosse rinforzato l’attacco con l’acquisto di Messi e Ronaldo. Allo stesso tempo. Il portafoglio di Beam Suntory, colosso nippoamericano nel campo degli spirits e quarto gruppo al mondo nel comparto, è infatti di quelli “pesanti”. Si va ad esempio da uno dei single malt scozzesi più venduti e noti al mondo come Laphroaig al bourbon da milioni di casse come Jim Beam, al premium bourbon più bevuto nel mondo Maker's Mark, passando per il gin giapponese Roku e il cognac Courvoisier leader in Italia.
Il fatto dunque che la distribuzione nazionale di questa specie di “dream team” sia stata acquisita da Stock Italia mette decisamente nuova benzina nel serbatoio di un’azienda già nota per il celebre Stock 84, il Limoncè e la vodka Keglevich.
Portofolio company
«In realtà – è l’iniziale commento di Marco Alberizzi, da novembre 2019 amministratore delegato della società – miriamo a diventare una portfolio company orgogliosamente italiana per stile, qualità e tradizione, ma con una forte vocazione negli international spirits. Con l'acquisizione di Distillerie Franciacorta, nel giugno scorso, siamo diventati anche i leader a volume nelle grappe, allargando il nostro presidio al mondo della ristorazione e delle enoteche. E oggi la distribuzione dei brand Beam Suntory completa il nostro portfolio di international spirits e rafforza la nostra presenza soprattutto nel consumo fuori casa, nello specifico nei cocktail bar».
Con il canale occupato dai locali pubblici che pesa per il 40%, ma a livello internazionale la percentuale scende al 15%, la crisi da lockdown è stata avvertita meno nel quartier generale milanese di Stock.
«Diciamo che all'’nizio i consumi domestici hanno parzialmente compensato il fermo del fuori casa», spiega Alberizzi, «e se una Pasqua sottotono ha penalizzato gli acquisti legati al gifting e al consumo conviviale in casa, sono invece andate bene le vendite di brandy e di grappa legate più a una formula di consumo familistico e decisamente italiano».









