Innovazione

StMicroelectronics porta gli umanoidi nelle fabbriche dei chip

Piano per introdurre oltre un centinaio di robot negli stabilimenti, partendo da quelli all’estero, entro il 2027. Accordo di fornitura con l’italiana

di Nino Amadore

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Il primo è già stato visto all’opera a Malta: un robot umanoide impegnato nello stabilimento StMicroelectronics dedicato al packaging avanzato e ai test dei chip. Non una macchina da esposizione, non un prototipo da fiera tecnologica, ma un umanoide inserito in un processo produttivo reale.

È da qui che parte il nuovo piano di StM: introdurre robot umanoidi nelle fabbriche del gruppo per automatizzare le attività più dure, ripetitive e fisicamente gravose, liberando personale da mansioni a basso valore aggiunto e spostandolo verso compiti più qualificati.

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Il programma, secondo quanto emerge, prevede l’introduzione di oltre un centinaio di umanoidi entro la fine del 2027, distribuiti progressivamente nei siti del gruppo. La prima fase riguarderà gli stabilimenti non italiani, a partire da Malta, dove il primo robot è già operativo. Nei prossimi anni, però, la trasformazione potrà interessare anche gli stabilimenti italiani di StMicroelectronics, dentro una strategia più ampia di automazione, recupero di efficienza e riorganizzazione delle fabbriche mature.

«Il robot esegue operazioni che prima venivano svolte dagli esseri umani, ma lo abbiamo destinato soprattutto ad attività che gli operatori non facevano certo volentieri - dice Fabio Gualandris, presidente Quality, Manufacturing and Technology di StMicroelectronics -. Si tratta, in particolare, della pulizia di parti di macchine ancora calde, interventi che richiedono anche l’utilizzo di sostanze chimiche piuttosto pericolose. Questo comporta la necessità di indossare dispositivi di protezione pesanti e scomodi, per proteggersi dal calore e dai rischi legati alle sostanze utilizzate».

Dietro la scelta degli umanoidi c’è anche un lavoro di selezione industriale. StM ha studiato il mercato mondiale dei fornitori. Il primo tema emerso è stato quello della sicurezza: in una fabbrica di semiconduttori, un umanoide non è solo una macchina, ma un sistema con software, sensori, connessioni e potenziali accessi a processi sensibili. Per questo il gruppo si è mosso con cautela, valutando diversi fornitori anche asiatici prima di orientarsi su una start up italiana. «Non sono macchine da comandare a distanza, con un joystick. Quella è una tecnologia scenografica, per certi versi divertente, ma ha ancora bisogno di anni», è il ragionamento che accompagna la scelta industriale. Noi abbiamo imboccato un’altra strada: non robot pensati per fare impressione, ma soluzioni concentrate sulle applicazioni industriali.

Dentro questa strategia si inserisce l’accordo con Oversonic Robotics, società italiana che sviluppa i robot umanoidi cognitivi RoBee. L’intesa prevede la fornitura di robot personalizzati per processi produttivi e logistici negli stabilimenti StMicroelectronics. «Si tratta di un investimento importante, ma non parliamo di cifre fuori scala», dice ancora Gualandris. Ma i dati sono noti: un prototipo sviluppato completamente da zero può costare circa 140mila euro. Una volta industrializzato il processo, il costo può scendere sotto i 70-80mila euro per un robot industriale. Per i robot domestici, invece, il target futuro è intorno ai 40mila euro, anche se non siamo ancora a quel punto.

Questo robot è pensato per lavorare accanto agli operatori in ambienti industriali reali. La differenza rispetto a molti umanoidi dimostrativi è proprio questa: non una macchina telecomandata per fare scena, ma un sistema capace di muoversi dentro una fabbrica, riconoscere l’ambiente, leggere gli input, compiere operazioni ripetitive e interagire con macchinari esistenti. La strategia di StM, però, non si ferma all’uso interno dei robot.

Il gruppo gioca anche una seconda partita: diventare fornitore della nuova filiera mondiale della robotica umanoide e questa linea produttiva potrebbe essere strategica per Catania, Agrate e Castelletto in Italia. Gli umanoidi hanno bisogno di sensori, microcontrollori, sistemi di visione, motor driver, componenti di potenza, gestione dell’energia e soluzioni di intelligenza artificiale edge. «I siti italiani giocano un ruolo importante in termini di ricerca e sviluppo», conclude Gualandris.

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