Automotive

Stellantis annuncia oneri da 22,2 miliardi per revisione della strategia elettrica

Il gruppo italo-francese prevede una perdita netta tra 19 e 21 miliardi nel 2025, con miglioramenti attesi dal 2026 grazie a un nuovo piano industriale e focus sul cliente.

di Matteo Meneghello

aggiornato alle 16:25

Sede Stellantis Mirafiori (Torino) - foto archivio

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Le svalutazioni colpiscono anche Stellantis, che non passa indenne dal cambio in corsa delle strategie di motorizzazione (dal focus sull’elettrico a una strategia ad ampio raggio) e, come Ford e Gm nei mesi scorsi, si prepara a una maxi-correzione in bilancio.

Il gruppo italo-francese ha annunciato - in vista dei risultati dell’intero esercizio - oneri per circa 22,2 miliardi di euro nel 2025.

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È il costo (la possibilità di svalutazioni una tantum era stata segnalata già in occasione del terzo trimestre) del riposizionamento dell’azienda: la nuova strategia porta, infatti, alla cancellazione di modelli e programmi che non hanno prospettive di redditività.

L’obiettivo - spiega Stellantis, che presenterà agli investitori il suo nuovo piano industriale a maggio - è soddisfare le preferenze dei clienti e sostenere una crescita profittevole. I risultati finanziari preliminari per il secondo semestre 2025 evidenziano un miglioramento dei ricavi netti e del free cash flow industriale.

Stellantis frena Piazza Affari

A causa della perdita netta del 2025 (attesa tra 19 e 21 miliardi) non saranno distribuiti dividendi.

Il gruppo automobilistico europeo - che ha annunciato anche la cessione della quota del 49% in Nextstar Energy, impianto per la produzione di batterie per veicoli elettrici in Canada, a LG Energy - stima consegne consolidate nel quarto trimestre 2025 pari a 1,5 milioni di unità, in crescita del 9% su base annua.

A trainare la crescita è il Nord America, dove le consegne sono aumentate del 43%, in crescita anche Sud America, Medio Oriente e Africa, Cina e India e Asia-Pacifico. Ciò è stato parzialmente compensato - spiega l’azienda - da un calo nell’Europa allargata, (26mila in meno pari al -4% su base annua) per l’effetto combinato di un mercato dei veicoli commerciali leggeri in contrazione e di pressioni competitive.

«La reimpostazione che abbiamo annunciato - ha commentato il ceo Antonio Filosa - si inquadra nel percorso avviato nel 2025 per tornare a porre i clienti come punto di riferimento di ogni nostra decisione. Gli oneri riflettono in larga parte il costo derivante da una sovrastima del ritmo della transizione energetica, oltre che l’impatto delle criticità pregresse».

In questi mesi è mutato anche il contesto regolatorio, sia in Europa, con l’apertura alla possibilità di raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni nel territorio dell’Unione europea con elementi di maggiore progressività, ma soprattutto negli Stati Uniti, con la decisione dell’amministrazione Trump di eliminare, lo scorso 30 settembre, il credito d’imposta federale di 7.500 dollari per gli acquirenti, e ridurre gli standard Cafe sull’efficienza di carburante, azzerando alcune sanzioni legate agli sforamenti di questi standard.

È in questo contesto che si inseriscono le recenti decisioni di altri due big player (come Stellantis) del mercato Usa, come Gm e Ford.

La prima, Gm. ha annunciato all’inizio di ottobre altri 6 miliardi di oneri straordinari legati alla revisione della propria strategia (portando a 7,6 l’impatto complessivo, considerando altre correzioni precedenti), mentre la seconda, Ford. già in precedenza, aveva stimato in 19,5 miliardi la svalutazione, da spalmare però in più trimestri.

Tornando a Stellantis, nel secondo semestre i ricavi netti e il free cash flow industriale netto sono migliorati rispetto alla prima metà dell’anno, in linea con l’ultima guidance finanziaria dell’azienda.

I numeri del bilancio Stellantis

La società ha anche avviato le guidance 2026, con ricavi netti, margine Aoi e Ifcf attesi in miglioramento; in particolare, i ricavi netti sono attesi in rialzo mid-single digit, il margine Aoi è atteso in percentuale low-single digit (comprese spese per dazi netti per 1,6 miliardi di euro, contro gli 1,2 miliardi del 2025) e Ifcf in miglioramento anno su anno, per essere poi positivo nel 2027.

I risultati - spiega Stellantis in una nota - sono stati influenzati negativamente da voci specifiche, tra cui la variazione della stima per le garanzie contrattuali e altre voci, determinando un margine Aoi (adjusted operating income) per la seconda metà del 2025, inferiore rispetto all’intervallo a una sola cifra comunicato. In particolare, stando ai dati preliminari, i ricavi netti del secondo semestre sono attesi tra 78 e 80 miliardi di euro e l’Aoi tra -1,2 e -1,5 miliardi.

La perdita netta è attesa si colloca, come detto, tra 19 e 21 miliardi e un cash flow dalle attività operative tra -2,3 e -2,5 miliardi. Il free cash flow delle attività industriali è atteso tra -1,4 e -1,6 miliardi. Inoltre, il Cda di Stellantis ha autorizzato l’emissione di obbligazioni ibride perpetue subordinate non convertibili, fino a un importo massimo di 5 miliardi. «Queste misure contribuiranno a preservare una struttura patrimoniale e di liquidità robuste, mentre l’azienda è al lavoro per riportare il business a una generazione di free cash flow industriale positiva» spiega la società. La liquidità industriale disponibile chiude il 2025 a circa 46 miliardi di euro, corrispondenti a un rapporto del 30% sui ricavi netti dell’anno, ovvero il livello più elevato dell’intervallo target del 25–30% definito dall’azienda.

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