Visita di Stato

Stati Uniti, sale l’allerta per la visita di Carlo III. Londra: «Sarà protetto»

La visita di Stato del sovrano britannico negli Stati Uniti è segnata da preoccupazioni per la sicurezza, con coordinamenti tra Londra e Washington per garantire protezione e stabilità diplomatica

Re Carlo III d’Inghilterra APN

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Sale l’allarme sicurezza, come se non bastassero i “rischi politici” attribuiti alla missione, alla vigilia della delicata visita di Stato negli Usa di re Carlo III e della regina Camilla: attesi dal 27 al 30 Oltreoceano per un viaggio che potrebbe subire qualche modifica dell’ultimo minuto, alla luce del fallito attentato alla cena dei corrispondenti della Casa Bianca.

Partenza confermata

La partenza della coppia reale non è in discussione. Ma Buckingham Palace ha fatto sapere che colloqui sono in corso fra le due sponde dell’Atlantico per valutare eventuali ripercussioni organizzative nella pianificazione di parte del programma. Precisando inoltre come il sovrano sia stato «tenuto pienamente informato sugli sviluppi» della sparatoria di Washington e sia «molto sollevato del fatto che il presidente, la first lady e tutti gli ospiti sono rimasti illesi».

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Un sollievo che riecheggia quello del premier Keir Starmer e dei leader dei vari partiti del Regno Unito: unanimi nella condanna di «ogni forma di violenza politica», dal tribuno della destra di Reform Uk, Nigel Farage, amico personale di The Donald, fino al liberaldemocratico Ed Davey, inflessibilmente anti-trumpiano.

Restano dubbi sulla sicurezza

Il problema della tutela del monarca 77enne si colora tuttavia di ulteriori inquietudini, viste le immagini caotiche della risposta alla tentata incursione armata all’Hotel Washington Hilton dove si svolgeva la cena con il presidente. I reali saranno ricevuti alla Casa Bianca da Donald e Melania Trump per un primo benvenuto già poche ore dopo il loro arrivo. Il re poi terrà durante la visita un discorso a Capitol Hill, sede del Congresso.

I servizi di sicurezza di Londra garantiranno «una tutela appropriata in relazione al rischio», in coordinamento con i colleghi Usa, ha puntualizzato il ministro Darren Jones, braccio destro di Starmer, incalzato dalla Bbc.

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L’importanza della visita

La visita di Stato riveste d’altronde un valore particolarmente significativo: e non solo per i quasi 20 anni trascorsi da quella precedente della compianta regina Elisabetta II, datato 2007; o dai ben 35 passati da quella del 1991, coincisa per l’ultima volta con un discorso solenne di un sovrano di casa Windsor dinanzi al Congresso riunito, come Carlo tornerà a fare martedì 28.

Lo testimonia l’impegno con cui il governo laburista ha deciso di promuoverla, e poi di confermarla malgrado le polemiche o le richieste di rinvio seguite ai toni offensivi rivolti da Trump contro lo stesso Starmer e le istituzioni britanniche in risposta al mancato sostegno diretto di Londra nella guerra all’Iran. Quasi imponendola di fatto al re.

Per il primo ministro, la speranza è infatti che Carlo possa contribuire a limitare la portata dello strappo sulla tradizionale ’special relationship’ col grande alleato americano, facendo leva sul fascino che la monarchia esercita sul presidente-magnate: prodigo di elogi verso il primogenito di Elisabetta, esaltato come “un uomo fantastico”, a dispetto delle frecciate riservate invece al principe Harry, suo figlio cadetto, sbeffeggiato per aver sollecitato con parole fin troppo politicamente esplicite «la leadership americana a onorare» l’impegno di sostenere l’Ucraina in guerra con la Russia di Vladimir Putin durante un recente viaggio a Kiev.

L’esperienza diplomatica di Carlo III

Carlo III, dal canto suo, sa comunque di poter contare su un’esperienza diplomatica e cerimoniale pluridecennale. Oltre a essersi preparato con cura alla missione, anche per gestire l’imprevedibilità del carattere del tycoon e i potenziali imbarazzi temuti da più parti. Mentre da Downing Street si confida fra l’altro in un suo intervento discreto sul presidente per allontanare ogni ipotesi di rimessa in discussione dello spinoso dossier delle isole Falkland/Malvinas, in favore delle rivendicazioni dell’Argentina e a danno della sovranità britannica che Londra continua a considerare fuori questione: ipotesi appena riesumata dal Pentagono, fra le eventuali misure punitive allo studio a Washington contro i partner Nato ’colpevoli’ d’essersi defilati dal fronte iraniano.

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