Stati Uniti

Attentato a Trump: i dubbi sulla sicurezza e il “manifesto” dell’aggressore

L’attentatore, identificato in Cole Tomas Allen, avrebbe inviato un manifesto contro il presidente ai suoi familiari circa 10 minuti prima di aprire il fuoco, in cui si definiva un «assassino federale gentile» e ironizzava sulla «folle» mancanza di sicurezza all’evento

di Angelica Migliorisi

Il presidente Donald Trump gesticola mentre parla nella sala conferenze stampa James Brady alla Casa Bianca, dopo una sparatoria avvenuta all’esterno della sala da ballo durante la cena annuale dell’Associazione dei corrispondenti della Casa Bianca a Washington, sabato 25 aprile 2026, mentre il procuratore generale ad interim Todd Blanche e il direttore dell’FBI Kash Patel ascoltano. (AP Photo/Jose Luis Magana) Associated Press/ LaPresse

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Il movente, la pianificazione e gli obiettivi. Sono questi i principali nodi da sciogliere per gli agenti federali Usa all’indomani dell’attacco alla cena dei corrispondenti della Casa Bianca al Washington Hilton, lo stesso luogo dell’attentato a Ronald Reagan del 1981, compiuto da John Hinckley Jr. Il ministro della Giustizia ad interim Todd Blanche ha indicato il bersaglio nei membri dell’amministrazione di Donald Trump, «probabilmente anche il presidente», chiarendo però che si tratta di una valutazione preliminare basata su dispositivi elettronici e scritti analizzati dagli investigatori. Secondo quanto riferito dall’Associated Press, il sospettato è stato indicato da fonti di polizia come un 31enne proveniente dalla California, tale Cole Tomas Allen, che avrebbe viaggiato in treno fino a Washington passando per Chicago.

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Cole Tomas Allen, «l’assassino federale gentile»

Dai primi accertamenti emerge che l’attentatore sarebbe un ex studente del California Institute of Technology, dove avrebbe conseguito la laurea. Secondo quanto riferito da fonti della sicurezza, lavorerebbe attualmente part-time come insegnante e sviluppatore di videogiochi. L’uomo risulterebbe residente a Torrance, in California, nella zona costiera della South Bay, a ridosso di Los Angeles e affacciata sulla baia di Santa Monica.

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La ricostruzione conferma un’azione preparata nei giorni precedenti. Allen si sarebbe registrato come ospite nell’hotel dove si sarebbe dovuto tenere l’evento, circostanza che gli avrebbe consentito di avvicinarsi all’area del gala. Secondo AP e le dichiarazioni di Blanche, avrebbe acquistato le armi nel corso degli ultimi anni e poi tentato di entrare nella sala principale armato anche di coltelli. È stato bloccato mentre cercava di avanzare verso il ballroom, la Sala da Ballo, in una fase concitata in cui sono stati esplosi colpi di arma da fuoco. Un agente è stato colpito al giubbotto antiproiettile ed è in ripresa. «Ha fallito, le forze dell’ordine hanno fatto il loro lavoro», ha dichiarato Blanche.

Le testimonianze raccolte sul posto descrivono un momento inizialmente confuso. I primi rumori, secondo una testimonianza ottenuta dall’Adnkronos, sarebbero stati scambiati per incidenti banali, prima che la sequenza degli spari chiarisse la situazione. La sala, molto rumorosa, ha ritardato la percezione dell’attacco tra i presenti, mentre centinaia di persone si sono poi riparate sotto i tavoli.

Era la prima volta, da quando è presidente - incluso il primo mandato - che Trump partecipava all’evento. La cena è stata cancellata su richiesta delle autorità, ha riferito la presidente dell’associazione dei corrispondenti, Weijia Jiang, secondo la quale il tycoon avrebbe chiesto di «ripetere l’evento» entro 30 giorni: «voleva continuare», ma «ha dovuto seguire i protocolli di sicurezza».

Ai giornalisti Donald Trump ha detto che l’attentatore «non era neanche lontanamente vicino a sfondare le porte della sala» e che aveva «molte armi». Lo ha descritto come una «persona malata», un «lupo solitario».

«Ho studiato gli assassinii» e gli attentati contro le «persone che hanno l’impatto maggiore», ha aggiunto il presidente, citando Abraham Lincoln. «Mi dispiace dire di esserne onorato, ma ho fatto molto». Il presidente ha anche scherzato, affermando che se avesse saputo quanto fosse pericolosa la presidenza «forse non si sarebbe candidato». Su Truth ha poi affermato che quanto accaduto «è esattamente il motivo per cui le nostre grandi forze armate, il Secret Service, le forze dell’ordine e, per diverse ragioni, ogni presidente degli ultimi 150 anni, hanno insistito affinché venisse costruita una grande, sicura e protetta Sala da Ballo all’interno della Casa Bianca».

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Il New York Post, citando alcune fonti, riporta che l’aggressore avrebbe inviato un manifesto contro Trump ai suoi familiari circa 10 minuti prima di aprire il fuoco, in cui si definiva un «assassino federale gentile». «Porgere l’altra guancia serve quando si è oppressi in prima persona. Io non sono una persona violenta in un campo di detenzione. Non sono l’adolescente abusata dai molti criminali dell’amministrazione. Porgere l’altra guancia quando è qualcun altro a subire l’oppressione non è un comportamento cristiano, è complicità ai crimini dell’oppressore», si legge nel manifesto. E ancora: «Non sono più disposto a permettere a un pedofilo, stupratore e traditore di macchiarmi le mani con i suoi crimini».

La Casa Bianca ha dichiarato alla Cnn che i familiari di Allen, dopo aver ricevuto lo scritto, lo hanno inoltrato alla polizia pochi minuti prima del tentativo di attacco. Il fratello, in particolare, avrebbe informato il Dipartimento di Polizia di New London, nel Connecticut. Dipartimento che, al momento, non ha voluto rilasciare dichiarazioni specificando che fornirà un comunicato più tardi nel corso della giornata.

Allen dovrà rispondere di due accuse legate alle armi da fuoco, tra cui aggressione a un agente con arma pericolosa.

Il nodo sicurezza

Allen ha quindi ironizzato sulla «folle» mancanza di sicurezza all’evento, spiegando che agenti iraniani avrebbero potuto introdurre un arsenale ben più devastante. «Nessuno se ne sarebbe accorto. Quello che ho notato entrando nell’albergo è stato il senso di arroganza. La sicurezza era tutta all’esterno, concentrata sui manifestanti. A quanto pare nessuno ha pensato a cosa poteva succedere se qualcuno effettuava il check-in il giorno prima. Insomma, un livello di incompetenza folle che spero venga corretto per quando questo Paese avrà una leadership competente».

Secondo l’Adnkronos, in vista dell’evento all’esterno erano stati predisposti controlli stringenti con metal detector e isolamento dell’area, ma l’accesso dall’interno dell’hotel potrebbe aver rappresentato un punto vulnerabile. Un aspetto ora al centro delle verifiche operative da parte delle autorità federali.

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Le reazioni dei leader mondiali

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha espresso solidarietà sottolineando che la violenza politica «non ha posto nelle nostre democrazie». Il segretario generale della Nato Mark Rutte ha parlato di «attacco alle società libere e aperte», mentre il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha ribadito che le decisioni si prendono a maggioranza e non con le armi. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha richiamato il confronto democratico «con le idee» e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha condannato il fanatismo politico. Messaggi analoghi sono arrivati dalla presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola.

Il premier britannico Keir Starmer ha rinnovato in una telefonata diretta a Trump il suo «sollievo» per il fatto che il presidente americano e la first lady Melania siano usciti «sani e salvi» dalla sparatoria. Lo riferisce Downing Street, precisando che Starmer ha definito «scioccanti le immagini» del tentato agguato e ha augurato «una rapida guarigione» dell’agente del Secret Service rimasto ferito.

I due leader, alla vigilia della visita ufficiale in programma a partire da domani negli Usa da parte di re Carlo III (in veste di capo dello Stato britannico) e della regina Camilla, hanno inoltre parlato della situazione in «Medio Oriente, sullo sfondo del cessate il fuoco seguito alla guerra fra Usa e Israele da un lato e Iran dall’altro, ribadendo «la necessità urgente della ripresa dei transiti attraverso lo Stretto di Hormuz» alla luce delle «gravi conseguenze» che le restrizioni alla navigazione commerciale causano «all’economia globale e al costo della vita per la popolazione del Regno Unito» e del resto del mondo.

Interpellato da Fox News sulla possibilità che i piani sull’arrivo dei reali inglesi fossero cambiati alla luce della sparatoria di ieri sera, il presidente ha risposto: «Ci sono molti piccoli punti in ballo. Carlo III verrà, è un grande uomo e non vedo l’ora di incontrarlo». Secondo la Bbc, le misure di sicurezza saranno rafforzate. Presumibilmente, questo significherà riorganizzare i momenti in cui Carlo e Camilla saranno visibili al pubblico.

Trump: «Melania sta bene e anche io, è stata serata molto triste»

«Lei (Melania Trump, la first lady, ndr.) sta benissimo. Io sto bene. Ed è stata una serata molto triste sotto molti aspetti. Ed è stata anche una serata in cui molte persone si sono riunite», ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti in una intervista telefonica a Fox News. Per poi elogiare le forze dell’ordine e si servizi segreti: «E i servizi segreti e tutte le forze dell’ordine, secondo me, sono stati eccezionali, sapete? Si può sempre trovare il pelo nell’uovo su tutto il resto, ma loro sono stati eccezionali. Lo hanno fermato di colpo. E non c’erano giochetti, ve lo posso assicurare. Erano persone forti e integre che devono essere pagate».

È la terza volta dal 2024 in cui Donald Trump viene minacciato da un aggressore nelle sue vicinanze, incluso il tentato assassinio a Butler, in Pennsylvania, che lo ferì e causò la morte di un vigile del fuoco. Il direttore dell’Fbi Kash Patel ha riferito che gli investigatori stanno esaminando un’arma lunga e i bossoli recuperati sulla scena, oltre a interrogare i testimoni e invitando chiunque abbia informazioni a farsi avanti.

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