Verso le elezioni

Stati in bilico: poche migliaia di voti portano alla Casa Bianca

Dalla Pennsylvania all’Arizona, gli elettori dei sette Swing State saranno decisivi. Nei sondaggi Harris e Trump sono alla pari

Dal nostro inviato a New York Luca Veronese

Un tabellone elettorale ad Erie in Pennsylvania

4' di lettura

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Sette Stati decisivi per la Casa Bianca. Poche decine di migliaia di voti swing necessari a Kamala Harris o Donald Trump per diventare presidente. Negli Stati uniti, il vincitore delle elezioni del 5 novembre governerà un Paese di oltre 330 milioni di persone, ma la competizione sarà quasi certamente determinata dai risultati delle urne in una manciata di Stati.

Questo perché solo sette dei 50 Stati sono considerati veramente in bilico quest’anno, mentre - secondo i sondaggi e anche considerando le elezioni recenti - nella gran parte degli Stati Uniti la partita potrebbe già essere definita in partenza. Tra questi sette battleground, veri campi di battaglia politica, la Pennsylvania è lo Stato con più abitanti e sarà da tenere d’occhio, in modo particolare, nella notte elettorale: «Se vinciamo in Pennsylvania possiamo farcela anche per la presidenza, ma se Kamala Harris viene sconfitta in Pennsylvania la sfida diventa davvero difficile, tutta in salita», spiega uno dei responsabili della campagna elettorale democratica.

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Soldi, spot e porta a porta: la sfida nei sette Stati contesi

A poco più di una settimana dal voto, tutti gli sforzi dei due candidati, la loro comunicazione, la loro spesa in spot pubblicitari e attività elettorali - dalle tv agli attivisti che passano di porta in porta - sono concentrati negli Stati che oscillano, che hanno mostrato in passato la tendenza a passare da una parte all’altra, e che nelle analisi dei flussi elettorali risultano indecisi, contendibili.

In Pennsylvania, Elon Musk, il boss di Tesla e SpaceX, il principale finanziatore di Trump, ha addirittura spostato il suo quartier generale. Nelle piazze indecise, dal Wisconsin alla Georgia, i democratici hanno chiamato in aiuto Barack Obama, con tutto il suo carisma. Ma anche cantanti e volti notissimi della televisione, come Bruce Springsteen e Oprah Winfrey. I due partiti hanno speso oltre la metà dei fondi raccolti - non meno di mezzo miliardo di dollari per i democratici, qualcosa di meno per i conservatori - negli Swing State.

Tutto si deciderà nei quattro Stati della sun belt, la linea del sole: Arizona, Georgia, Nevada e Carolina del Nord, dove i temi dell’immigrazione, che preme al confine sud con il Messico, sono forti quanto quelli legati ai diritti delle minoranze, soprattutto ispanica e afroamericana.

E nei tre Stati della rust belt, la cintura della ruggine che mette assieme Michigan, Pennsylvania e Wisconsin, dove la questione industriale si somma alle difficoltà economiche e sociali delle zone rurali depresse: è il tradizionale muro blu dei democratici, che ha mandato Joe Biden alla Casa Bianca quattro anni fa ma che ha girato le spalle a Hillary Clinton nel 2016.

Diritti delle donne e difficoltà dell’economia

Ma soprattutto nelle circoscrizioni più incerte, a guidare il voto degli americani potrebbero essere le due grandi questioni emerse da questa campagna. Da una parte l’economia interna, con l’inflazione considerata dalle famiglie il problema principale: temi sui quali Trump sembra aver più presa, soprattutto attaccando l’amministrazione democratica di Biden. Dall’altra i diritti delle donne e il diritto all’aborto: elementi portanti dell’azione politica di Harris.

In due dei sette Stati indecisi - Michigan e Nevada - «l’attività economica ha registrato una contrazione nei tre mesi fino a settembre», spiega la Federal Reserve di Philadelphia.

Il sistema elettorale: quota 270

Ma come mai le elezioni non vengono decise dalla maggioranza dei voti popolari e contano invece i singoli Stati? Nel sistema elettorale americano il candidato vincitore in ogni Stato (e nel distretto della capitale, Washington) conquista tutti i cosiddetti voti elettorali di quello Stato, in gran parte definiti in proporzione alla popolazione.

Un candidato per essere eletto alla presidenza, con questo meccanismo indiretto, deve ottenere la maggioranza dei 538 voti elettorali del Paese, ovvero 270: è quindi possibile che un candidato non abbia la maggioranza nel voto nazionale complessivo ma diventi presidente, come è successo a Trump quando ha prevalso nel 2016.

I sondaggi, con leggere discrepanze, stanno evidenziando una situazione di sostanziale pareggio tra Harris e Trump per quanto riguarda il totale nazionale: la candidata democratica è in leggero vantaggio - 49% a 48% - sul leader dell destra nella media delle intenzioni di voto calcolata dal New York Times. E anche guardando ai singoli Stati, la contesa è serrata come mai era accaduto negli ultimi cinquant’anni, gli esperti indicano un divario che sta dentro al margine di errore statistico: e con divari intorno al punto percentuale ritengono impossibile fare previsioni sensate.

Verso la battaglia finale

Se tutti gli Stati non in bilico votassero come previsto, la vicepresidente Harris partirebbe con 226 cosiddetti voti elettorali già in tasca, mentre la dote di Trump arriverebbe a 219 voti elettorali. In gioco, al centro della sfida resterebbero dunque 93 grandi elettori, 19 dei quali sono assegnati in Pennsylvania. Poche decine di migliaia di voti possono dunque fare la differenza: nel 2020, per intenderci, uno spostamento di soli 43mila voti in tre Stati, meno di un terzo di punto percentuale nel totale nazionale, sarebbe stato sufficiente a Trump per sconfiggere Biden ed essere rieletto.

Harris e Trump si apprestano a concludere la loro campagna tra la Pennsylvania e gli altri sei Stati cruciali. We’re not going back, ripete la candidata democratica chiedendo agli americani di guardare avanti. Con noi l’America tornerà ad essere grande - Make America great again - promette l’ex presidente repubblicano. Parlano a Paesi diversi, a un’America divisa, nella quale il presidente verrà deciso da alcune decine di migliaia di cittadini, che voteranno probabilmente in Pennsylvania.

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