Testa a testa

Harris e Trump a caccia dei voti (decisivi) delle minoranze

I voti che faranno la differenza potrebbero essere quelli dei latinos, degli elettori con origini ispaniche, e anche degli afroamericani, negli Stati contesi dell’Ovest e in Pennsylvania o Wisconsin

dal nostro inviato a New York Luca Veronese

 Kamala Harris, candidata per i democratici, in campagna a Brookfield, nel Wisconsin

3' di lettura

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Poche decine di migliaia di voti decideranno chi sarà il prossimo presidente degli Stati Uniti. E i voti che faranno la differenza potrebbero essere quelli dei latinos, degli elettori con origini ispaniche: anche in Stati contesi dell’Ovest come Arizona e Nevada, anche nello Swing State più grande, la Pennsylvania. Mentre gli afroamericani potrebbero consegnare la vittoria alla democratica Kamala Harris o al repubblicano Donald Trump in uno Stato come il Wisconsin, potenzialmente determinante anche per la Casa Bianca.

Trump in campagna a Miami: insulti ed economia

Trump è stato accolto con calore, martedì 22 ottobre, dai grandi imprenditori latini a Doral, vicino a Miami. «Sono l’unico candidato che può riportare la prosperità in America», ha ripetuto l’ex presidente con un messaggio semplice e diretto che ha trovato grande risposta in una platea amica, da sempre spostata verso destra. Nel suo lungo discorso, parlando a braccio, ha più volte insultato Harris: «Non abbiamo bisogno - ha detto - di un’altra persona con quoziente intellettivo così limitato alla Casa Bianca». E ha rilanciato la propaganda, senza fondamento, contro i democratici che «hanno riempito il Paese di immigrati pericolosi e terroristi».

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Ma Trump ha anche chiamato a raccolta, dalla Florida, gli ispanici di tutto il Paese, puntando sui valori tradizionali della famiglia e ancora di più sugli aspetti economici: «Con me i vostri salari erano migliorati, avevate un lavoro migliore e potevate permettervi una buona casa, poi - ha dichiarato - l’amministrazione di Joe Biden, con l’inflazione elevata, ha distrutto tutto».

Sono più di 36 milioni i potenziali elettori latinos, pari al 15% del totale degli aventi diritto di voto. E la campagna repubblicana sta cercando di conquistare spazio in questa comunità che negli Stati Uniti è tradizionalmente più vicina ai democratici, ma è in rapida crescita e potrebbe cambiare orientamento, soprattutto nella sua parte più giovane.

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Tre proposte da Kamala Harris: apprendistato, posti pubblici e prestiti

L’appartenenza etnica si mescola, ovviamente, con le idee politiche, le questioni sociali, con le difficoltà economiche della gente. Da Washington, in una lunga intervista andata in onda su Telemundo, la vicepresidente Harris ha proposto un programma economico focalizzato sulle necessità della comunità latina. Tre le misure principali per «stare al fianco - ha detto Harris - di chi vuole lavorare e fare impresa»: sostegno all’apprendistato regolare per raddoppiare in quattro anni gli attuali contratti fino ad arrivare a 1,2 milioni di contratti; accesso più facile ad alcuni posti di lavoro pubblici, con l’eliminazione del requisito di laurea; prestiti agevolati per le piccole imprese. «Siamo molto fiduciosi, queste politiche possono avere un notevole impatto, come lo hanno avuto nei focus group che abbiamo analizzato», spiega Matt Barreto, un esperto di sondaggi della campagna di Harris. «Sono misure - aggiunge - che parlano in particolare agli uomini latinoamericani che desiderano avere successo e realizzare il sogno americano».

Harris in difficoltà nella comunità nera

In modo abbastanza sorprendente Kamala Harris - la prima donna di colore ad avere la possibilità di diventare presidente - sta avendo qualche difficoltà nella comunità afroamericana, abitualmente schierata in larghissima parte con i democratici: un’analisi della National Association for the Advancement of Colored People, un’organizzazione americana per i diritti civili, mostra che più di un quarto degli uomini afroamericani, con meno di 50 anni di età, ha oggi un’opinione favorevole al candidato repubblicano.

La comunità nera conta più di 34 milioni di elettori, circa il 14% degli americani con diritto di voto. E potrebbe essere decisiva per vincere nel Wisconsin, uno Stato in bilico che assieme a Michigan e Pennsylvania compone il “muro blu”, la barriera che ha permesso anche a Joe Biden di vincere contro Trump nel 2020. «I democratici stanno facendo grande attenzione al voto nero nel Wisconsin, hanno capito che non possono considerare i voti dei neri come acquisiti. Sanno che devono fare uno sforzo in più», sottolinea il sindaco di Milwaukee, Cavalier Johnson.

Trump sta facendo leva sulle difficoltà economiciche. Il tasso di disoccupazione dei neri nel Wisconsin ha raggiunto il 5,6%: quasi il doppio del tasso complessivo dello Stato. Mentre dopo anni di aumenti dei prezzi, l’inflazione, nonostante il dato nazionale complessivo sia sceso al 2%, resta un problema ben presente nelle famiglie: «La comunità nera di Milwaukee sta soffrendo», spiega Janiyah Thomas, direttrice dei Black Media per la campagna di Trump.

Barack Obama in campo: più affluenza per battere Trump

Nel Wisconsin è arrivato, sempre martedì 22 ottobre, Barack Obama, per dare una mano a Kamala Harris. Il suo obiettivo potrebbe anche essere solo migliorare l’affluenza: solo il 58% degli adulti ha votato nei quartieri a maggioranza nera di Milwaukee nel 2020, in calo di venti punti rispetto al 77% del 2012, quando lo stesso Obama era stato rieletto.

A due settimane dal 5 novembre, gli esperti hanno già definito queste come le elezioni più combattute degli ultimi cinquant’anni. Poche migliaia di voti - forse dei latinos, forse dei neri - faranno la differenza.

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