Asia e Oceania

Spedizioni illegali di rifiuti, l’Olaf lancia il gruppo di lavoro per contrastare il fenomeno

Il nuovo gruppo europeo mira a combattere il traffico illecito di rifiuti con un focus su tecnologie digitali e cooperazione transfrontaliera

di Davide Madeddu (Il Sole 24 Ore) e Sarah Rost (Voxeurop, Francia)

3' di lettura

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A poco più di due settimane dalla sua costituzione ufficiale, il nuovo Waste Shipment Enforcement Group (WSEG) si prepara a diventare un punto di riferimento europeo nella lotta al traffico illegale di rifiuti: un fronte compatto che coinvolge autorità ambientali, dogane, forze di polizia e procure, con l’obiettivo di rafforzare la cooperazione operativa e l’efficacia delle indagini transfrontaliere. La riunione inaugurale del gruppo, organizzata dall’Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF), si è tenuta il 22 e 23 maggio a Varsavia, riunendo circa 50 stakeholder da tutta l’Unione europea.

Sistemi informatici e ispezioni

Al centro dei lavori, le nuove tendenze nei flussi internazionali di traffico illecito e la conseguente necessità di intensificare controlli e strumenti di enforcement. Particolare attenzione è stata dedicata all’utilizzo di tecnologie digitali per la raccolta e condivisione di informazioni tra i partner coinvolti.

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Secondo Ernesto Bianchi, direttore delle entrate e delle operazioni internazionali, indagini e strategia dell’OLAF, «il gruppo di applicazione delle spedizioni di rifiuti è una piattaforma pratica per l’azione, il dialogo e la cooperazione. L’OLAF è orgogliosa di sostenere questo sforzo, contribuendo a trasformare l’intelligence condivisa in indagini concrete».

Il WSEG è stato istituito nell’ambito del regolamento recentemente adottato sulle spedizioni di rifiuti, che conferisce all’OLAF il mandato di supportare gli Stati membri nell’individuazione e investigazione delle spedizioni illegali, coordinando anche le azioni comuni con Paesi terzi. A sottolineare la centralità della lotta alla criminalità ambientale è stato anche il direttore generale dell’OLAF, Ville Itälä.

In 21 anni esportazioni cresciute del 72%

L’urgenza dell’intervento è confermata dai dati Eurostat: dal 2004 a oggi, le esportazioni di rifiuti dall’UE verso Paesi extra UE sono cresciute del 72%. Un incremento che ha spinto l’UE ad adottare, nel maggio 2024, un nuovo regolamento per rendere più rigorose le regole sull’export di rifiuti al di fuori dell’Unione.

«Il regolamento – si legge in un documento della Commissione europea – aumenterà la tracciabilità e faciliterà le spedizioni di rifiuti per il riciclaggio nell’UE e oltre. Sosterrà l’economia circolare e garantirà che i rifiuti esportati dall’UE siano trattati in modo sostenibile dal punto di vista ambientale».

Il regolamento è formalmente entrato in vigore il 20 maggio 2024, ma la maggior parte delle disposizioni si applicherà a partire dal 21 maggio 2026, mentre le norme sulle esportazioni entreranno pienamente in vigore dal 21 maggio 2027.

Tra le principali novità, l’introduzione di procedure digitalizzate per migliorare il monitoraggio delle spedizioni all’interno dell’UE. L’obiettivo è favorire la circolazione dei rifiuti destinati al riciclo e alla preparazione per il riutilizzo, pilastri della transizione dell’UE verso un’economia circolare e della sicurezza nell’approvvigionamento delle materie prime.

Il caso francese: traffici illeciti in entrambe le direzioni

In Francia alcuni casi significativi hanno messo in luce le vulnerabilità del sistema e le modalità operative dei trafficanti. Nel 2020, un’inchiesta condotta nei pressi di Lille ha rivelato l’esistenza di una rete criminale internazionale specializzata nella gestione illecita di rifiuti provenienti dal Belgio. Parte di questi rifiuti venivano smaltiti illegalmente in discariche autorizzate attraverso la falsificazione di documenti, mentre centinaia di tonnellate venivano semplicemente abbandonate in aree naturali, come accaduto per circa 800 tonnellate nella regione orientale della Francia. I responsabili sono stati poi identificati e condannati.

Più recentemente, tra settembre 2024 e aprile 2025, un caso analogo ha coinvolto una famiglia belga accusata di aver organizzato il trasporto illecito di circa 4.500 tonnellate di rifiuti oltre il confine, sempre nella zona di Lille. Il traffico avrebbe fruttato oltre un milione di euro e i rifiuti scaricati sarebbero sospettati di contenere sostanze pericolose come amianto e cromo.

Il fenomeno, tuttavia, non riguarda solo i flussi in entrata. La Francia stessa è stata coinvolta in spedizioni illegali verso Paesi terzi, come nel 2019, quando numerosi container partiti dalla Francia vennero intercettati in Malesia e rispediti indietro. Anche in quel caso, le autorità francesi hanno avviato un’indagine, che ha portato all’individuazione e alla sanzione dei responsabili.

Nonostante i controlli effettuati dalle dogane – che solo in Francia hanno portato all’intercettazione di oltre 62 mila tonnellate di rifiuti illegali – il traffico internazionale di rifiuti continua a rappresentare una sfida crescente. Secondo una comunicazione al Senato francese, le misure attuali non sembrano sufficienti, e si avverte la necessità di rafforzare ulteriormente le strategie di contrasto, proprio come si propone di fare il nuovo Waste Shipment Enforcement Group a livello europeo.

*Questo articolo rientra nel progetto di giornalismo collaborativo europeo “Pulse”

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