Spada: «Dalla Ue una svolta che eviti la de-industrializzazione»
Il richiamo di Spada a Bruxelles: meno vincoli per investire, un fondo comune per gestire la transizione, una politica industriale di lungo respiro. «Ma nessuno può essere sovrano da solo».
di Luca Orlando
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Nessun futuro senza Europa. Un futuro in salita se l’Europa non cambia.
A partire dal claim, “Nel cuore dell’Europa”, è qui, nelle scelte di Bruxelles, nella politica industriale comunitaria, il centro del discorso di Alessandro Spada, presidente di Assolombarda, tesi esposte ai soci della prima territoriale di Confindustria riuniti per l’assemblea annuale.
Tenuta all’ex Innocenti di via Rubattino a Milano, luogo simbolo della manifattura degli anni ruggenti (qui si realizzavano Lambretta e Mini) , impianto da migliaia di addetti caduto nell’oblio e ora trasformato in centro di ricerca da Camozzi, metafora di rinascita industriale che affianca il sapere aziendale alla ricerca, con la presenza dei laboratori del Politecnico di Milano e dell’Istituto Italiano di Tecnologia.
Sintesi, questa, di un sistema d’impresa vivo e vitale - spiega Spada ai 1800 imprenditori in platea - forte di migliaia di campioni in grado di operare con successo nel mondo, vincenti grazie a qualità, innovazione e flessibilità. Capaci di produrre dalla sola Lombardia 163 miliardi di export e un monte salari da 24 miliardi, superiore a quello di paesi come Svezia, Belgio o Danimarca.
«Questo territorio - scandisce Spada - ha la forza di uno Stato intero e la politica ha la responsabilità di esserne consapevole. Da qui passa il futuro, da qui si costruisce la politica industriale nazionale ed europea».









