Prima il record in Borsa, poi il debutto nel mercato obbligazionario con una raccolta da 25 miliardi di dollari. Ora, però, il primo test del mercato sul debito di SpaceX sta mostrando segnali meno incoraggianti. A pochi giorni dal collocamento, le obbligazioni emesse dal gruppo spaziale guidato da Elon Musk stanno già perdendo valore sul mercato secondario, con un allargamento degli spread che gli operatori definiscono insolitamente rapido per un’emissione di queste dimensioni.
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Secondo quanto riporta Bloomberg, i bond con scadenza 2056 vengono scambiati fino a 28 punti base sopra il livello fissato al collocamento. In parole più semplici: il mercato richiede un rendimento maggiore per detenere quei titoli. E questo è un segnale di una percezione del rischio leggermente aumentata rispetto a pochi giorni fa. Le perdite teoriche per gli investitori, calcolate rispetto ai Treasury statunitensi, ammontano già a circa 305 milioni di dollari.
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Il movimento appare anomalo soprattutto se confrontato con altre recenti maxi-emissioni del settore tecnologico. I bond di Nvidia collocati questo mese, ad esempio, hanno registrato un allargamento degli spread di circa 8 punti base. E quelli di Alphabet emessi a febbraio si sono addirittura rafforzati nelle settimane successive. Nel caso di SpaceX, invece, il peggioramento è stato molto più marcato, in particolare sulle scadenze più lunghe.
Ma cosa significa tutto questo? Una possibile spiegazione potrebbe arrivare dalla composizione degli investitori. Diversi operatori, infatti, ritengono che una parte significativa della domanda sia arrivata da fondi speculativi interessati a rivendere rapidamente i titoli dopo il collocamento, piuttosto che da investitori istituzionali orientati a mantenerli in portafoglio fino alla scadenza. L’aumento delle vendite sul mercato secondario avrebbe quindi esercitato una pressione immediata sui prezzi.
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A questo si aggiunge il profilo particolare della società. Nonostante abbia ottenuto un rating investment grade, il gigante di Musk continua a presentare caratteristiche poco comuni per un emittente con tale giudizio: gli analisti prevedono ancora anni di flussi di cassa negativi e le principali agenzie di rating indicano la forte dipendenza dalla figura di Elon Musk come uno degli elementi di rischio più rilevanti.
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In tutto questo, va ricordato che il mercato non ha ancora capito come valutare un’azienda che combina una capitalizzazione enorme con un modello finanziario ancora in fase di sviluppo, con gli analisti molto divisi sul target di prezzo.
Va detto, però, che il contesto di mercato non ha aiutato. Nelle ultime sedute i titoli tecnologici hanno subito pesanti vendite, penalizzati sia dalla debolezza del comparto dei semiconduttori sia dalle indiscrezioni secondo cui OpenAI potrebbe rinviare il proprio progetto di quotazione al 2027. Contemporaneamente, alcuni importanti hedge fund cinesi hanno definito insostenibile l’attuale entusiasmo dei mercati per l’intelligenza artificiale, contribuendo a raffreddare il sentiment degli investitori.
Un mix di situazioni, dunque, che non ha giovato alla salute in Borsa di Wall Street, dove rimane il prezzo delle azioni rimane al di sopra del prezzo dell’IPO.
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