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Big Tech
SpaceX apre al debito per l’AI, ma sul mercato arriva una tempesta di vendite
Il titolo perde oltre il 10% mentre il gruppo avvia il collocamento della sua prima obbligazione investment grade - Terza seduta di ribasso: in fumo oltre 500 miliardi
SpaceX perde quota a Wall Street. Nel giorno in cui il gruppo spaziale di Elon Musk prova ad aprire una nuova fase della sua storia finanziaria, il titolo cede oltre il 10%, confermando il raffreddamento dell’entusiasmo seguito alla maxi IPO da 75 miliardi di dollari. E’ la terza seduta consecutiva in forte ribasso con oltre 500 miliardi bruciati in Borsa rispetto ai massimi.
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Va detto che le azioni restano ancora ben sopra il prezzo di collocamento di 135 dollari, ma il messaggio del mercato sembra chiaro: dopo la corsa iniziale, gli investitori stanno iniziando a misurare il prezzo delle ambizioni di Elon Musk.
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Il movimento arriva mentre le banche hanno avviato il marketing per la prima emissione obbligazionaria investment grade della società. Bank of America, Citigroup, Goldman Sachs, JPMorgan e Morgan Stanley stanno organizzando le chiamate con gli investitori in vista di un bond, con scadenze comprese tra cinque e trent’anni.
L’operazione dovrebbe valere almeno 20 miliardi di dollari, secondo quanto riporta Bloomberg, e servirà soprattutto a rifinanziare un prestito ponte di dimensioni simili. Quel finanziamento rappresenta la parte principale dei 29,1 miliardi di dollari di debito a lungo termine indicati dalla società. Società che, intanto, ha comunicato di avere circa 100,8 miliardi di dollari di liquidità ed equivalenti al 19 giugno.
La strada dei bond, sembra un passaggio obbligato per le ambizioni di Musk.
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Il mercato obbligazionario, almeno sulla carta, offre le condizioni per finanziare la crescita di un’azienda che per natura sembra obbligata agli investimenti. Il gruppo ha ricevuto rating investment grade da tutte e tre le principali agenzie. Moody’s le ha assegnato Baa1, Fitch BBB+ e S&P BBB. E questo è un passaggio importante perché permette a SpaceX di presentarsi agli investitori del credito con una credibilità diversa a quella di una start-up spaziale ad alto rischio.
Dietro questa svolta c’è soprattutto l’intelligenza artificiale, vera ossessione di Musk. Dopo l’IPO, il racconto industriale si è spostato sempre di più sull’infrastruttura AI: data center, potenza di calcolo, energia, contratti con grandi clienti tecnologici. Secondo Bloomberg, la società ha già accordi per circa 75 miliardi di dollari per fornire capacità di calcolo a Google e Anthropic.
Ma forse è proprio su questui numeri e su queste aspirazioni che l’entusiasmo iniziale sembra essersi incrinato. Finché il mercato ha comprato la storia dell’azienda di Musk come campione unico tra spazio, Starlink e AI, il titolo ha corso. Ora però gli investitori iniziano a guardare anche l’altra faccia della storia. E cioè alla la quantità di capitale necessaria per finanziare infrastrutture così grandi. E anche al rischio di esecuzione, i tempi di ritorno degli investimenti e la governance concentrata nelle mani di Musk.
Gli analisti di Oppenheimer stimano che SpaceX possa arrivare ad aggiungere oltre 400 miliardi di dollari di debito netto entro il 2031. Sarebbe una cifra enorme anche per gli standard delle grandi società tecnologiche americane. Il confronto più immediato è con Oracle, già finita sotto osservazione per il forte aumento dell’indebitamento legato all’AI.
A distanza di qualche giorno dalla conclusione del vertice, proviamo a fare un bilancio: chi esce rafforzato da Évian? Quali risultati concreti sono stati raggiunti? E soprattutto: in un mondo sempre più...