L’intervista

«Soluzioni innovative per alimentare il salvadanaio dei giovani»

Per Mario Pepe, presidente di Covip, serve investire in previdenza integrativa e in educazione previdenziale

di Margherita Ceci

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Presidente Mario Pepe, dal suo osservatorio ai vertici della Covip, ritiene che la previdenza integrativa possa davvero diventare accessibile per i giovani?

I fondi pensione sono una forma di investimento molto conveniente per coloro che hanno un reddito e che hanno, soprattutto, la possibilità di cogliere subito il vantaggio fiscale. Questo chiaramente taglia fuori in primis i giovani. E il paradosso è che l’investimento in un fondo pensione diventa tanto più grande quanto più è giovane l’età in cui si accende questo fondo pensione. Ecco perché ho dato l’idea di aprire per tutti i nati un salvadanaio. Una sorta di “scrigno segreto”, chiamiamolo così, che possa accompagnarli nella vita.

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E basterà a sciogliere il nodo? 

Si tratta innanzitutto di una forma di educazione previdenziale. In Germania, da settembre, hanno aperto per tutti gli iscritti al primo anno della scuola elementare un salvadanaio alimentato con 10 euro al mese. È chiaro: 10 euro non sono nulla, ma è il messaggio culturale che conta. Parlare di previdenza ai giovani è difficile, sono impermeabili a qualsiasi discorso sul futuro. Ma se intercettiamo quella cultura del risparmio che ancora resiste nelle famiglie italiane, penso ai nonni che mettono di mese in mese qualcosa da parte per i nipoti, e offriamo ai ragazzi un contenitore da riempire e da usare già a 18 anni, ad esempio per gli studi o nei momenti difficili, allora cambia tutto. Penso anche alle donne vittime di violenza economica: un salvadanaio personale e inaccessibile può dare l’autonomia necessaria per allontanarsi da queste situazioni. È una forma di educazione previdenziale più incisiva delle parole.

E per chi comunque non riuscirà a versare?

Per i soggetti più poveri dobbiamo trovare dei meccanismi per i quali l’alimentazione del loro salvadanaio arrivi dal mercato, dai consumi, dal cashback… Stiamo vedendo molte banche attrezzarsi in questo senso. Il nostro è un appello a tutto quel mondo che guadagna intorno a questo settore, alla ricchezza del Paese e al mondo del lavoro. A partire dagli stessi fondi pensione, che guadagnano dalla gestione di questi risparmi e potrebbero per esempio erogare, alla nascita del primo figlio del loro iscritto, un bonus. Una tendenza che già vediamo nelle Casse dei professionisti.

A proposito: e le partite Iva? 

Lì serve una riforma sulla deducibilità. Oggi i contributi sono agganciati all’anno fiscale, ma nella libera professione i pagamenti arrivano anche molto dopo. Bisogna prevedere la portabilità dello sgravio negli anni successivi, così da non perdere il beneficio fiscale quando finalmente arrivano gli incassi.

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