Previdenza integrativa

La proposta di Pepe (Covip): per i giovani un bonus previdenziale alla nascita

Secondo pilastro, il presidente della Covip: potenziare gli organici anche per eventuali nuove competenze. Sì a un Arbitro delle controversie. «Sulle Casse utile una nostra vigilanza a 360 gradi»

di Marco Rogari

Mario Pepe, presidente della Covip (la Commissione di vigilanza sui fondi pensione)

3' di lettura

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«Un bonus previdenziale alla nascita» in formato salvadanaio, che guardi anche alla formazione dei giovani e non solo alla loro tutela pensionistica. La proposta arriva da Mario Pepe, il neopresidente della Covip (la Commissione di vigilanza sui fondi pensione), che si dice assolutamente pronto alla sfida del rafforzamento della previdenza complementare. Pepe respinge le critiche delle opposizioni sulla sua nomina e auspica «un potenziamento degli organici dell’Authority» anche in vista di un eventuale allargamento delle sue competenze. Il presidente della Covip sollecita poi un compito di vigilanza realmente a 360 gradi sulle Casse di previdenza, considera utile la nascita di «un Arbitro delle controversie in materia previdenziale» e afferma che andrebbe valutata con attenzione la proposta di attivare una garanzia pubblica per gli investimenti dei fondi pensione a supporto della crescita delle Pmi.

Presidente, lei si è insediato ad aprile. Qual è la sua idea di Covip per i prossimi anni?

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L’obiettivo è rafforzare l’istituzione. Nel corso degli anni il legislatore ha affidato a Covip nuovi compiti ma non sono stati potenziati gli organici dell’Authority. Io ho una pattuglia laboriosa di collaboratori che, nonostante il ridotto organico, riescono a far fronte agli impegni in calendario e a rispettare le scadenze. Il mio primo impegno sarà chiedere al governo più fondi: gli organici vanno rafforzati, e gli stipendi vanno allineati a quelli del personale delle altre Authority, perché io ritengo che la Covip debba crescere e anche allargare le sue competenze ad altri campi.

Ma in questo caso non servirebbe un’organizzazione diversa dell’Authority?

L’Authority ha due impegni importanti. Il primo è quello vigilare sui fondi pensione e su questo versante siamo autonomi e decidiamo noi. E, non a caso, i fondi vanno bene. Una mia idea è quella di creare una struttura di supporto che aiuti i piccoli fondi. Il secondo impegno di Covip è quello sulle Casse di previdenza, ma in questo caso il nostro ruolo è meno incisivo perché la vigilanza sulle Casse è frammentata e il controllo della Covip è limitato.

Lei pensa che per le Casse sia necessario un altro tipo di vigilanza?

Se anche per le Casse di previdenza venisse affidata a Covip una vigilanza a 360 gradi, noi riusciremmo a fare lo stesso positivo lavoro che stiamo facendo con i fondi pensione.

Per fondi e Casse resta il nodo delle controversie…

Dobbiamo aumentare la fiducia degli investitori e delle famiglie nella previdenza complementare. In quest’ottica, può essere valutata positivamente l’istituzione di un Arbitro delle controversie in materia previdenziale.

La sua nomina è stata al centro di critiche da parte delle opposizioni e non solo. Che cosa risponde?

Io vorrei semplicemente poter lavorare e realizzare una serie di obiettivi anche se alcuni mi hanno già condannato fin dall’inizio del mio mandato. Risponderei semplicemente con una favola di Fedro: “superior stabat lupus”.

Il ministro Giorgetti ha detto che rafforzare la previdenza complementare è una priorità. Qual è la strada da percorrere?

Dare più forza al cosiddetto secondo pilastro è sicuramente una priorità. Noi dobbiamo pensare a come sarà l’Italia tra 25 anni. L’Italia sarà diversa nei numeri e nella composizione delle famiglie. La transizione demografica interferirà anche sugli equilibri previdenziali. Per questo motivo sarebbe utile un bonus previdenziale alla nascita che può essere alimentato con contributi fiscalmente deducibili versati dai famigliari, anche non “stretti”, e che possa essere utilizzato al raggiungimento della maggiore età.

Una sorta di salvadanaio previdenziale?

Si tratterebbe di un salvadanaio previdenziale per due scopi: di tipo strettamente previdenziale e di tipo formativo, per un accrescimento culturale. Nel contesto di un nuovo “piano Marshall” per incentivare la natalità, si potrebbe inserire un bonus previdenziale alla nascita. Al raggiungimento dei 18 anni il bonus deve poter essere utilizzato anche per la formazione, ad esempio per pagarsi gli studi in un’università prestigiosa.

È favorevole a una nuova fase di silenzio-assenso per il Tfr?

Bisogna ricordare che soprattutto per le Pmi il Tfr si traduce in una grossa fetta della liquidità per andare avanti. Se togliamo il Tfr alle imprese, dobbiamo dare loro qualcos’altro. Ci sono diverse iniziative sul tavolo; c’è l’idea che, secondo me, è da approfondire di una garanzia pubblica per favorire gli investimenti dei fondi pensione nelle Pmi.

Rimane contenuta la quota di risorse destinate dai fondi pensione a investimenti sul fronte dell’economia domestica. Secondo lei, perché?

Oggi la quota delle risorse dei fondi pensione destinate all’economia reale è effettivamente bassa. Anzitutto dobbiamo fare un investimento a lungo termine per le Pmi. Bisogna studiare un meccanismo di garanzia. Ritengo molto interessante la proposta di attivare una garanzia pubblica per gli investimenti dei fondi pensione a supporto della crescita e della capitalizzazione di micro, piccole e medie imprese.

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